Giovanni Cardone
Fino al 9 Novembre 2025 si potrà ammirare Villa della Regina Torino la mostra dedicata a Paolo Gubinelli Non sono un poeta, amo incidere la mia parola che fa parte Rassegna Culturale QU.EEN mentre l’altra personale Suite per un girasole di Marco Cordero curate da Roberto Mastroianni. L’intero percorso della Rassegna culturale QU.EEN narrazioni d’arte e natura a Villa della Regina, pronta a riaccendere i riflettori su uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia di Torino. Un progetto ambizioso che riporta la villa al suo ruolo originario di centro vitale del pensiero umanistico della città. Dalla fondazione dell’Accademia dei Solinghi nel Seicento, voluta dal cardinale Maurizio, alla conversione in scuola dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari nel 1868, fino all’attuale identità museale, Villa della Regina ha attraversato i secoli come luogo di memoria, sapere e cultura, seguendo il ritmo della storia e della narrazione. QU.EEN raccoglie e rilancia questa eredità con un programma che unisce mostre, incontri, arte e scrittura, trasformando ogni angolo del complesso museale – dalle sale ai giardini – in un palcoscenico di emozioni e pensiero. Questa prima edizione, a cura di Roberto Mastroianni, Sara LylaMantica e Valeria Amalfitano, con il coordinamento scientifico di Filippo Masino, si concentra sul legame profondo tra carta e racconto. La carta, fragile e potente simbolo di memoria, diventa il filo conduttore di un viaggio affascinante che attraversa arte, natura, storia e letteratura. Un invito a riscoprire Villa della Regina non solo come patrimonio, ma anche come fucina creativa in dialogo continuo tra passato e presente. L’esposizione di Paolo Gubinelli, Non sono un poeta, amo incidere la mia parola, è un dialogo silenzioso tra luce, materia e parola che accompagna nell’universo lirico e sperimentale dell’artista. Un percorso che attraversa la molteplicità dei materiali da lui utilizzati, con un’attenzione speciale per la carta. Fulcro dell’esposizione è infatti la ricerca di un equilibrio tra immagine e parola, tra segno visivo e testo scritto, nel contesto d’eccezione di Villa della Regina. Le opere offrono uno sguardo ravvicinato su questa riflessione creativa: le Incisioni su carta piegata portano la luce in dialogo con la materia e con gli apparati decorativi della residenza i Graffi ad acquerello e colori in polvere evocano la fragile bellezza del luogo; i cartoncini circolari intendono ricordare i ventagli su stoffa o carta dipinti a mano che nel Settecento ornavano le pareti del cosiddetto Gabinetto delle Ventaglyne. Una sezione è dedicata alle opere che intrecciano il segno artistico con i versi di grandi poetesse, creando una sinergia profonda tra arti visive e scrittura. Accanto ai lavori su carta, trovano spazio anche rilievi in ceramica dipinta, in dialogo ideale con le preziose porcellane che un tempo arricchivano le collezioni storiche della villa. A completare il racconto, le voci autorevoli di importanti critici italiani – in particolare torinesi – come Giulio Carlo Argan, Mirella Bandini e Paolo Fossati, che con le loro riflessioni illuminano la poetica e il percorso creativo di Gubinelli. Come afferma Roberto Mastroianni nel suo testo critico dice : “Non sono un poeta, amo incidere la mia parola” è una mostra di Paolo Gubinelli, allestita all’interno dell’Appartamento della Regina, che propone una selezione delle opere dell’artista, al fine di ricostruire la poetica e la cifra espressiva che ne hanno fatto uno dei più importanti esponenti dell’astrattismo italiano del secondo Novecento. La ricerca di Gubinelli può essere ascritta a quella “Linea analitica dell’arte moderna” di cui parlava Filiberto Menna in un magistrale saggio del 1975e lo stesso artista, agli inizi della carriera, denotava in questa prospettiva la sua ricerca: “Il concetto di struttura-spazio-luce si muove nell’ambito di una ricerca razionale, analitica in cui tendo a ridurre sempre più i mezzi e i modi operativi in una rigorosa ed esigente meditazione” (Autopresentazione, 1977). Così evidente questa sua inclinazione verso l’arte analitica, astratta e minimalista che poteva essere sintetizzata da Lara Vinca Masini nel 1977come un enuclearsi “sull’idea” di “struttura-spazio-luce” posta non “sul piano della ricerca “concettuale”, ma nell’ambito della “progettualità”. Questa attitudine della pittura analitica si esprime in tutta la produzione, attraverso una sperimentazione sui materiali, in special modo la carta e la ceramica, una ricerca sul gesto, il colore e i linguaggi, al fine di portare avanti una “meditazione” e una speculazione che, operando dissoluzione delle grammatiche visive, punta alla comprensione della realtà, del visibile e dell’invisibile frutto di “una razionalità non deduttiva e logica, ma induttiva”, come fu ben espresso da Carlo Giulio Argan del 1991. La ricerca dell’artista non si limita, infatti, a un’indagine sulle forme e gli elementi primi della pittura, del gesto e del linguaggio artistico, ma si dirige verso un approfondimento della stessa struttura della realtà e dell’esistenza, ricercando nella dimensione spaziale e formale la chiave per accedere a modalità percettive utili a una meditazione sulla presenza dell’uomo nel mondo. I segni che interagiscono con il supporto e con la luce si presentano, quindi, come tracce, come sedimento, di una relazione che il circuito mente-occhio-mano intrattiene con il mondo visibile, tendando di spingersi verso la comprensione dell’invisibile. Il rapporto struttura-spazio-luce diventa, insomma, il portale per accedere a una meditazione sulla modalità con cui l’esistenza prende forma nel mondo in relazione a quello che Martin Heidegger definiva piano ontico, la dimensione oggettuale con cui gi esseri umani come “enti” si relazionano agli altri enti nel mondo, aprendo così a un’ indagine sulle possibilità del linguaggio di definire la nostra posizione ontologica ovvero l’apertura che permette di dare senso e significato alla realtà e alla nostra presenza nel mondo. Al di là dei termini, spesso ostici, usati dal filosofo tedesco padre dell’ermeneutica filosofica, l’indicazione che ricaviamo da Essere e tempo e che gli esseri umani non possano essere appiattiti alla loro dimensione oggettuale e alla relazione con le cose, ma si caratterizzano per un’apertura ontologica, che permettere l’emergere della realtà all’interno di un orizzonte linguistico, che dota le cose di significato, senso e valore solo all’interno di una progettualità esistenziale. La ricerca di Gubinelli si presenta, in questa prospettiva, come una meditazione su quelle forme linguistiche essenziali con cui gli esseri umani si rapportano allo spazio e al tempo, considerando i colori, i graffi, le pieghe come tracce di un’attività di interpretazione e progettualità elementare con cui si ha percezione del reale e si mette in forma il proprio mondo. Nel tardo pensiero di Heidegger, la ricerca della verità e del senso della realtà si configura come un’attività meditativa e rammemorativa, che mette in relazione il gesto, il linguaggio e la realtà con la dimensione poetica. È proprio la poesia la più alta forma di meditazione filosofica sul portato di verità e sulla dimensione esistenziale che accompagna la presenza degli umani nel mondo. Nel secondo Novecento, la filosofia tedesca ha enfatizzato il valore dello spazio rispetto al tempo, fondamentale e prioritario nell’impostazione heideggeriana, rispetto all’emersione dell’umano e alla sua messa in forma individuale e collettiva. Dobbiamo a Peter Sloterdijck aver compreso il valore fondamentale della spazialità per l’esistenza umana e come essa sia sempre posta in relazione a complessi processi di maneggio, che vedono nella mano la possibilità di mettere in forma simbolicamente e materialmente il mondo in base a progettualità individuali e collettive, culturali e biologiche. La ricerca analitica di Gubinelli si rapporta a questa dimensione semiotica ed esistenziale, in cui prende forma il mondo e l’umano, in cui il gesto si fa segno e linguaggio e in cui prendono forma le strutture elementari della relazione uomo-mondo. Si comprende allora appieno come il nesso spazio-struttura-luce, sia fondamentale per meditare sull’esistenza umana. La ricerca sull’analitica dei materiali e della pittura si presenta, dunque, come una deduzione dell’analitica dell’esistenza, aprendo a una riflessione sull’altrove, sull’invisibile che sempre si accompagna al visibile, e che dà senso e significato al mondo solo in quanto spazio che trascende l’immanenza del reale. La ricerca pittorica tende, pertanto, a diventare ricerca filosofica e poetica. Non è un caso che il pittore sia anche poeta. In quest’ottica pittura e poesia sono solo forme linguistiche di una stessa meditazione sul reale e sull’umano che mira alla ricerca degli elementi primi e strutturali della dimensione antropologica profonda. Ed è per questo motivo che diventa naturale per l’artista aprire un dialogo fecondo con i poeti e la poesia (Mario Luzi, Tonino Guerra, Andrea Zanzotto, Maria Luisa Spaziani, solo per citarne alcuni), diventando esso stessa poeta in grado di esprimere la sua ricerca esistenziale e filosofica, sia con le lettere, sia con i segni e i colori. La carta, le incisioni, le piegature, i colori e i graffi diventano così medium artistico e linguaggio con cui dare forma a opere, in cui la luce, il segno e lo spazio si esprimono attraverso incisioni, pieghe e cromie finalizzate a creare strutture geometriche, giochi di luce e trasparenze organizzate attorno al rapporto immagine e parola, dando vita, come ben espresso da Bruno Corà nel 2004, a “una spazialità sensibile, percepibile all’occhio attento e al tatto desideroso, quello suo e dei suoi estimatori”. In questo modo le sue opere diventano dispositivi poetici e comunicativi dalla forte densità emotiva e spirituale che viene sintetizzata in forme, cromie e gesti essenziali che si depositano sui materiali, incarnando una riflessione sull’arte e la realtà. Questa tensione permette a Gubinelli di non appiattirsi su un piano di fredda analitica, ma di articolare in modo minimale e iconico una riflessione meditativa sulla memoria e sulle tracce del passaggio e dell’interazione dell’umano con il reale, cercando di restituire con i segni e il colore una profondità ontologica ed esistenziale, a cui la percezione può accedere in modo solamente precario e intuitivo e a cui il linguaggio può solo alludere. Le opere in mostra ricostruiscono questo percorso, dialogando con le architetture e gli arredi della residenza sabauda nelle stanze dell’Appartamento della Regina attraverso un excursus sui temi principali della sua estesa produzione (le Incisioni, i Graffi, le opere su carta e cartoncino), che dialogano con la poesia e i poeti, mentre le ceramiche sono collocate in relazione alle collezioni originarie delle porcellane di Villa della Regina oggi non più presenti. Il racconto della poetica e dell’esperienza artistica di Paolo Gubinelli si dipana, nella mostra, attraverso le parole di alcuni tra i maggiori esponenti della critica italiana del secondo Novecento, tra i quali i torinesi Giulio Carlo Argan, Mirella Bandini e Paolo Fossati. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Paolo Gubinelli apro il mio saggio dicendo : Nel Guadare le opere di Paolo Gubinelli ho pensato subito a Giordano Bruno che nel suo scritto del 1591 De imaginum, signorum et idearum compositione , il Bruno affermava : che ogni Poeta può essere Pittore , e può essere anche Pittore e filosofo. Io credo che senza memoria non vi è passato e senza passato non vi è identità. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la società in cui vive, così come ogni popolo per sopravvivere alla modernità, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un’eco di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verità incontrovertibili acquisite più che dallo studio, dall’esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. Posso dire che la relazione tra le arti figurative è stata nel tempo oggetto di un infinito numero di speculazioni che hanno dato vita a teorie, considerazioni e assiomi diversi e contestualmente applicabili. Trattandosi poi di una questione trasversale a diversi ambiti disciplinari non deve stupire che sia stata interesse centrale per storici dell’arte, filosofi, estetologi, semiologi, letterati e artisti che, di volta in volta, hanno affrontato il problema in accordo ai propri fini teorici. Tutte le epoche si sono interrogate sul dialogo tra parola e immagini sia attraverso pratiche artistiche vere e proprie, spesso frutto di sinergie intermediali, sia attraverso risposte critiche alle stesse, che hanno fatto di questo dialogo un oggetto di studio sempre nuovo. Gubinelli cerca la verità, attraverso la forma indispensabile e dalla doppia valenza terrena e astrale. Oppure è alla ricerca di un modulo innovativo di sperimentazione e sintesi che fa parte di una sua identità interiore . Le suggestioni si dilatano in ricercate atmosfere, divenendo flebili respiri, tensioni verso l’immanenza, nella scintillante immediatezza della pura sperimentazione. Il colore si libera dalla forma, sublima verso realtà concrete donando allo spazio nuove e articolate visioni. Uno spazio di luce si dirama oltre i limiti conosciuti della forma trasformando ogni esperienza onirica in una catalogazione cosmica dell’animo. Strutturazioni coeve e sequenziali assemblano razionalmente ideogrammi, istanti luminosi, inediti linguaggi, intercalando piani, setti cromatici, frammenti tonali. Dalle opere di Gubinelli affiorano innumerevoli realtà parallele oltre le convenzioni del visibile e dell’agire, generando corrispondenze e analogie tra creazione e genesi. Sentimenti dell’animo si fanno luce e approdano verso arcani arcipelaghi prospettici attraverso flebili e illusorie sinuosità narrative. Si assiste, ad uno scontro epocale tra linearità del tratto e dinamicità fluttuante della composizione, ora rotante, ora integrata tra dogmatiche sovrapposizioni orizzontali e verticali. Il purismo si sovrappone ed è sostituito da spezzati ingranaggi di macchine sensoriali di una realtà sintetica, fluiscono nell’aria creando vortici dinamici di entità oniriche e vertigini ideali. La dimensione della materia si dirama nello spazio alternando realtà trascendenti a lampi di luce abbagliante e infinita. L’essenziale incontra l’effimero, eros e thanatos dell’immaginario, alla ricerca dell’inedita forma, esiziale paradigma di un’ancestrale solitudine, muta testimone di continue sperimentazioni, sinuosità tattili, simmetrie sussultorie. Perfezione ed essenzialità, germinali sequenze, sottesi intrecci, fluttuano liberi nelle lontane rimembranze segniche per divenire essenze di transiti e rivelazioni di idee organico primigenie. Segmenti iridescenti si sovrappongono, ordinati nello spazio, rimodellando atmosfere, entità fenomeniche di sapienti sussurri, variabili astrali di cristalline scansioni luminose, meditate modulazioni. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali, mitici destini, tensioni sacrali. Dopo l’approdo, ecco l’abbandono, ovvero il desiderio di nuovi orizzonti articolati da linee spezzate e filiformi che si incuneano in mirabili frammentazioni ideative, sintomo di smarrimento esistenziale e deciso allontanamento da una realtà ormai aliena. Come lame percettive, simboliche linearità complesse s’insinuano sul substrato trasfigurando le essenziali casualità tonali delle composizioni in analitiche volontà rappresentative. Vibratili strutture appaiono come affascinanti tensioni di cristallina innocenza espressiva sospese tra una fenomenologia evocativa e una sintetica esperienza visiva. Oltre il rapporto spazio- tempo Gubinelli medita sull’irrevocabilità del frammento, sulle tracce armoniche delle forme geometriche che reggono l’universo alla ricerca delle primordiali temporalità oggettive. Il frammento, lontano dal suo contesto naturalistico, estende la sua presenza tra sovrapposizioni e integrazioni di materia pittorica generando un affascinante intreccio ritmico. Per il “rivoluzionario” Gubinelli il tempo è come ibernato, purificato, trasfigurato da un’inedita linfa vitale. Il ritmo del continuo mutare del tempo genera cangianti armonie delle tonalità ma decreta un nuova visione creando, un modulo tra sperimentazione e innovazione del pensiero . La razionale schematizzazione geometrica non mira a ricomporre una visione dello spazio ma a definire nuove possibilità della superficie pittorica. La scomposizione e ricomposizione del substrato crea un reticolo continuo di nuove forme, proporzionali tra loro, tese a dilatarsi cercando sensoriali linee curve, inattese percezioni, distinte rivelazioni casualmente interrotte. Tracce di arcane funzioni della materia pittorica trovano un nuovo tempo, un’improvvisa neo oggettività. La realtà pittorica in Gubinelli è rappresentata per frammenti, integrazioni, assetti compositivi, alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell’esperienza collocata nell’eterna trasfigurazione percettiva dell’universo. L’artista supera l’aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest’ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalità di Paolo Gubinelli, sempre omogenee e cangianti, vivono una realtà bidimensionale, irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra interpretazione e rappresentazione, dinamicità e immobilità. Acquisite sublimazioni emozionali attraversano velocemente lo spazio pittorico generando realtà complesse scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularità. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all’interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalità abolisce le tenebre, l’oscurità, la finitezza strutturale. La luce è totale e totalizzante, supera le angosce del vivere e dell’esistere, assume attraverso il graffio l’abbagliante essenza di un ininterrotto fregio classico continuo. Il rapporto tra materia e forma si dilata, evoca profondità lineari e sottesi segmenti in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Ogni frammento è immediatamente materia pittorica, risonanza, omogeneità d’intenti in un continuo sovrapporsi di forme, strati, ritmicità. Meta racconti, variazioni, accordi tonali, inondazioni di luce accelerano moti rotanti e inquieti. Rarefatte atmosfere si vaporizzano alla presenza di un flebile respiro che diviene unico testimone di profonde sofferenze. Quali mondi qui vivono, quali accadimenti si diramano in questo spazio apparentemente asettico. Tutto è come sospeso, bloccato, cristallizzato tra gesto e forma che appaiono come irrevocabilmente silenti. La verità è nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un’oasi di pace, un destino. Un’impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libertà e di vita. Oltre la tragica gravità dell’esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un’instabile atmosfera nell’immensa, irrevocabile caducità della materia. Un complesso irradiarsi nello spazio di strutturati piani costruttivi diviene significativo istante ideativo, autentico paradigma di fondamentale rigenerazione del gesto. Segmenti iridescenti si sovrappongono ordinati generando affascinanti diaframmi sequenziali sospesi da un’elegiaca melodia, colta e vibrante, diffusa flebilmente nello spazio. Le forme strutturate evocano una trasognante omogeneità di sensi rispettando perfettamente i limiti del perimetro formale. Sintesi, azione, regola e sequenza s’inerpicano oltre le consuete simbologie generando corrispondenze con l’antico, la mitologia, i quattro elementi della creazione. Gubinelli è alla continua ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell’essere oltre l’agire, riflesso concreto di un mondo lineare astratto. La scomposizione dell’oggetto non perde o nasconde la forma primordiale ma la evidenzia seguendo la legge dei contrasti simultanei, delle dinamicità cromatiche, delle diffuse e animate sovrapposizioni . La scelta di Gubinelli pone, in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticità e direzionalità d’intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquità. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza, inquietudine, accostamento e disgregazione della forma. La primordiale geometria assoluta, volutamente si sfalda e fluisce quasi liquida sul substrato per poi ritornare, repentinamente concreta, nella comune volontà di ridefinire una base integrata e congruente. Divergenze e contrasti interiori dell’artista lo vedono repentinamente abbandonarle per un’effimera dissidenza compositiva, riscoprendo un elegiaco e rigenerativo ritorno all’ordine. Suggestioni e intrecci, si sovrappongono a lamine astratte, disvelatrici d’inedite sperimentazioni che veleggiano nello spazio libere da logiche naturalistiche. La sua visione suffragata da reciproci incontri di linee verticali e orizzontali pone in evidenza il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazione e sintesi, spiritualità e destino. L’assoluta essenzialità, sfiora le intenzionalità concettuali di messaggi codificati trasfigurandoli in frame velocissimi e immediati. Una lirica contemplazione dell’universo è sapientemente evidenziata dalle straordinarie trame cromatiche che aleggiano nello spazio come angeliche presenze esperite tra stati emozionali e dilatazioni di luce. Variabili astrali appaiono come cristalline scansioni luminose, ali percettive di iperbolici voli trasfigurati da una successione dinamica di meditate modulazioni. Iridescenti superfici determinano continue vibrazioni cinetiche provocate da un ipotetico sisma primordiale della materia cromatica, delimitata da una dogmatica linea di contorno, incline a trasmigrare, al di fuori di un collaudato perimetro. Nella pura estasi contemplativa Gubinelli inserisce nelle sue opere forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalità, straripante espressione di un io profondo e occulto. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. Delicatissime sovrapposizioni tonali assumono l’identità di accumuli di memoria, eclatanti rimandi di sottili essenze, organicamente disposte per scansioni, assonanze, ed emotività. La vitalità sensibile si dilata nello spazio percettivo divenendo terapia poetica parallelamente strutturata ad una corroborante ricerca sperimentativa. Mutevoli condizioni sensitive generano nuovi flussi temporali. Un rigore metodologico di grande intensità ideativa, genera un sottile lirismo poetico modulato tramite delineate scansioni compositive. La forza dei segni si amalgama idealmente alla magia suadente dei colori in una dimensione eterea e silente dove le geometrie trovano il loro manifestarsi nel cielo,nel moto degli astri, nel ritmo segreto dei tempi. Forme sintetiche trovano il loro spazio sotteso da rigorosi e costanti equilibri congiunti da linee accidentali e perpendicolari in simbiosi con la luce. La sua autonomia pittorica lo vede librarsi oltre i confini del visibile e ascendere in una dimensione atemporale dove le velocità dinamiche si acquietano proiettando la luce in un contesto astratto. La rigorosa corrispondenza tra forma e colore esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento è piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio temporale, strutturato con le medesime assonanze del primigenio elaborato. Le profondità più nascoste dell’animo virano verso impercettibili vibrazioni divenendo unici testimoni di brevi istanti dell’esistenza. Contorsioni strutturali partecipano a una nuova visione dello spazio ricreato da cosmiche deflagrazioni mediatrici di un ritrovato equilibrio. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell’anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell’aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libertà che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicità concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verità sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilità. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell’energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell’interiorità, carichi di accese tonalità dalle raffinate tridimensionalità tattili. Lontani orizzonti dell’anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme irregolari ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realtà sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un’inquieta idealità s’insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. Le opere di Paolo Gubinelli si diramano nello spazio e nel tempo e sa raccontare con discreta e sapiente essenzialità, il dramma umano della solitudine e dell’incomunicabilità. Sensibilità materica, sublimazione emozionale, che rappresentano gli aspetti più significativi del fare artistico di Paolo Gubinelli, da sempre impegnato nella istintiva e sapiente ricerca di una trasfigurata rappresentazione percettiva. Alternanze cosmiche ed emblematici rimandi incontrano sinuose estroflessioni ideative, simili a onde infinite, scrigno segreto di astri e stelle, luogo incantato dove svelare la bellezza irripetibile dell’universo. Le opere di Gubinelli suscitano numerosi interrogativi sulle pulsioni che la materia dona alla forma. Richiamandosi a un gioco di riflessi, ai confini tra surrealtà e sogno, generato dell’animo che va oltre la realtà che è evocato da tangibili memorie. Spazialità lineari, forme ellittiche e ovoidali sublimano a tenui ricordi, sonorità soffuse, dilatate campiture che appaiono come “impronte remote” dinnanzi alle “eterne porte dell’infinito”. La luce di un tempo irreale, fluttua in una dimensione parallela, vaga come un viandante verso le origini del cosmo, divenendo icona rivelatrice di un cammino ormai tracciato. Le composizioni veleggiano tra un idealizzato confine terreno e un evocato orizzonte celeste, sotteso tra indefinite voci e irraggiungibili echi. Un’impalpabile gravità sensoriale accende le gradazioni tonali risaltando l’effetto luce di attraenti vibrazioni, sublimate in un seducente fluido multicolore. Come luoghi trasfigurati dall’immaginazione, oltre una realtà oggettiva, specialmente in queste opere di Gubinelli il quale ci invita ad una silente contemplazione che sono lontano dagli accadimenti della quotidianità, lo spazio diviene armonia e struttura sensibile. L’elegante sequenza tonale appare come un affascinante viaggio nei simboli arcaici testimoni di astratte meditazioni sulla materia e sulla forma dalle quali si eleva una indefinita atmosfera dalle futuribili, affascinanti valenze espressive. La raffinata intimità tonale diviene sensibile sollecitazione di idealità, fugace e fuggevole presenza, immediatamente dissolta da turbinii incontrollati oltre la sfera dell’immaterialità. La sintetica ricerca di assoluto, unita a un’inedita e personale sensibilità, grafico-compositiva, delinea impercettibili tracce che sublimano a un’aurorale, sincretica nuova vita. Frammenti disegnati interrogano passato e presente tramite meditate scomposizioni e cangianti ricomposizioni tonali. Un fluido, pulsante e impetuoso, scorre sotterraneo nei meandri percettivi dell’artista alimentando un luogo incantato, evocato come fenomeno di luce e colore, verità e vita oltre la vita. L’invisibile sentire di una realtà, al di là dalla mimesi, diviene esercizio spirituale, aspetto emozionale della pittura destinato ad esplorare il mondo, alla ricerca del progetto ideale. Declinazioni dell’immaginario animano la profonda sensibilità dell’artista nell’intento di conservare e proteggere dall’oblio, oggetti lontani, essenze del vissuto, lievissime sensazioni. Equilibrate trasparenze cromatiche si aggregano in liquide e sensuali modulazioni segniche, si espandono nello spazio attuando una sintetica rigenerazione tonale. Inedite incandescenze cromatiche accentuano la convulsa aggregazione delle tonalità dando origine ad una magmatica cascata di energia dalle sublimi valenze espressive. Intuizioni premonitrici mutano le forme occupando spazi paralleli non più definiti da una realtà precostituita da luoghi senza memoria. Imperscrutabili equivalenze appaiono come estroflessioni parallele di un logos universale, sintesi tra emozione e materia, anima e spazio. Una fine spiritualità veleggia sul substrato, divenendo entità rivelatrici d’inesplorati rimandi, irrefrenabili tensioni verso l’assoluto, vibrazioni cosmiche tra terra e cielo, tracce indissolubili tra espressione ed evento, tra destino e avventura, tra poesia interiore e silenzio. Come cangianti vittorie alate, le forme ritmiche e lineari di Paolo Gubinelli fluttuano sottese nello spazio, si svelano velocissime oltre la porta delle stelle, tra riverberi avvolgenti e ritmiche sospensioni di un tempo indefinito ai confini percettibili dell’essere.
Il programma delle attività
Anche in autunno, la rassegna continuerà a intrecciare scrittura, memoria e racconto, con un programma ricco di visite guidate, talk, laboratori creativi, performance e progetti di inclusione, grazie alla collaborazione con una rete di realtà culturali, artistiche e sociali del territorio. Proseguiranno le sinergie con Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Scuola Holden e Fondazione Circolo dei lettoriche porterà a Villa della Regina parte della sua prossima stagione estiva, i progetti di inclusione sociale con Mondi in Città e Pastorale Migranti, le attività culturali con le associazioni “Amici di Villa della Regina” e PassepArt-Out, la musica con Simone Garino e Cecilia Lasagno. E non solo. Prenderanno il via nuove collaborazioni con la Fondazione per l’Architettura dell’Ordine Architetti di Torino, le performance dell’AssociazioneLiberamenteUnico, i corsi artistici diNaïf, i concerti dell’Accademia del Santo Spirito e del coro dei Giovani Cantori di Torino, insieme alla Facoltà Teologica di Torino. Per oltre sei settimane, Villa della Regina diventerà palcoscenico di un calendario di eventitra arte, creatività, parole, suoni e inclusione. Un’occasione unica per vivere la residenza barocca come spazio attivo, aperto alla sperimentazione e al dialogo tra linguaggi. Si terranno laboratori creativi per tutte le età: il workshop di acquerello nei giardini, a cura di Federico Morgando, in collaborazione con la Fondazione per l’Architettura dell’Ordine Architetti di Torino e l’Associazione “Amici di Villa della Regina” (sabato 27 settembre, 11 ottobre e 25 ottobre dalle 9.00 alle 13.00);i corsi di pittura libera su ceramica con Naïf (domenica 28 settembre e 19 ottobre dalle 10.00 alle 18.00); le attività dell’Associazione PassepArt-Out per scoprire e apprendere tecniche affascinanti come quelle dello sbalzo su alluminio e della legatoria, dedicarsi al disegno dal vero, alla caricatura, al ritratto e alla stampa d’arte (domenica 5 e 26 ottobre e 2 novembre dalle 10.00 alle 17.00).Scrittura e narrazione saranno al centro di momenti speciali:l’incontro con la poetessa e scrittrice Maria Grazia Calandrone, a cura della Fondazione Circolo dei lettori (venerdì 3 ottobre alle 18.30); la performance di Martina Vianovi, con musiche originali di Davide Ciscì, a cura della Scuola Holden (venerdì 17 ottobre alle 18.30). Due appuntamenti saranno dedicati al patrimonio culturale e al suo legame con la sostenibilità, la manutenzione programmata e la conservazione consapevole. Temi chiave affrontati nel segno dei valori promossi dall’UNESCO: tutela del patrimonio, accesso democratico alla cultura, inclusione e responsabilità verso le generazioni future.Gli incontri si svolgeranno in un contesto d’eccezione, come quello di Villa della Regina, gioiello barocco che fa parte del sito e delle Residenze Sabaude, iscritto dal 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Un luogo simbolico, che diventa scenario ideale per riflettere sul nostro ruolo per conservazione culturale e dell’ambiente.In collaborazione con la Cattedra UNESCO in Sviluppo Sostenibile e Gestione del Territorio dell’Università di Torino, martedì 30 settembre alle 14.00si terrà la conferenza UNITWIN/UNESCO Chairs, a cura dell’Accademia Albertina di Belle Arti, uno spazio di riflessione e dialogo sui temi più urgenti del nostro tempo: la crisi climatica, la sostenibilità ambientale, i diritti culturali.Al centro del dibattito, i linguaggi delle arti come strumenti potenti di trasformazione e consapevolezza, capaci di guidare la transizione ecologica e digitale. Giovedì 23 ottobre alle 16.30, la conferenza Programmare gli interventi conservativi: comunicazione e cultura della manutenzione, nell’ambitodell’iniziativa Oltre il sipario. Pratiche di mecenatismo e storytelling, sarà invece un’occasione per conoscere l’importanza della manutenzione programmata. Un modello che cambia paradigma per anticipare, custodire e trasformare la conservazione da intervento straordinario a pratica costante, anche in un’ottica di sostenibilità e innovazione. Seguirà una visita alle fontane di Villa della Reginainsieme alle figure tecniche che seguendo lo svolgimento di un importante intervento di manutenzione. Un pomeriggio per immaginare insieme il futuro della conservazione culturale, partendo da un gesto semplice, ma rivoluzionario: prendersi cura QU.EEN vuole anche essere un viaggio tra culture e voci. Sarà portato avanti e sviluppato il progetto di dialogo interculturale e coesione sociale nato in primavera in collaborazione con Mondi in Città onlus, realtà, da oltre dieci anni, attiva sul territorio per promuovere l’integrazione delle famiglie immigrate da paesi extra-europei, attraverso il protagonismo e la partecipazione delle donne.Grazie al contributo creativo di Alessandra Racca e HananeMakhloufi, Cori narranti: storie, poesie e voci attorno alle opere di Paolo Gubinelli trasformerà Villa della Regina in uno spazio di incontro tra culture, parole ed emozioni. Un modo per riscoprire il patrimonio culturale attraverso nuove narrazioni, vissute e raccontate in prima persona dalle partecipanti.Un’iniziativa che vede nella conoscenza una forma di arricchimento personale e uno strumento di integrazione e cittadinanza attiva, temi che sono al centro anche dell’attività promossa in sinergia con la Pastorale Migranti. L’inclusività è pure l’anima che ispira Bloom in Nature, un’esperienza tra laboratorio e performance a cura dell’Associazione LiberamenteUnico. Un pomeriggio di immersione nella natura, dove corpo, voce e percezioni si incontreranno nel “terzo paesaggio”.Le pratiche sono pensate per accogliere tutte le persone, indipendentemente da corpo, età o esperienza: un invito a connettersi in modo profondo con sé stessi e con l’ambiente, attraverso l’ascolto, il movimento e la libertà di espressione, in uno spazio sicuro e accogliente per chiunque (sabato 18 ottobre dalle 10.00 alle 14.00). La rassegna vedrà protagonistaanche la musica,in tante sfumature.La IV edizione delTurinBaroque Music Festival porterà il barocco tedesco nel Salone d’Onore, in collaborazione con l’Accademia del Santo Spirito, mentre la performance Chora di Marco Cordero, con i Giovani Cantori di Torino e Carlo Pavese, in collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti, risuonerà nella Cappella della Facoltà Teologica per laTorino Art Week (lunedì 27 ottobre alle 17.30). Inoltre in occasione del finissage, sabato 8 novembreil Salone d’Onore farà da scenografia alle sonorità evocative di Cecilia Lasagno e Simone Garino. Nel corso della serata si terranno la presentazione dei cataloghi delle mostre, pubblicati da Prinp Editore in versione bilingue (italiano e inglese), e l’inaugurazionedella collezione permanente d’arte contemporanea di Villa della Regina, alla presenza degli artisti che hanno esposto nel corso dell’anno: Massimo Giannoni, Paolo Gubinelli e Marco Cordero. Da sogno arcadico a spazio vivo e condiviso, con QU.EEN Villa della Regina si trasforma in un laboratorio di idee e visioni: custode di storia e cuore pulsante di nuove narrazioni. Dal suo passato di residenza reale con giardini e aree agricole, emerge oggi un luogo dove il museo non è più solo contenitore, ma diventa anche motore di esperienze culturali ampie, partecipate e sostenibili. Un invito a rileggere il patrimonio con occhi nuovi, dove la natura incontra l’innovazione e la memoria si apre al futuro.
Paolo Gubinelli
Nato a Matelica (MC) nel 1945, vive e lavora a Firenze. Si diploma presso l’Istituto d’arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l’importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nel la sua ricerca: conosce e stabilisce un’intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Le sue opere sono esposte in permanenza nei mag giori musei in italia e all’estero. Nel 2011 ospitato alla 54 Biennale di Venezia Padiglione Italia presso L’Arsenale invitato da Vittorio Sgarbi e scelto da Tonino Guerra, installazione di n. 28 carte cm. 102×72 accompagnate da un manoscritto inedito di Tonino Guerra. Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici: Giulio Carlo Argan, Giovanni Maria Accame, Cristina Acidini, Vera Agosti, Mariano Apa, Paola Ballesi, Mirella Bandini, Carlo Belloli, Massimo Bignardi, Vanni Bramanti, Mirella Branca, Anna Brancolini, Carmine Benincasa, Paolo Bolpagni, Luciano Caramel, Giovanni Cardone, Ornella Casazza, Claudio Cerritelli, Bruno Corà, Giorgio Cortenova, Roberto Cresti, Enrico Crispolti, Fabrizio D’Amico; Roberto Daolio, Angelo Dragone, Luigi Paolo Finizio, Alberto Fiz, Paolo Fossati, Carlo Franza, Francesco Gallo, Roberto Luciani, Mario Luzi, Luciano Marziano, Lara Vinca Masini, Marco Meneguzzo, Fernando Miglietta, Bruno Munari, Antonio Paolucci, Gaspare Polizzi, Sandro Parmiggiani, Pierre Restany, Maria Luisa Spaziani, Carmelo Strano, Claudio Strinati,Antonello Tolve, Toni Toniato, Tommaso Trini, Marcello Venturoli, Stefano Verdino, Cesare Vivaldi. Sono stati pubblicati cataloghi di poesie inedite dei maggiori poeti Italiani e stranieri: Adonis, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti, Franco Buffoni, Anna Buoninsegni, Enrico Capodaglio, Alberto Caramella, Roberto Carifi, Ennio Cavalli, Giuseppe Conte, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Eugenio De Signoribus, Gianni D’Elia, Luciano Erba, Giorgio Garufi, Tony Harrison, Tonino Guerra, Emilio Isgrò, Clara Janés, Ko Un, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Alessandro Moscè, Roberto Mussapi, Giampiero Neri, Nico Orengo, Alessandro Parronchi, Feliciano Paoli, Titos Patrikios, Umberto Piersanti, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Roberto Roversi, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Antonio Santori, Frencesco Scarabicchi, Fabio Scotto, Michele Sovente, Maria Luisa Spaziani, Enrico Testa, Paolo Valesio, Cesare Vivaldi, Andrea Zanzotto.
Marco Cordero
Nato a Roccavione (Cuneo) nel 1969 e vive e lavora principalmente a Torino. Dalla fine degli anni Novanta, la sua ricerca si è concentrata principalmente sulle narrazioni possibili o impossibili che l’essere umano costruisce per condividere le proprie relazioni con lo spazio architettonico, naturale e spirituale. Il libro, in tutte le sue accezioni, è diventato il materiale più comune dei suoi lavori. Libro inteso come contenitore di parole e, allo stesso tempo, come materiale fisico che può essere messo a confronto e modificato con le tecniche più classiche e tradizionali della scultura. Interventi minimi sui singoli libri o installazioni che modificano le percezioni spaziali e linguistiche dei luoghi che le ospitano. Un modo per mettere in evidenza, far emergere aspetti paralleli, nascosti o dimenticati nelle dinamiche più comuni di relazione tra le persone. I suoi lavori sono stati esposti in fondazioni e gallerie private (OpereScelte, Torino; Maria Cilena, Milano; GéraldineBanier, Parigi; Nuova Galleria Morone, Milano) e musei (MAO, Torino; Museo Diocesano, Milano; Museo della Montagna, Torino; MADB, Minneapolis; BetonSalon, Parigi; Fondazione Monte Verità, LocarnoCH; Università Bicocca, Milano; Chiesa di San Vittore, Vercelli; Arsenale, Venezia; MAN Nuoro; MuséedesBeauxArts, Le Locle CH).
Villa della Regina – Torino
Paolo Gubinelli . Non sono un poeta, amo incidere la mia parola
Marco Cordero. Suite per un girasole
dal 24 Settembre 2025 al 9 Novembre 2025
dal Martedì alla Domenica dalle ore 9.30 alle ore 18.00
Lunedì Chiuso









