In Argentina abbiamo rinvenuto il fossile di uno dei primi dinosauri, vissuto tra i 230 e i 225 milioni di anni fa: si tratta di un reperto eccezionale. Il Carnico è una delle sette età in cui è suddiviso il Triassico; durato da 237 a 227 milioni di anni fa, è il periodo nel quale sulla Terra comparvero i primi dinosauri. Capirete quindi che trovare un fossile che risale a quel tempo è sempre un evento da celebrare; immaginate poi se il fossile in questione è quasi completo, e perfettamente conservato. È quello che è successo a un team del CONICET, l’equivalente argentino del CNR, che ha rinvenuto, nel nordovest dell’Argentina, il fossile di uno dei dinosauri più antichi del mondo, vissuto tra i 230 e i 225 milioni di anni fa. Battezzato Huayracursor jaguensis, è stato descritto in uno studio pubblicato su Nature. Cominciamo dal nome: Huayracursor deriva dall’unione della parola Quechua huayra, che significa «vento», e da cursor, che in latino significa «corridore»; il nome specifico jaguensis, invece, è riferito al villaggio di Jagüé, dove il fossile è stato ritrovato. E che fossile! L’esemplare è quasi completo (mancano pezzi di cranio e qualche «dettaglio» nelle zampe, mentre la colonna vertebrale è intera), e le ossa sono state trovate nella loro posizione originale. Il fossile, peraltro, non è stata una scoperta isolata: il sito di Quebrada Santo Domingo ha «regalato» anche fossili di altri vertebrati vissuti durante il Carnico, e che sono considerati tipici della fauna di quel periodo. Ma perché Huayracursor jaguensis è così importante? La questione dell’età è ovviamente centrale: siamo di fronte a uno dei primissimi dinosauri, e studiarlo così nel dettaglio potrebbe permetterci tra l’altro di scoprire parecchie novità sulla loro evoluzione. C’è poi il fatto che, a differenza dei suoi contemporanei, Huayracursor aveva il collo più lungo – e in effetti tra i suoi discendenti si trovano anche alcuni dei più noti «giganti» con il collo da giraffa. Huayracursor era comunque più modesto dei suoi successori: era lungo due metri e pesava una ventina di chilogrammi, ed era quindi in una condizione «intermedia» tra i suoi contemporanei (rispetto ai quali aveva il collo più lungo) e i dinosauri venuti dopo di lui.
Gabriele Ferrari



