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Una mostra al Museo Madre di Napoli dedicata a Pietro Lista

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
21 de septiembre de 2025
in Arte, Giovanni Cardone 
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Una mostra al Museo Madre di Napoli dedicata a Pietro Lista
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Giovanni Cardone

Fino al 17 Novembre 2025 si potrà ammirare al Museo Madre di Napoli la mostra dedicata a Pietro Lista “In controluce” a cura di Renata Caragliano. L’esposizione che documenta cinquant’anni di carriera dell’artista umbro di nascita, che dal 1954 vive e lavora in Campania. In mostra oltre cinquanta opere a partire da quelle storiche che vanno dalla seconda metà degli anni Sessanta, sia recenti e spesso inedite che documentano la produzione dell’artista contraddistinta da una grande varietà di temi e dalla continua sperimentazione di tecniche e materiali che spaziano dall’uso della pittura, disegno, scultura, incisione e performance. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Pietro Lista : È stato sempre ritenuto dalla maggior parte delle persone un mostro sacro dell’arte salernitana – Achille Bonito Oliva lo definì “un artista nomade e disertore” mentre Antonio Caporaso lo definisce “rivoluzionario” per quel suo modo di creare al di fuori di ogni schema.  Partito dall’arte nucleare i suoi maestri sono stati Giovanni Brancaccio, Mario Colucci, Vincenzo Ciardo, Emilio Notte, Mario Persico. Arte nucleare che si impose agli inizi degli anni cinquanta del secolo scorso in conseguenza dei bombardamenti atomici sul Giappone. Fondato da Enrico Baj e Sergio Dangelo, i nucleari dichiaravano in un manifesto “vogliamo e possiamo reinventare la Pittura. Posso affermare che l’arte di Pietro Lista è composta da una raffinata visione materica dove gesto e sperimentazione sono alla base della sua ricerca, nelle sue opere emerge una gestualità emotiva . Io penso che senza memoria non vi è passato e senza passato non vi è identità. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la società in cui vive, così come ogni popolo per sopravvivere alla modernità, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un’eco  di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verità incontrovertibili acquisite più che dallo studio, dall’esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. “Non si può inventare la lingua: ma è certo che il modo di usarla è inventivo ed autobiografico, è la tua storia e il tuo futuro” (Aldo Rossi). Le parole di uno dei più profondi architetti del  nostro tempo, sono riferite alla lingua dell’Arte, a quel delicato e personalissimo complesso di elementi, di simboli e, sopratutto, di scelte che costituisce, e caratterizza il mezzo espressivo di ciascun artista. Ebbene, Lista spazia sicuro in questo «deposito di immagini e di segni»; osserva, interpreta, seleziona. Magistralmente, quindi, ricompone. Costruisce con pazienza ed acume le proprie opere, nella cura del particolare, fino a dar vita a strutture visualmente espresse, ma ovviamente dal carattere innanzitutto mentale di straordinario vigore, di piena, vibrante suggestione. Emozionano pacatamente, senza ricorrere ad alcuna forma di retorica. Quasi all’improvviso, con forza e con franchezza, l’Arte di Pietro Lista si rivela infatti assai vicina alla nostra comune sensibilità: il suo racconto  si inserisce nel patrimonio collettivo delle visioni quotidiane, è intenso a tratti onirico, ma essenzialmente riconoscibile e quindi condivisibile  delle umane sensazioni. Nelle opere di Pietro Lista affiorano innumerevoli realtà parallele oltre le convenzioni del visibile e dell’agire, generando corrispondenze e analogie tra creazione e genesi. Sentimenti dell’animo si fanno luce e approdano verso arcani arcipelaghi prospettici attraverso flebili e illusorie sinuosità narrative. Si assiste, ad uno scontro epocale tra linearità del tratto e dinamicità fluttuante della composizione, ora rotante, ora integrata tra dogmatiche sovrapposizioni orizzontali e verticali. Il purismo geometrico che si sovrappone ed è sostituito da spezzati ingranaggi di macchine sensoriali di una realtà sintetica, fluiscono nell’aria creando vortici dinamici di entità oniriche e vertigini ideali. La dimensione plastica della materia si dirama nello spazio alternando realtà trascendenti a lampi di luce abbagliante e infinita. L’essenziale incontra l’effimero, eros e thanatos dell’immaginario, alla ricerca dell’inedita forma, esiziale paradigma di un’ancestrale solitudine, muta testimone di continue sperimentazioni, sinuosità tattili, simmetrie sussultorie. Perfezione ed essenzialità,germinali sequenze, sottesi intrecci, fluttuano liberi nelle lontane rimembranze segniche per divenire essenze di transiti e rivelazioni di idee organico primigenie. Segmenti iridescenti si sovrappongono, ordinati nello spazio, rimodellando atmosfere, entità fenomeniche di sapienti sussurri, variabili astrali di cristalline scansioni luminose, meditate modulazioni. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali, mitici destini, tensioni sacrali. Dopo l’approdo, ecco l’abbandono, ovvero il desiderio di nuovi orizzonti articolati da linee spezzate e filiformi che si incuneano in mirabili frammentazioni ideative, sintomo di smarrimento esistenziale e deciso allontanamento da una realtà ormai aliena. Come lame percettive, simboliche linearità complesse s’insinuano sul substrato trasfigurando le essenziali casualità tonali delle composizioni in analitiche volontà rappresentative. Vibratili strutture appaiono come affascinanti tensioni di cristallina innocenza espressiva sospese tra una fenomenologia evocativa e una sintetica esperienza visiva. Oltre il rapporto spazio-tempo Pietro Lista medita sull’irrevocabilità del frammento, sulle tracce armoniche delle forme geometriche che reggono l’universo alla ricerca delle primordiali temporalità oggettive. Il frammento, lontano dal suo contesto naturalistico, estende la sua presenza tra sovrapposizioni e integrazioni di materia pittorica generando un affascinante intreccio ritmico. Per il “rivoluzionario”  Lista il tempo è come ibernato, purificato, trasfigurato da un’inedita linfa vitale. Il ritmo del continuo mutare del tempo genera cangianti armonie delle tonalità ma decreta un nuova visione creando, un modulo tra sperimentazione e innovazione del pensiero . La razionale schematizzazione geometrica non mira a ricomporre una visione plastica e geometrica dello spazio ma a definire nuove possibilità della superficie pittorica. La scomposizione e ricomposizione del substrato crea un reticolo continuo di nuove forme, proporzionali tra loro, tese a dilatarsi cercando sensoriali linee curve, inattese percezioni, distinte rivelazioni casualmente interrotte. Tracce di arcane funzioni della materia pittorica trovano un nuovo tempo, un’improvvisa neo oggettività. La realtà pittorica dell’artista è rappresentata per frammenti, integrazioni, assetti compositivi, alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell’esperienza collocata nell’eterna trasfigurazione percettiva dell’universo. Oltre la concezione convenzionale del dipinto l’artista supera l’aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest’ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalità di Lista, sempre omogenee e cangianti, vivono una realtà bidimensionale, irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra interpretazione e rappresentazione, dinamicità e immobilità. Acquisite sublimazioni emozionali attraversano velocemente lo spazio pittorico generando realtà complesse scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularità. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all’interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalità abolisce le tenebre, l’oscurità, la finitezza strutturale. La luce è totale e totalizzante, supera le angosce del vivere e dell’esistere. Il rapporto tra materia e forma si dilata, evoca profondità lineari e sottesi segmenti in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Ogni frammento è immediatamente materia pittorica, risonanza, omogeneità d’intenti in un continuo sovrapporsi di forme, strati, ritmicità. Meta racconti, variazioni, accordi tonali, inondazioni di luce accelerano moti rotanti e inquieti. Rarefatte atmosfere si vaporizzano alla presenza di un flebile respiro che diviene unico testimone di profonde sofferenze. Quali mondi qui vivono, quali accadimenti si diramano in questo spazio apparentemente asettico. Tutto è come sospeso, bloccato, cristallizzato da figurazioni che appaiono come irrevocabilmente silenti. La verità è nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un’oasi di pace, un destino. Un’impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libertà e di vita. Oltre la tragica gravità dell’esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un’instabile atmosfera nell’immensa, irrevocabile caducità della materia. Un complesso irradiarsi nello spazio di strutturati piani costruttivi diviene significativo istante ideativo, autentico paradigma di fondamentale rigenerazione plastica. Segmenti iridescenti si sovrappongono ordinati generando affascinanti diaframmi sequenziali sospesi da un’elegiaca melodia, colta e vibrante, diffusa flebilmente nello spazio. Tracce di purissime linee si ricompongono libere sopra cangianti superfici, ampie e mutevoli, simili ad infinite città cinetiche e spazi urbani modulati dove il colore, libero dalle naturali funzioni, acquisisce maggiore autonomia interpretativa espandendosi in correlate emulsioni sensitive. Le forme strutturate evocano una trasognante omogeneità di sensi rispettando perfettamente i limiti del perimetro formale. Sintesi, azione, regola e sequenza s’inerpicano oltre le consuete simbologie generando corrispondenze con l’antico, la mitologia, i quattro elementi della creazione. L’artista è alla ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell’essere oltre l’agire, riflesso concreto di un mondo lineare astratto. La scomposizione dell’oggetto geometrico non perde o nasconde la forma primordiale ma la evidenzia seguendo la legge dei contrasti simultanei, delle dinamicità cromatiche, delle diffuse e animate sovrapposizioni . La scelta di Lista pone,in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticità e direzionalità d’intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquità. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza, inquietudine, accostamento e disgregazione della forma. La primordiale geometria assoluta, volutamente si sfalda e fluisce quasi liquida sul substrato per poi ritornare, repentinamente concreta, nella comune volontà di ridefinire una base integrata e congruente. Divergenze e contrasti interiori dell’artista lo vedono repentinamente abbandonarle per un’effimera dissidenza compositiva, riscoprendo un elegiaco e rigenerativo ritorno all’ordine. Suggestioni e intrecci, frammenti di realistiche figurazioni si sovrappongono a lamine astratte, disvelatrici d’inedite sperimentazioni che veleggiano nello spazio libere da logiche naturalistiche. La sua visione plastica suffragata da reciproci incontri di linee verticali e orizzontali pone in evidenza il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazione e sintesi, spiritualità e destino. L’assoluta essenzialità, sfiora le intenzionalità concettuali di messaggi codificati trasfigurandoli in frame velocissimi e immediati. Una lirica contemplazione dell’universo è sapientemente evidenziata dalle straordinarie trame cromatiche che aleggiano nello spazio come angeliche presenze esperite tra stati emozionali e dilatazioni di luce. Variabili astrali appaiono come cristalline scansioni luminose, ali percettive di iperbolici voli trasfigurati da una successione dinamica di meditate modulazioni. Iridescenti superfici determinano continue vibrazioni cinetiche provocate da un ipotetico sisma primordiale della materia cromatica, delimitata da una dogmatica linea di contorno, incline a trasmigrare, al di fuori di un collaudato perimetro. Nella pura estasi contemplativa Lista inserisce nei dipinti forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalità, straripante espressione di un io profondo e occulto. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. Silenti corpi geometrici interagiscono tra loro creando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali. Delicatissime sovrapposizioni tonali assumono l’identità di accumuli di memoria, eclatanti rimandi di sottili essenze floreali, organicamente disposte per scansioni, assonanze, razionali emotività. La vitalità sensibile si dilata nello spazio percettivo divenendo terapia poetica parallelamente strutturata ad una corroborante ricerca sperimentativa. Mutevoli condizioni sensitive generano nuovi flussi temporali, inediti concetti geometrici, innovative idealità progettuali. Un rigore metodologico di grande intensità ideativa, genera un sottile lirismo poetico modulato tramite delineate scansioni compositive. La forza dei segni si amalgama idealmente alla magia suadente dei colori in una dimensione eterea e silente dove le geometrie trovano il loro manifestarsi nel cielo,nel moto degli astri, nel ritmo segreto dei tempi. Forme sintetiche trovano il loro spazio sotteso da rigorosi e costanti equilibri congiunti da linee accidentali e perpendicolari in simbiosi con la luce. La sua autonomia pittorica lo vede librarsi oltre i confini del visibile e ascendere in una dimensione atemporale dove le velocità dinamiche si acquietano proiettando la luce in un contesto astratto. La rigorosa corrispondenza tra forma e colore esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento è piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio temporale, strutturato con le medesime assonanze del primigenio elaborato. Le profondità più nascoste dell’animo virano verso impercettibili vibrazioni divenendo unici testimoni di brevi istanti dell’esistenza. Contorsioni strutturali partecipano a una nuova visione dello spazio ricreato da cosmiche deflagrazioni mediatrici di un ritrovato equilibrio. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell’anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell’aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libertà che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicità concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verità sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilità. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell’energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile e ricercata figurazione che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell’interiorità, carichi di accese tonalità dalle raffinate tridimensionalità tattili. Lontani orizzonti dell’anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme irregolari ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realtà sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un’inquieta idealità s’insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. Sospesi nel vuoto, ipotetici assemblaggi polimaterici si diramano nello spazio costellato da dinamiche silhouette danzanti che raccontano, con discreta e sapiente essenzialità, il dramma umano della solitudine e dell’incomunicabilità. Sensibilità materica, sublimazione emozionale, tensione plastica rappresentano gli aspetti più significativi del fare artistico di Pietro Lista, da sempre impegnato nella istintiva e sapiente ricerca di una trasfigurata rappresentazione percettiva. Infine se facessimo una disanima disincantata delle opere dell’artista, il fruitore che non abbia una qualche dimestichezza con la pittura certamente rimarrebbe stupiti oppure attratti  dal percorso materico e dalla gamma coloristica delle opere . Le opere dell’artista certamente ci fanno riflettere sull’inquietudine che tutti noi stiamo vivendo e al tempo stesso può anche essere considerata come una possibilità o meglio ancora come forma estrema di libertà.

Se pensiamo a quanto possano essere oppressivi i vincoli e i ruoli sociali, a quanto possano essere alienanti le costrizioni civili i luoghi comuni e i pregiudizi, le maschere che quotidianamente siamo costretti ad indossare, ecco che tutta questa “liquidità” tutta questa possibilità di trasformazione non può che sembrarci addirittura una catartica o meglio una salvifica possibilità di riscatto di vera affermazione oppure di auto-determinazione. Penso a Bauman quando dice : “ Che la nostra sociètà  sta focalizzando la sua attenzione sul passaggio dalla modernità alla postmodernità, e le questioni etiche relative.  Egli ha paragonato il concetto di modernità e postmodernità rispettivamente allo stato solido e liquido della società. Mentre nell’età moderna tutto era dato come una solida costruzione, ai nostri giorni, invece ogni aspetto della vita può venir rimodellato artificialmente. Dunque nulla ha contorni nitidi, definiti e fissati una volta per tutte. Ciò non può che influire sulle relazioni umane, divenute ormai precarie in quanto non ci si vuole sentire ingabbiati. Bauman sostiene che l’incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore .In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano”.  Io credo che senza memoria non vi è passato e senza passato non vi è identità. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la società in cui vive, così come ogni popolo per sopravvivere alla modernità, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un’eco  di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verità incontrovertibili acquisite più che dallo studio, dall’esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. Queste opere raccontano tutto questo perché fa parte del nostro essere del nostro vissuto che solo l’arte sa raccontare. Nato a Castiglione del Lago sul lato occidentale del Trasimeno, l’incontro con Marcello Rumma, «un grandissimo intellettuale e attento ai movimenti culturali e artistici di quegli anni», fu una pietra miliare per Pietro Lista. Nella sua intelligente lungimiranza e con l’attivismo che lo caratterizzavano, Rumma organizzò ad Amalfi, negli antichi arsenali, tre mostre intitolate “ritorno alle cose stesse”, “impatto percettivo” e “l’arte povera”, settore quest’ultimo in cui allora si muoveva Lista, che all’invito di Rumma decise una particolare performance, di quelle che Caporaso ha definito «rivoluzione seguendo la strada dell’innovazione e stando sempre un passo avanti agli altri artisti, anche più giovani di lui». Per l’appuntamento amalfitano, infatti, Lista si inventò “la scheggia di luce”: accompagnato dalle note del piffero suonato da Rosa, moglie di Alighiero Boetti, e la danza di Ableo, Pietro scavò con le mani nella sabbia nel punto dove batte l’onda per rivelare al pubblico “lampi di luce” che sembravano provenire dalle viscere della terra, una luce che scompariva dopo pochi secondi coperta dal sopravanzare dell’onda marina, e questo tre, quattro volte. A distanza di oltre 50 anni Lista ancora ricorda quei momenti di “grandissima emozione”, vissuti in una tiepida serata amalfitana, vicino al mare dei miti e delle leggende: suggestioni senza tempo che ancora commuovono il finto burbero artista, il “selvaggio” che non ha mai agito per le luci della ribalta, ma esclusivamente per seguire “virtude e canoscenza” del suo essere al di fuori degli schemi. Una esperienza durante la quale Lista conobbe artisti di fama internazionale come Zorio, Celan, Pistoletti; ma soprattutto strinse la sua amicizia con Marcello Rumma, che aveva galleria a Napoli. «Dopo qualche anno, però, vi fu la tragedia. Marcello si suicidò»: la commozione per quei ricordi impedisce all’anziano artista di continuare a parlare, il suo viso quasi scompare tra la folta barba bianca e la lunga capigliatura, gli occhi si inumidiscono sotto i leggeri occhiali di metallo. È questa l’anima di un uomo che si definisce “selvaggio”, che si sente fuori da ogni contesto sociale, ma che lascia fuori la porta del suo cuore ogni pur comprensibile, umana nostalgia. La sua preziosa e lunga esperienza che ebbe con  Galleria d’arte “Taide” il quale  divenne un punto di riferimento importante nella vita culturale di una cittadina di provincia quale era Salerno. «Erano le prime volte che Achille Bonito Oliva veniva a Salerno – dice Pietro – Filiberto Menna rientrava da Roma, all’Università di Salerno vi era Enrico Crispolti ed Edoardo Sanguineti, Angelo Trimarco, per cui si era creato un clima di grande respiro culturale». Va ricordato che altre gallerie in quegli anni tenevano alta a Salerno la lanterna della cultura: la Dadodue di Antonio Baglivo, La Seggiola di Cinque, Il Catalogo di Lelio Schiavone voluto da Alfonso Gatto, La Bottegaccia di Enzo Castaldo. Un fermento culturale che suggerì a Pietro Lista anche la nascita di un giornale: “Fuori sacco”. Era, quella, la Salerno che «sapeva coniugare la raffinatezza dell’arte, – ricorda Mariano Ragusa – proposta alla platea degli autentici amanti del bello, con quel tocco di glamour e mondanità senza gratuite sguaiatezze». E si è assaliti da un rammarico profondo: “se solo questa città di mare, adusa all’accoglienza, avesse un minimo di memoria per ricordare!” Una serie di circostanze pose fine all’esperienza della “Taide”, ma Pietro non si fermò e fu il MMMAC, Museo dei Materiali Minimi di Arte Contemporanea, padre putativo Gillo Dorfles, a Paestum, sito di antichità, un luogo dove raccogliere i materiali minimi degli artisti di oggi da affiancare alle schegge della storia, frammenti di vasi, di affreschi e altre testimonianze di un passato emerso. Il progetto espositivo frutto di due anni di ricerche realizzate in stretta collaborazione con l’artista e il suo archivio è organizzato in cinque sezioni tematiche che si soffermano su alcune modalità del lavoro di Pietro Lista, sul suo modo di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie opere, costruendo così un personalissimo universo creativo. L’esposizione rientra fra le mostre proposte dal museo Madre il cui principale obiettivo è la creazione di un archivio dell’arte contemporanea del sud Italia, in cui le opere di artisti italiani e internazionali possano dialogare in un confronto ricco e fecondo di esperienze diverse e complementari, ed essere la base per ulteriori azioni di valorizzazione. L’esposizione rientra fra le mostre proposte dal museo Madre il cui principale obiettivo è la creazione di un archivio dell’arte contemporanea del sud Italia, in cui le opere di artisti italiani e internazionali possano dialogare in un confronto ricco e fecondo di esperienze diverse e complementari, ed essere la base per ulteriori azioni di valorizzazione. Ciascuna delle cinque sezioni della mostra,allestite in sette sale al secondo piano del museo, prende in considerazione alcuni degli aspetti della sua produzione che ricorrono e coesistono in tempi diversi a partire dai lavori e dalle azioni performative incentrate sulla “Luce”, una fonte che accende e spegne continuamente l’energia creativa dell’artista. Il buio spezzato da lampi di luce è uno dei motivi portanti nel lavoro di Pietro Lista, che afferma: “Ho lavorato soprattutto sulla luce negli anni Sessanta. Non mi muovevo nell’ambito delle ricerche visuali e cinetiche ma mi interessava la luce come possibilità di esplorazione virtuale degli spazi. Tutto ciò che si vede è uno scherzo della luce. La luce rimbalza negli occhi, la luce proietta ombre, crea profondità, forme, colori. Spegni la luce ed è tutto finito.” Altrotema ricorrente nella sua ricerca sono le “Nuvole”, un elemento raccolto nella serie-manifesto “Cielitudine”. La sua attrazione per il cielo, un cielo pop solcato da nuvole, è una sorta di manifesto poetico perché, come la sua pittura, è continuamente mutevole e obbliga lo sguardo in alto. Per la sua inconsistenza, la nuvola mette in discussione la solidità, la permanenza, l’identità che definiscono la forma visibile e quella intelligibile. Una porta semiaperta da cui filtra una scheggia di luce introduce e conduce ad i grandi oli su tela o su carta di Pietro Lista, un ciclo di opere a partire dagli inizi di questo millennio caratterizzati dall’uso di un unico colore, il “Nero di Marte”, il cui nome trae origine dal ruolo della divinità e dall’influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti, cui appartiene un profondo senso mistico e religioso. Un autoritratto dell’artista introduce alla sezione dei “Corpi acefali”, una serie di dipinti che rappresentano corpi senza organi, dove l’immagine-figura in bianco e nero è quasi la controparte di sé stesso ma senza occhi, naso, bocca. L’arte fa perdere “la testa” a volte, ma poi può capitare il contrario e di ritrovarla. L’autoritratto si è ritratto da sé stesso e dal proprio corpo, lasciando solo la testa. Così Pietro Lista nella serie di lavori “La testa “ritrovata” dell’artista”ha sostituito l’apparire allo sparire e viceversa, offrendo in questo caso, in un primo piano ravvicinato, non più un corpo acefalo, ma solo la sua testa che ne è la cuspide, in una serie di autoritratti realizzati a china su carta, disegni in bianco e nero, che oscillano ancora una volta tra il buio e la luce e viceversa. Dall’esposizione emerge,attraverso materiale documentario (foto, inviti, cataloghi),la persistente ricerca di Lista nel dare forma al suo pensiero di fronte a nuovi interrogativi, che lo ha portato anche a farsi animatore e promotore di spazi per l’arte in Campania, come la galleria “Taide spazio per” aperta nella prima metà degli anni Settanta a Mercato San Severino, per poi spostarsi a Salerno, accompagnata negli anni Ottanta dalla pubblicazione di una rivista omonima. Nel 1993 fonda a Paestum il MMMAC-Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea mentre nel 2010 apre la galleria Cobbler, Spazio per l’arte contemporanea a Cava de’ Tirreni (dove vive e lavora). La mostra al museo Madre offre “In controluce” anche uno sguardo sulle opere di arte pubblica realizzate da Pietro Lista nel corso della sua carriera, attraverso una documentazione di foto d’archivio e un video. La mostra sarà accompagnata dal catalogo.

Biografia di Pietro Lista

In questa città vive l’esperienza dell’alluvione, partecipando al recupero delle vittime del fango. In presenza dei corpi lacerati e disfatti, in una condizione di magmatica confusione tra questi e i relitti, è questa l’esperienza che maggiormente segnerà, come una ferita, la sua vicenda umana, con permanenti riflessi su quella artistica. Si trasferisce a Salerno con la famiglia dal 1954, poi a Napoli per frequentare il liceo artistico della città, con la zia Elena, gemella della madre, ogni domenica il giovane Pietro ha la possibilità di immergersi nelle umide cavità delle chiese barocche. Qui, tra ombre di antica ritualità e figure di santità sofferente, tra la cupezza dei rossi e gli irritanti viola degli apparati, si forma quel fondamentale quanto viscerale immaginario che sarà proprio della sua pittura. Nei primi anni Sessanta, la sua matura sensibilità, intersecandosi con la tecnica del dripping, conosciuta grazie al suo maestro Mario Colucci, e con la sperimentazione dell’informale, lo porterà alla deformazione della figura umana e al suo successivo smembramento. Sul piano delle relazioni, consolida il sodalizio con Marcello Rumma, collezionista e figura d’intellettuale, suo fervido sostenitore. Collabora alle tre rassegne di Amalfi sulla ‘Arte povera’ e, nel 1968, realizza, nell’ambito della rassegna ‘Arte Povera + Azioni Povere’, curata da Germano Celant, un’azione notturna di scavo della ‘Luce nella sabbia’. A questo stesso periodo, essendosi ancor più affinata la conoscenza dei materiali e della loro qualità linguistica, appartengono i motivi delle Reti, delle Cielitudini, delle Gabbie e dei Contenitori di luce. Nei primi anni Settanta, lavora in Germania con Mary Bauermeister, dove lo raggiunge la notizia della prematura scomparsa di Marcello Rumma. Al rientro in Italia, organizza la galleria ‘Taide’ deciso a continuare l’opera di promozione culturale iniziata dal suo amico Marcello. Sono anni d’intensa attività e la galleria – alla quale è affiancata una casa editrice, con la pubblicazione della rivista ‘Taide, materiali minimi‘ e del giornale mensile ‘Fuorisacco’ – diventa un punto focale d’incontro tra artisti e intellettuali, come Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna, Edoardo Sanguineti, Angelo Trimarco e tanti altri ancora. Contestualmente all’attività di promozione culturale, Lista sviluppa una ricerca incentrata sul tema delle ‘Nuvole’ e su quello delle Morandiane: inteso quale omaggio alla pittura di Giorgio Morandi, queste ultime segneranno una delle costanti della sua pittura, in parallelo con le Figure acefale e monche. Al 1990 risalgono la scultura ‘Mnemata’, posta nei giardini dell’Universtà di Salerno, l’istallazione ‘Le Sculture del Diluvio’ e le grandi statue del ‘Crocefisso’, simbolo di un doloroso sentimento dell’essere: in passione e visione, in sobrietà e delirio, in compostezza e in eccesso, per usare le parole dedicategli da Rubina Giorgi. Vivendo a Fisciano, affida a questo paese ‘La Colonna Nera’, dalla quale sembrano emergere le rugginose carcasse spermatiche di un immaginario profondo, lungamente macerato. Nel 1993, fonda a Paestum il Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea (MMMAC), di cui Gillo Dorfles è padre putativo. Significative saranno, in tale contesto, le iniziative espositive e le pubblicazioni, con il coinvolgimento di artisti di fama internazionale. Qualche anno dopo realizza la mostra personale Interni, fotogrammi dell’atelier dell’artista, presentata da Gillo Dorfles alla Galeria 33 di Barcellona. Con il titolo Interieurs è presente, nel 2001, con una personale alla Galerie Dumont 18 di Ginevra.
Nel 2004, la Provincia di Salerno, in collaborazione con l’Azienda Autonoma di soggiorno e Turismo di Cava de’Tirreni, gli dedica un’ampia antologica, tenutasi presso la Galleria Comunale Santa Maria del Rifugio per i suoi quaranta anni di attività. Nel 2010 realizza la mostra ‘Inquisizione’ nel Complesso della Chiesa di Santa Sofia di Salerno, presentando dodici sculture in terracotta dipinta, ritratti impietosi e ironici del potere ecclesiastico. Sempre nel 2010, è ‘Homage by Pietro Lista’, mostra di dipinti presso The University Museum and Art Gallery di Hong Hong. Nel 2010 da vita alla galleria Cobbler, spazio per l’arte contemporanea, che si propone come contenitore culturale di riferimento sul territorio salernitano. Dello stesso anno sono ancora la mostra al Marte, mediateca arte eventi di Cava de’Tirreni e quella alla galleria The Apartement di Napoli, con la proposizione di grandi tele riferite al tema della luce e del buio notturno. Sono gli anni in cui si dedica intensamente alla ceramica. Nel 2011 è presente al Padiglione Italia, allestito per ‘la 54ma Esposizione Internazionale d’Arte della biennale di Venezia e per il 150° dell’Unità d’Italia’. Nel 2014 tiene, con il titolo ‘Rosso su bianco, bianco su rosso’, una personale allo Spazio Arte di Milano. Nel 2015 la personale ‘Corpora’ presso lo spazio Gallery Metelliana, nel 2016 le personali ‘Cielitudine’ presso il Marte, arte eventi di Cava de’Tirreni e ‘Hoc opus fecit’ presso il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano. Nel 2017 personale ‘Presenze’ personale presso Aria Art Gallery di Firenze dello stesso anno ‘Memoria’ presso la SAACI di Saviano. Nel 2018 personale ‘Un teatro Povero’ alla Pinacoteca Provinciale di Salerno. Dal 2017 una sua opera dal titolo ‘Croce’ fa parte della Collezione permanente del Museo Donna Regina Madre di Napoli Del 2019 è presente al Museo Donnaregina Madre di Napoli nella collettiva ‘I sei anni di Marcello Rumma’. Del 2020 l’installazione di una scultura contro la violenza sulle donne nella città di Salerno. Del 2021 le mostre collettive: ‘Farmacopee, raccolte metafantafisiche delle cose’, Napoli; ‘Vie d’Acqua’ – Una proposta per un Museo dell’Acqua, Chiesa San Michele Arcangelo, Sermoneta (LT) e Vocabolum Palazzo Fruscione (SA).

Museo Madre di Napoli

Pietro Lista “In controluce”

dal 17 Settembre 2025 al 17 Novembre 2025

dal Lunedì al Sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.30

Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00  – Martedì Chiuso 

Foto Pietro Lista Ph. Jacopo Naddeo

Foto Allestimento Mostra Ph. Amedeo Benestante 

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