«I monarchici sabaudi dell’Unione Monarchica Italiana hanno inviato alla presidente Meloni la richiesta di intitolare a Garibaldi il ponte sullo stretto. Ammesso che davvero si faccia quel ponte, i neoborbonici hanno inviato alla premier un breve dossier (con documenti) per chiederle di evitare quel nome e di dedicarlo magari alle Due Sicilie, coerentemente con gli aspetti storici e geografici di quei luoghi». Lo si legge in una nota del movimento Neoborbonico.
«Garibaldi – dicono – non fu affatto «simbolo della libertà e della fraternità tra i popoli». E lo riconobbe, dopo il 1860, lui stesso dichiarando che «non avrebbe rifatto la via dell’Italia meridionale temendo di esservi preso a sassate» (1868). Altro che «libertà e fraternità» giacobine/massoniche: i popoli del Sud furono deportati, massacrati o incarcerati e, dopo, costretti ad emigrare. L’unificazione non fu affatto il frutto di un «movimento popolare» se diamo un occhio ai numeri (circa 50.000 i «garibaldini» in grandissima parte del Nord tra disertori sabaudi e misteriosi congedati) e alla eroica resistenza (quella sì, popolare) definita in maniera mistificatoria ‘brigantaggio’. Garibaldi non fu affatto il simbolo della ‘indipendenza dalle pressioni straniere’, come dimostrano ormai documenti e tanti libri inoppugnabili e come dimostrano addirittura le recenti dichiarazioni del re d’Inghilterra che ha rivendicato il ruolo della sua nazione «nella unificazione italiana».
Alfredino Gasparre



