Trump non ha un pensiero suo: ripete quel che sente. Parla con Putin? «La Russia sta vincendo la guerra». Parla con Zelensky? Ed ecco che «l’Ucraina può riconquistare tutti i territori persi finora». In pratica Dmitry Peskov – intervistato da BBC Radio – dice pubblicamente che Trump va a vento, è una banderuola. E’ la risposta ufficiale del portavoce del Cremlino al suo discorso all’Onu.
Trump ha sorpreso (chi ancora si fa sorprendere) per l’ennesimo cambio di tono sulla guerra in Ucraina. Dopo mesi di ambiguità, il presidente americano ha definito la Russia una «tigre di carta», logorata da tre anni e mezzo di guerra senza scopo e da una crisi economica sempre più evidente. Per Kiev, le parole di Trump equivalgono a un inatteso incoraggiamento: «L’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, può combattere e riconquistare tutto il suo territorio», ha scritto su Truth, arrivando a ipotizzare che l’esercito ucraino possa «riprendere tutto il territorio occupato e forse anche andare oltre».
Il tappeto rosso steso a Putin durante il vertice in Alaska solo un mese fa pare preistoria. Ma con Trump funziona così: la coerenza non fa parte della sua grammatica.
Mosca ha reagito con irritazione, ma minimizzando. Peskov, come detto, ha attribuito i commenti al recente incontro tra Trump e Zelensky a margine dell’Assemblea generale dell’Onu: «Ha ascoltato la versione ucraina dei fatti, e questo spiega le sue parole».
E la tigre di carta? «La Russia è un orso, il nostro animale nazionale. Conserviamo resilienza e stabilità macroeconomica». Poi, per raffreddare la polemica a distanza, ha aggiunto che la normalizzazione dei rapporti con Washington procede, seppur «molto più lentamente del previsto».
Mario Piccirillo



