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Siamo vicini ad avere la prima malattia cronica da riscaldamento globale?

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
9 de noviembre de 2025
in Salud
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Siamo vicini ad avere la prima malattia cronica da riscaldamento globale?
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I negoziati della Conferenza delle Parti sul Clima (COP30) che si terranno a Belém (Brasile) dal 10 al 27 novembre non riguardano soltanto, genericamente, la salute del Pianeta. Toccano nel concreto anche la nostra, e in modi per certi versi inaspettati. Se infatti la diffusione di parassiti come le zanzare, favoriti da climi sempre più tropicali, non fa quasi più notizia, diverso è il discorso per quella che potrebbe essere la prima malattia cronica riconducibile alla crisi climatica. Quale? La malattia renale cronica, la progressiva perdita di funzionalità dei reni, che sarebbe in preoccupante aumento tra i giovani lavoratori esposti per lungo tempo a temperature estreme. Il tema è al centro di un articolo pubblicato su Undark, ed è reso ancora più attuale da un rapporto pubblicato sul Lancet il 7 novembre, che ha descritto la malattia renale cronica come nona principale causa di morte al mondo: a causa soprattutto della crescita e dell’invecchiamento della popolazione mondiale, i casi sono infatti passati da 378 milioni nel 1990 a 788 milioni nel 2023. La ricerca scientifica su come le temperature estreme influiscano sul corpo umano è ancora acerba, ma dagli inizi degli anni Duemila si è iniziato a notare un picco di malattie renali tra giovani altrimenti sani, senza patologie pregresse e con una caratteristica comune: quella di essere stati esposti, per motivi di lavoro, a temperature molto elevate per tutto il giorno e per molti anni. Braccianti agricoli, lavoratori dell’edilizia, giardinieri, operai impiegati nelle saline, nelle fornaci di mattoni e nelle cave di pietra, sono le nuove vittime sorprendenti della perdita di funzionalità cronica dei reni, che tradizionalmente riguarda persone con malattie pregresse come obesità, condizioni autoimmuni, diabete di tipo 2, pressione alta, e che da una ventina di anni sta diventando sempre più comune, per esempio, tra i lavoratori delle aree rurali nei Paesi a medio e basso reddito, o tra gli operai impegnati in cantieri all’aperto. La malattia renale cronica può avere diverse cause, ma le temperature troppo elevate, unite a lavori di fatica che fanno sudare tanto, sembrerebbero una di quelle più nuove e inesplorate. I reni sono organi particolarmente vulnerabili al caldo estremo, perché quando il corpo suda in modo copioso, essi filtrano meno sangue per conservare i liquidi e prevenire la disidratazione. Riducono temporaneamente la loro funzionalità, e se questo avviene in modo ripetuto nel tempo si può verificare un danno renale acuto. Reni compromessi sono una causa di morte di per sé e possono aumentare il rischio di problemi cardiaci e polmonari. La perdita completa della funzionalità renale rende necessario ricorrere alla dialisi (una terapia che sostituisce il compito dei reni, rimuovendo scorie e liquidi in eccesso) o a un trapianto di rene. Inizialmente priva di sintomi riconoscibili, la malattia renale cronica diagnosticata in fase avanzata può ridurre l’aspettativa di vita di una persona di 15-20 anni, compromettere il suo sistema immunitario e circolatorio, e aprire le porte alla depressione, a causa del drastico peggioramento della qualità di vita. Studi condotti negli USA mostrano che nelle giornate di caldo estremo gli utenti hanno il 30% di probabilità in più di dover ricorrere al pronto soccorso a causa di malattie renali. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, soffrirebbero di malattia renale cronica attribuibile allo stress da calore almeno 26,2 milioni di persone in tutto il mondo, anche se una grossa fetta di chi è affetto dalla condizione non sa di averla e non compare nelle statistiche. Eppure, le precauzioni sarebbero a portata di mano: idratazione frequente, pause al fresco e indumenti adatti per i lavoratori esposti al caldo cocente sono un buon punto di partenza. Un programma finalizzato ai lavoratori di fatica nei campi di canna da zucchero in America Centrale ha dimostrato che pause obbligatorie, tende ombreggiate in cui riposare e accesso ad acqua arricchita con elettroliti hanno ridotto le lesioni renali acute del 94%; gli stessi facili interventi hanno anche aumentato la produttività fino al 20%.

Elisabetta Intini

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