Nel 2025, sempre più viaggiatori si sono allontanati dalle classiche mete di vacanza in spiaggia e in città alla ricerca di esperienze esotiche. Così l’Antartide si è aggiunto a Groenlandia, Islanda, Kilauea, Patagonia e Kilimangiaro come meta dei viaggi-avventura, in un trend che non sembra fermarsi. Il numero di turisti che visitano ogni anno il continente bianco è passato da 20.000 a 120.000 negli ultimi due decenni, secondo l’Associazione internazionale degli operatori turistici dell’Antartide. In uno studio pubblicato sulla rivista Nature Sustainability, gli scienziati hanno denunciato che il boom turistico degli ultimi vent’anni sta aumentando l’inquinamento in Antartide e accelerando lo scioglimento della neve. Gran parte dell’inquinamento causato dall’aumento della presenza umana proviene dai mezzi di trasporto alimentati da combustibili fossili che rilasciano nell’ambiente particelle fini contenenti metalli pesanti. Ma non sono solo i turisti a popolare l’Antartide: anche l’espansione dei progetti di ricerca sta contribuendo a inquinare sempre più l’Antartide. I progetti di ricerca che si protraggono per un periodo di tempo prolungato possono avere un impatto fino a 10 volte superiore rispetto a quello di un singolo turista, ha affermato il coautore dello studio, Raul Cordero dell’Università di Groningen nei Paesi Bassi. Nelle zone dell’Antartide in cui è maggiore la presenza dell’uomo, la concentrazione di particelle fini contenenti metalli pesanti è 10 volte superiore rispetto a 40 anni fa, secondo quanto affermato dal un team internazionale di ricercatori nello studio «Heavy metal imprints in Antarctic snow from research and tourism». I ricercatori, provenienti da Paesi come il Cile e la Germania, hanno trascorso quattro anni in Antartide per misurare il livello di contaminazione. «La crescente presenza umana in Antartide solleva preoccupazioni riguardo agli inquinanti derivanti dalla combustione di combustibili fossili, compresi quelli provenienti da navi, aerei, veicoli e infrastrutture di supporto» afferma lo studio pubblicato su Nature Sustainability. Le navi che trasportano i turisti sono alimentate da combustibili fossili inquinanti, che sono la fonte di particelle fini contenenti sostanze come nichel, rame, zinco e piombo. «Tutta l’attività che ruota attorno a un singolo turista può contribuire ad accelerare lo scioglimento di circa 100 tonnellate di neve» spiega Cordero. Lo studio ha riconosciuto che sono stati compiuti «passi avanti significativi» nei tentativi di proteggere l’Antartide, come il divieto di utilizzare combustibili pesanti altamente inquinanti e l’adozione di navi ibride elettriche da parte dell’industria turistica. «Tuttavia, i nostri studi dimostrano che c’è ancora molto da fare per ridurre l’impatto delle attività umane in Antartide, tra cui accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e ridurre drasticamente l’uso di combustibili fossili» conclude lo studio.



