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I tatuaggi segreti della mummia siberiana sono stati riportarti alla luce

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
19 de agosto de 2025
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I tatuaggi segreti della mummia siberiana sono stati riportarti alla luce
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Avvolta dal silenzio millenario del permafrost siberiano, una donna dimenticata dal tempo riemerge per raccontare, con i suoi tatuaggi, frammenti di un mondo antico. Il suo corpo, conservato in un eterno inverno tra i monti Altai, custodisce una galleria invisibile a occhio nudo: un bestiario tatuato che unisce realtà e immaginazione, popolato da tigri in caccia, uccelli enigmatici e creature leggendarie. Apparteneva alla misteriosa cultura dei Pazyryk, una branca della grande famiglia scita che, oltre 2000 anni fa, dominava le vaste steppe eurasiatiche. L’eccezionale stato di conservazione della sua pelle, annerita e fragile ma ancora leggibile, è un dono raro: pochi resti umani della preistoria conservano tessuti così antichi. Ma come accadde per Ötzi, il celebre uomo del ghiaccio, anche questa mummia è rimasta intatta a causa all’abbraccio del gelo. È grazie alle moderne tecnologie che la sua pelle ha rivelato i suoi segreti. Il gruppo di ricerca, guidato da Gino Caspari, dell’Istituto Max Planck di Geoantropologia, ha utilizzato la fotografia nel vicino infrarosso per riportare alla luce una collezione stupefacente di immagini nascoste sotto la superficie scura. «Non si vede nulla a occhio nudo», spiega Caspari. «Ma sotto quella pelle si cela un intero universo visivo».  Le immagini rivelate e che sono state riportate su Antiquity, mostrano scene vivide: predatori selvaggi — tigri e leopardi — lanciati all’inseguimento di erbivori, mentre un grifone, creatura mitologica per metà aquila e per metà leone, sovrasta la scena. Sulle mani della donna, uccelli stilizzati — forse un gallo, forse un essere simbolico — sembrano vegliare silenziosi. «I tatuaggi Pazyryk combinano elementi realistici e fantastici», osserva l’archeologo Aaron Deter-Wolf, «ed è probabile che l’intento non fosse quello di rappresentare animali esistenti, ma archetipi o spiriti».  Il mistero si estende anche alla tecnica. Le analisi hanno mostrato che i tatuaggi furono realizzati con la tecnica della puntura diretta, una forma arcaica di hand-poking in cui un singolo ago, intinto in pigmenti neri derivati da fuliggine o cenere, viene inserito nella pelle punto dopo punto. Un’arte antica, precisa e lenta, che richiedeva abilità e maestria. Curiosamente, i disegni sull’avambraccio destro risultano più elaborati rispetto a quelli sul sinistro: forse furono eseguiti da mani diverse, o da artisti con gradi di esperienza differenti. Ma oltre all’estetica e alla tecnica, c’è un messaggio più profondo: questi tatuaggi erano più che ornamenti. «Erano segni d’identità, simboli rituali, forse narrazioni personali incise nella carne», afferma Caspari. «Ci mostrano che il tatuaggio, oltre 2000 anni fa, non era solo diffuso ma già sofisticato, frutto di conoscenze trasmesse e perfezionate nel tempo». E così, nel silenzio dei ghiacci, un corpo parla ancora. Con le sue immagini invisibili e la sua pelle silenziosa, ci sussurra storie dimenticate di cacce ancestrali, visioni sciamaniche e mani esperte che, punto dopo punto, hanno dato forma all’invisibile.

Luigi Bignami

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