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Camerun. L’attivista: dopo la vittoria di Biya c’è il rischio guerra civile

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
9 de noviembre de 2025
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Camerun. L’attivista: dopo la vittoria di Biya c’è il rischio guerra civile
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«Lo spettro della guerra civile aleggia sul Camerun. Non solo gli anglofoni ma anche i francofoni soffrono l’oppressione da parte del governo guidato da Biya: è la dittatura più vecchia e brutale del mondo». Lo dichiara Shegall Njiongang De Tchouta, artista e attivista residente in Italia, protagonista dell’incontro organizzato da Amnesty International a Roma dal titolo ‘Camerun, tra oppressione e speranza di democrazia’. Occasione dell’evento, presso il locale Kifkif di via Macerata, la recente vittoria alle urne del presidente Paul Biya, entrato in carica nel 1982 e da allora riconfermato otto volte consecutive. Biya, 92 anni, è il capo di Stato più longevo d’Africa e al termine di questo mandato avrà compiuto 99 anni. «Anche stavolta Biya è riuscito a compiere frodi- prosegue l’attivista- e oggi ha giurato e si è insediato. C’è chi festeggia ma per noi è una giornata di lutto». De Tchouta denuncia infatti «i 36 manifestanti uccisi nelle proteste post-elettorali perché alla polizia è stato ordinato di sparare».

UCCISIONI AI CORTEI DOPO IL VOTO DI OTTOBRE

Amnesty International ha documentato uccisioni ai cortei seguiti al voto di ottobre. Le frodi secondo l’attivista hanno raggiunto anche l’Italia: «Il 12 ottobre l’Ambasciata del Camerun ha organizzato a Roma un seggio elettorale dove abbiamo assistito a gente legata al partito di governo che distribuiva banconote da 50 euro insieme alle schede di voto, per comprare gli elettori». Alla base della permanenza di Biya al potere ci sarebbe la questione anglofona: il conflitto tra la minoranza di lingua inglese e la maggioranza francofona, che detiene i posti di potere ed economici. Ma nelle regioni di lingua inglese, nell’ovest, De Tchouta ricorda: «Ci sono tutti i giacimenti di petrolio, interamente gestiti da società francofone. La gente ha iniziato a protestare, perché si sentivano cittadini di serie B». Ne è seguito un conflitto con centinaia di morti e migliaia di sfollati.

DE TCHOUTA: CHI CRITICA O DENUNCIA «RISCHIA ARRESTI E TORTURE»

«Ma oggi anche i francofoni vivono male sotto Biya» dice l’artista, e «temiamo si stia aprendo un gioco geopolitico: la Francia tradizionalmente sostenitrice di Biya, non si è ancora congratulata per la sua vittoria mentre gli Stati Uniti e Russia sì. Sembra che le potenze si stiano posizionando secondo una loro agenda». Ma chi critica o denuncia in Camerun, «come giornalisti e attivisti, rischia arresti e torture. Non c’è libertà di espressione. Eppure in Europa è ritenuto un Paese sicuro e non viene riconosciuto lo status di rifugiato a chi fugge». La giornalista e moderatrice dell’incontro Giulia Beatrice Filpi osserva: «Quando sappiamo che in Camerun Paul Biya – che ha fatto una sola apparizione in campagna elettorale – è riuscito a vincere, è evidente che qualcosa non va. Nel Paese l’età media è di 18 anni, otto camerunensi su dieci hanno conosciuto solo il governo di questo presidente mentre il 40% dei giovani è colpito da disoccupazione».

Alessandra Fabbretti

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