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Moldova, il voto che può cambiarne la rotta

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
29 de septiembre de 2025
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Moldova, il voto che può cambiarne la rotta
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Domani sera la Moldova avrà imboccato una delle due vie che le si profilano all’orizzonte oggi, alla vigilia delle elezioni parlamentari. Una potrebbe avvicinarla, ancor di più, all’Unione europea; l’altra, invece, potrebbe allontanarla da Bruxelles e ridurre le distanze da Mosca. Tendere da una parte o dall’altra delineerà il futuro della Repubblica incastonata tra l’Ucraina e la Romania e guidata dall’europeista Maia Sandu, la prima donna capo di Stato, in carica dal dicembre 2020 e rieletta per un secondo mandato nell’ottobre 2024. I seggi in palio sui quali si esprimeranno gli oltre 3 milioni di elettori registrati – una parte dei quali residenti all’estero – sono 101, e a contenderseli sono due fronti contrapposti: il Partito di Azione e Solidarietà (Pas), che esprime il presidente della Repubblica e nell’ultima legislatura ha avuto la maggioranza e sostenuto l’attuale primo ministro (Dorin Recean), e il Blocco elettorale patriottico (Bep), la coalizione minoritaria in Parlamento formata dal Partito dei socialisti, dal Partito per il Futuro della Moldova e dal Partito dei comunisti. Ma, a differenza delle elezioni del 2021, non ne fa parte il Partito repubblicano «Cuore della Moldova» perché, per decisione della Commissione elettorale centrale nazionale, è stato estromesso dalla tornata dopo che la Corte d’appello di Chișinău lo ha accusato di corruzione elettorale, finanziamento illegale e riciclaggio di denaro, limitandone le attività politiche per un anno. Durante la campagna elettorale, il dibattito si è concentrato sull’adesione o meno all’Ue della Moldova, sulla quale Sandu ha posto le basi presentando la richiesta alla Commissione europea nel marzo 2022, che ha concesso lo status di «paese candidato» nel giugno 2022 e ha avviato i negoziati nel novembre 2023. L’ingresso nell’unione politica ed economica è sostenuto dal Pas, il cui leader, Igor Grosu, ha affermato che «pace significa Ue e guerra significa Russia. Non c’è una via di mezzo, nessuna opzione intermedia». D’altro avviso è, invece, il Bep, che punta «sull’amicizia con la Russia», sulla «neutralità permanente della Moldova» e su uno «Stato che serva il popolo, non i funzionari». L’ultima settimana prima dell’apertura delle urne è stata condizionata tanto dai timori, quanto dai contrasti. Oltreché dall’esclusione dalle elezioni parlamentari del Partito repubblicano «Cuore della Moldova», i contrasti sono stati alimentati dall’arresto di 74 persone accusate di essere sostenute dalla Russia per fomentare rivolte di massa, e da un attacco informatico che, secondo la Commissione elettorale centrale, farebbe parte della campagna ibrida russa, «pianificata mesi in anticipo» nel tentativo di «destabilizzare la democrazia». Anche attraverso la disinformazione, impiegando «falsi media stranieri o veri siti web a pagamento che pubblicano testi di propaganda russa», riscontra un istituto indipendente moldavo, WatchDog.md. Intanto, la Commissione europea ha coinvolto degli esperti di sicurezza informatica, Microsoft ha individuato un gruppo di hacker affiliato a Mosca e Google ha chiuso oltre mille canali che svolgevano «operazioni di influenza coordinate mirate alla Moldova», come documenta Politico.eu. Il Cremlino, però, ha respinto le accuse tramite la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova: «Vediamo che gli attacchi russofobi dei funzionari moldavi non sono né compresi né sostenuti dal popolo moldavo».

Pietro Piga

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