Da tempo si registrano segnali diretti che potremmo definire di “disagio” da parte della vita marina dei confronti degli umani

Negli ultimi tempi ci giungono varie segnalazioni, da diversi mari del mondo, di comportamenti inusuali da parte della fauna marina nei confronti degli esseri umani. Un quadro che ricorda l’intrigante trama de Il quinto giorno, il thriller ecologico di Frank Schätzing, in cui una serie di eventi catastrofici e di reazioni abnormi degli animali marini negli oceani rivelano un piano della natura per vendicarsi delle offese umane. Nella realtà la situazione non è ancora a questi livelli, ma da tempo si registrano segnali diretti che, un po’ eufemisticamente, potremmo definire di “disagio” da parte della vita marina dei confronti degli umani.

I saraghi che attaccano i bagnanti
I casi più recenti ci raccontano di anomali comportamenti di individui, per lo più giovani e prossimi alla metamorfosi, di sarago maggiore (Diplodus sargus) che in diversi punti con fondali sabbiosi dei mari campani e anche in Sicilia hanno iniziato a mordicchiare i piedi e i polpacci dei bagnanti. Gli esperti ipotizzano un accelerato metabolismo di queste e altre specie (es. salpe e occhiate) dovuto all’aumento delle temperature del mare che ne incrementerebbe la voracità innescando anche comportamenti anomali. A parte il fastidio e salvo casi particolari (si registra almeno un caso di ferite più profondi) o il pericolo di infezioni, il morso di questi pesci e innocuo per l’uomo, ma certo colpiscono atteggiamenti così particolari da parte di specie normalmente tranquille.

Le orche contro le barche
Molto meno lo sono invece le orche (Orcinus orca), che ormai da cinque anni hanno iniziato ad attaccare in modo sistematico diverse imbarcazioni medio-piccole, in particolare nello Stretto di Gibilterra e lungo le coste di Spagna, Portogallo e Marocco. I motivi anche qui non sono del tutto chiari, ma potrebbero essere causati, tra le varie cause, da una possibile reazione a un’esperienza traumatica con una barca, come ad esempio un incidente che ha provocato ferite a un individuo, oppure un comportamento ludico o sociale tra giovani, che cercano di sviluppare le proprie abilità di caccia e di interazione, anche se non mirato a un vero attacco predatorio. Non si tratta, infatti, di attacchi predatori, poiché le orche danneggiano “scientificamente” i timoni e le chiglie con colpi e speronate, e non li smembrano come per una caccia. In tutti i casi va detto che le orche, come anche altri cetacei, hanno un’intelligenza sviluppata e possono trasmettere le proprie esperienze anche ad individui del proprio gruppo che non le hanno vissute direttamente. Fatto sta che tutti questi comportamenti dovrebbero farci riflettere. Tra inquinamento (compreso quello acustico), aumento della presenza di imbarcazioni di ogni tipo, ingresso di specie aliene e ora i cambiamenti climatici, tutto l’ecosistema marino sta soffrendo pressioni mai viste a memoria d’uomo e non c’è da stupirsi se sempre più spesso potremmo assistere, anche a livello etologico da parte di varie specie, a situazioni nuove e totalmente anomale.
Cinzia Bagnale


