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Il capo del Pentagono, il cristiano Hegseth, pensa alla guerra e se ne frega di Papa Leone XIV

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
4 de octubre de 2025
in Editorial
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Il capo del Pentagono, il cristiano Hegseth, pensa alla guerra e se ne frega di Papa Leone XIV

PETE HEGSETH SEGRETARIO DIFESA USA, DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

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Le parole sono importanti. Vanno usate bene, quelle giuste, altrimenti possono diventare pericolose addirittura mortali. Oggi il signor Pete Hegseth, Capo del Pentagono – il ministro delle forze armate americane per capirci- ha chiamato a raccolta tutti i generali, centinaia narrano le cronache, per spiegare il nuovo credo del governo degli Stati Uniti incitandoli a prepararsi alla guerra. Quando ha saputo della convocazione, che all’inizio doveva restare segreta, il presidente Trump fiutando un pericolo di comunicazione è accorso anche a lui dai comandanti e, come al solito, con un diluvio di pensieri vari e sconclusionati, ha cercato di ridimensionare la gravità di quel momento. Ma il suo ministro aveva già parlato e quello che aveva detto è da allarme rosso. «Il nostro compito è prepararci alla guerra – ha detto- e vincerla. Basta con la decadenza woke» ha urlato. Woke, ricordiamo, significa essere consapevoli e attenti alle ingiustizie sociali e sistemiche, come il razzismo, il sessismo e le discriminazioni verso le altre comunità di genere. «Pace attraverso la guerra – ha detto ancora Hegseth- l’era del Dipartimento della Difesa è finita. Benvenuti al Dipartimento della guerra». Ed è questo il passaggio cruciale, foriero di prossime tragedie. Perché quando si cambia l’obiettivo, la guerra al posto della difesa, è chiaro che si aumentano le possibilità di scatenare nuovi conflitti non di risolverli. «Leader politici sciocchi – ha proseguito il guerrafondaio americano- hanno impostato una bussola sbagliata e abbiamo perso la strada. Siamo diventati il Dipartimento woke, dobbiamo cancellare decenni di declino. Per troppo tempo abbiamo promosso leader per ragioni sbagliate, in base alla loro razza, alle quote di genere….Ora dobbiamo ripulire i detriti, stiamo ponendo fine alla guerra contro i guerrieri». Ma il delirio non finisce qui. Ai guerrieri americani, ha detto ancora il ministro della Guerra, saranno imposti standard di ‘preparazione maschili, a prescindere dal loro genere’. Non si tratta di impedire alle donne di servire, ha subito aggiunto, «ma quando si parla di lavori che necessitano di potenza fisica per dare risultati in combattimento, gli standard fisici devono essere alti e neutral…Se le donne possono eccellere bene, se no sia quel che sia. Significa che anche gli uomini deboli non potranno prestare servizio in combattimento, perché non stiamo giocando. Qui si tratta di vita e di morte». Sempre per quello che riguarda i nuovi standard, il nostro guerrafondaio preso dalla foga ha fatto degli esempi che sfiorano il comico: «Basta con le barbe, i capelli lunghi e superficialità nell’espressione individuale.Non possiamo avere un esercito di barboni, inaccettabile vedere generali e ammiragli grassi, è una brutta figura, è brutto non rispecchia ciò che siamo». Poi ha parlato il presidente Trump, ed anche qui c’è da preoccuparsi. Prima di incontrare i militari ha detto che «se incontrerà dei generali che non gli piacciono li licenzierà seduta stante». Poi si è messo a glorificare gli armamenti e la potenza americana e altre banalità fino, come al solito, piangersi addosso. Frustrato perché nonostante «io abbia risolto sette guerre, e forse ieri l’ottava, anche se è molto difficile trattare con Hamas…non mi daranno mai il Nobel per la Pace. Lo daranno a qualcuno che non ha fatto niente, o ha scritto un libro sulla mente di Trump, o su come fare la pace. È un insulto agli Stati Uniti». C’è da riflettere, e molto, soprattutto perché questi ‘lor signori’, a parole, si professano cristiani a tutto tondo e anche al quadrato. Senza nessun riguardo per Papa Leone XIV, americano come loro, che sin dalla sua elezione si è scagliato contro la guerra e il fascino delle armi. «La guerra è sempre una sconfitta – ha detto più volte Papa Leone ricordando le parole di Papa Francesco- nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra. Il cuore della Chiesa è straziato per le grida che si levano dai luoghi di guerra, in particolare dall’Ucraina, da Israele, da Gaza». Considerato poi che oggi si fa largo uso di armi scientifiche di ogni genere, «la sua atrocità – ha sottolineato Papa Leone- minaccia di condurre i combattenti a una barbarie di gran lunga superiore a quella dei tempi passati». Ma i cristiani guerrieri di Trump e Hegseth se ne fregano…e corrono a farsi la barba e a tagliarsi i capelli.

Nico Perrone

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