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Bastano pochi giorni di cibo spazzatura per danneggiare la memoria

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
15 de septiembre de 2025
in Salud
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Bastano pochi giorni di cibo spazzatura per danneggiare la memoria
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Se negli ultimi giorni avete pasteggiato ad hamburger, nuggets di pollo e patatine, non è tanto del peso che dovreste preoccuparvi. Il cibo spazzatura ha un effetto molto più immediato sul cervello, e in particolare sulla capacità di immagazzinare tracce chiare e coerenti di quel che ci è successo. Uno studio pubblicato su Neuron dimostra che pochi giorni di junk food sono sufficienti ad alterare in negativo la memoria, perché mandano fuori giri un gruppo di neuroni dell’ippocampo implicati nella codifica dei ricordi. Fortunatamente, la memoria si può ripristinare tornando a una dieta sana. Un gruppo di scienziati della Scuola di Medicina dell’Università della Carolina del Nord (Stati Uniti) ha scoperto che un gruppo di neuroni dell’ippocampo (la centralina della memoria nel cervello) è sensibile assai più di quanto ci si aspettasse ai cibi ricchi di grassi. Le cellule in questione sono gli interneuroni che esprimono la colecistochinina (CCK), un ormone della sazietà che risponde ai pasti molto grassi e stimola il rilascio di ormoni digestivi e di insulina a livello del pancreas. Tra i compiti di questi interneuroni c’è quello di far funzionare «a tempo», con il ritmo corretto, i neuroni eccitatori piramidali, cellule dell’ippocampo incaricate della codifica dei ricordi. Quando questo processo fila liscio, i ricordi vengono registrati e immagazzinati in modo ordinato. Ma quando gli interneuroni CCK sono troppo stimolati, possono silenziare a cascata l’attività delle cellule piramidali, con effetti negativi sulla codifica dei ricordi e sulla memoria. Da tempo sappiamo che una dieta troppo ricca di grassi interferisce con il modo in cui il cervello assimila il glucosio, il suo principale «carburante». Nello studio sui topi, quattro giorni di cibo spazzatura hanno ridotto la disponibilità di glucosio nel cervello dei roditori, mandando gli interneuroni CCK in iperattività. Tutto questo ha generato problemi di memoria a cascata, per il meccanismo poco fa spiegato. Gli effetti negativi sulla memoria sono arrivati molto prima che i topi potessero sperimentare malattie metaboliche e aumento di peso. A scatenare l’iperattività nei neuroni ha contribuito una proteina, chiamata PKM2, che regola la reazione dei neuroni al glucosio, quando questo scarseggia. La prova di quanto la dieta può giovare o danneggiare la memoria è arrivata dal fatto che, quando l’alimentazione ricca di junk food è stata abbandonata in favore di una dieta sana, la disponibilità di glucosio è tornata nella norma, gli interneuroni CCK hanno smesso di attivarsi all’impazzata e i neuroni che essi controllano hanno ricominciato a organizzare i ricordi in modo ordinato. Le difficoltà dei topi nei compiti di memoria sono rientrate, e lo stesso effetto benefico è stato osservato dopo un periodo di digiuno intermittente – una pratica associata da alcuni studi a un effetto protettivo sulle demenze. Data la rapidità degli effetti del cibo spazzatura sulla memoria, un’ipotesi è che l’esposizione a lungo termine a questi alimenti ricorrenti nell’alimentazione «mordi e fuggi» dei moderni sistemi economici possa contribuire all’insorgere di malattie come l’Alzheimer; interventi per migliorare l’alimentazione potrebbero agire in modo protettivo sul cervello, prima ancora che sulle condizioni più direttamente associate all’aumento di peso.

Elisabetta Intini

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