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«M.C Escher. Tra arte e scienza»: la mostra che esplora l’incontro tra un artista e la matematica

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
29 de septiembre de 2025
in Arte
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«M.C Escher. Tra arte e scienza»: la mostra che esplora l’incontro tra un artista e la matematica
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Pesci che si trasformano in uccelli, libri appoggiati su un davanzale che diventano i muri di edifici in secondo piano, paesaggi scomposti in forme geometriche. Con la mostra «M.C. Escher. Tra arte e scienza», ospitata al MUDEC (Museo delle Culture) di Milano, si entra nel mondo delle illusioni di quello che è stato uno dei più famosi artisti del Novecento. È prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura. L’esposizione è inoltre in collaborazione con il Kunstmuseum Den Haag, de L’Aia, che custodisce la più grande collezione museale pubblica di M.C. Escher al mondo, ed è stata resa possibile grazie a Fondazione M.C. Escher.

Chi era M.C. Escher

Maurits Cornelis Escher è stato un grafico e incisore olandese, che ha sviluppato un linguaggio completante unico e originale per rappresentare il mondo e non solo. Grazie all’incontro con l’arte islamica, avvenuto durante i suoi viaggi in Andalusia, e allo studio di discipline come la cristallografia e la matematica, individua una tecnica che gli permetterà di disegnare addirittura l’infinito.

M.C. Escher e l’amore per l’Italia

Le prime sperimentazioni dell’uso della geometria nell’arte e della rappresentazione del paesaggio da un punto di vista diverso avverranno proprio in Italia. M.C. Escher si innamora del nostro Paese durante un viaggio e deciderà di rimanervi a vivere per una decina d’anni. Qui conoscerà inoltre sua moglie, Jetta Umiker, e crescerà suo figlio, George. Nonostante abitasse a Roma, Escher preferiva esplorare i borghi più piccoli dell’Italia centrale e meridionale. E proprio dalla lunga osservazione di questi paesaggi nasceranno alcuni tra i suoi più celebri capolavori, come la serie Metamorfosi.

L’incontro con l’arte islamica e con la matematica

Durante il suo secondo viaggio in Spagna, nel 1936, ammirerà a lungo le decorazioni geometriche e ripetitive dell’Alhambra di Granada e della Mezquita di Cordoba, ultimi esempi di arte islamica in Andalusia. Un’arte ottenuta dall’uso di righello e compasso. Matematica, appunto. Una visione che perfezionerà attraverso la lettura di studi di cristallografia, all’epoca una branca della geologia, e la corrispondenza con alcuni matematici, che ammiravano il suo lavoro.

Le tassellazioni iperboliche e l’illusione di infinito

Quella islamica non è semplicemente un’arte geometrica, ma è contraddistinta da geometrie e pattern che si ripetono. Escher rende le figure riconoscibili e le trasforma in animali, oggetti o sagome antropomorfe. E in modo simile alle decorazioni andaluse, le accosta una accanto all’altra senza sovrapposizioni, né spazi vuoti. Le chiama tassellazioni e diventeranno il suo tratto distintivo. Unendo tassellazioni e studi matematici, svilupperà le tassellazioni iperboliche dove la figura e il pattern non sono semplicemente ripetuti, ma diventano sempre più piccoli a mano a mano che ci si avvicina alla fine del foglio. Così Escher rappresenta un numero infinitamente grande all’interno di un piano finito: tendendo all’infinitamente piccolo.

M.C. Escher, scienziato o artista?

Il dubbio che Escher ha fatto sorgere a molti suoi contemporanei era se volesse presentarsi al mondo come artista o piuttosto come scienziato. Per la verità, la sua arte affascinò soprattutto i secondi, eppure non gradiva che le sue opere fossero definite «matematiche». Piuttosto fu un artista che permise anche a un pubblico più vasto di intuire concetti altrimenti troppo complessi per chi non aveva sufficienti basi scientifiche. È proprio questa complessità che esplora anche la mostra ospitata al MUDEC. Un percorso pensato in otto sezioni tematiche, con 90 opere originali tra xilografie, litografie, acquerelli e incisioni. Ma anche 40 oggetti islamici da cui l’artista trasse ispirazione. «M.C. Escher. Tra arte e scienza» sarà aperta fino all’8 febbraio 2026.

Giulia Dallagiovanna

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