Quella dell’uomo di Neanderthal è la prima specie umana estinta a essere stata scoperta (nel 1856) e la prima a cui sia stato dato un nome formale (nel 1864): Homo neanderthalensis. La paleoantropologia, l’archeologia preistorica e la genetica, combinandosi fra loro, ci hanno restituito l’immagine di un vero «fratello perduto», simile a noi e al tempo stesso molto diverso da noi: dotato di un grande cervello, di una corporatura possente, di una cultura materiale complessa e di qualche forma di pensiero simbolico. Grazie ai numerosi reperti fossili a nostra disposizione, conosciamo molto della biologia, dell’ecologia e del comportamento dei Neanderthal, che resta tutt’oggi la specie umana estinta più studiata, anche se c’è ancora molto da capire su aspetti della loro morfologia, in particolare quella della testa e del collo. Uno studio di morfologia funzionale condotto da ricercatori della Sapienza Università di Roma, dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana (ISIPU) e dell’Università di Pisa, ha messo in una nuova luce i meccanismi evolutivi che avrebbero portato alla conformazione cranio-facciale dei Neanderthal. I Neanderthal avevano una conformazione del cranio molto diversa dalla nostra: la scatola cranica era bassa e allungata all’indietro, con la fronte sfuggente, il viso largo e sporgente in avanti, rilievi marcati sopra le orbite e un naso decisamente grande. Anche il corpo era robusto e tarchiato, con arti relativamente corti, che indicano un adattamento ai climi freddi, anzi glaciali, nei quali i Neanderthal sono vissuti e i loro antenati si sono evoluti. La nuova ricerca si è concentrata sulle peculiari caratteristiche che riguardano il tratto cervicale della colonna vertebrale, la base del cranio e la faccia dei Neanderthal, cercando di comprenderne il significato funzionale ed evolutivo. A nord del Mediterraneo, le dure condizioni del Quaternario – con cicli glaciali alternati a fasi interglaciali – avrebbero innescato una serie di adattamenti progressivi, fra cui un collo corto e robusto, poco mobile, e un cranio fortemente integrato con il tronco. Questa struttura massiccia sarebbe stata anche vantaggiosa durante la caccia ravvicinata a grandi prede. Secondo i ricercatori, l’adattamento del collo potrebbe essere stato uno dei primi a emergere nel percorso evolutivo dei Neanderthal. Questo avrebbe poi condizionato lo sviluppo successivo della base del cranio e della faccia, con tutte le ripercussioni che riguardano sia la masticazione, sia la respirazione, contribuendo alla loro morfologia pressoché unica. Questa chiave di lettura mostra anche bene come un cambiamento iniziale possa innescare, nel corso dell’evoluzione, una «cascata morfo-funzionale» più estesa. «Lo studio è il risultato di anni di ricerche e di un consolidato interesse da parte di Fabio Di Vincenzo, Antonio Profico e mia per l’evoluzione dei Neanderthal. È stato reso possibile anche grazie all’integrazione con gli studi sulla biomeccanica della masticazione e della postura» spiega Giorgio Manzi, paleoantropologo al Dipartimento di Biologia Ambientale di Sapienza.



