L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha ribadito la necessità di ampliare l’Unione di fronte ai mutamenti geopolitici e all’invasione russa dell’Ucraina. «L’allargamento è diventato una necessità evidente», ha dichiarato, precisando però che «non ci saranno scorciatoie», nemmeno per l’Ucraina: il processo resterà «equo, rigoroso e basato sul merito».
Kallas ha indicato come realistico l’obiettivo di accogliere nuovi Stati membri entro il 2030. Nella sua valutazione, la Commissione europea ha espresso un giudizio positivo per Albania, Moldavia, Montenegro e Ucraina; parzialmente favorevole per Serbia, Macedonia del Nord, Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Turchia; negativo invece per la Georgia, giudicata «non pronta» a un percorso di adesione «finché non cambieranno drasticamente le condizioni politiche».
Durante il vertice sull’allargamento organizzato da Euronews, i presidenti Zelensky e Sandu hanno accolto con favore il rapporto della Commissione, ma hanno chiesto un’accelerazione dei negoziati. Zelensky, parlando da Pokrovsk, vicino alla linea del fronte, ha legato il destino dell’Ucraina al progetto europeo: «I nostri soldati combattono non solo per le loro case, ma per il futuro dell’Ucraina nell’Unione Europea».
Il presidente ucraino ha difeso i progressi del suo Paese nelle riforme anticorruzione e ha chiesto che i negoziati di adesione «procedano al più presto». Ha poi rivelato di aver discusso della questione con Trump, che avrebbe espresso sostegno all’aspirazione europea di Kiev e promesso di intervenire sul veto ungherese.
Zelensky ha però escluso qualsiasi compromesso con Orbán: «Non faremo offerte speciali. L’Ungheria dovrebbe rispettare le regole dell’Unione, come facciamo noi». E ha concluso con un appello diretto a Budapest: «Siamo in guerra per la nostra sopravvivenza. Vorremmo che almeno non ci ostacolassero».
Mirna Casares


