Un incontro trilaterale per la pace in Ucraina tra Vladimir Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelensky si potrà tenere solo dopo che sui «punti fondamentali» i presidenti russo e americano avranno trovato un accordo: così all’agenzia Dire Andrej Kortunov, analista a lungo direttore a Mosca del Consiglio russo per gli affari internazionali (Riac). L’intervista si tiene dopo il vertice ad Anchorage, in Alaska. Secondo Kortunov, «dal punto di vista di Putin ci deve essere prima un accordo tra Mosca e Washington e solo dopo si potranno coinvolgere Zelensky e l’Europa».
Rispetto al vertice in Alaska l’esperto sottolinea che «non si è trattato né di una svolta, né di un fallimento, perché non è stata raggiunta un’intesa, ma si è comunque concordato di continuare il dialogo». Alcuni giorni fa, Trump aveva minacciato «conseguenze gravi» per la Russia nel caso di un mancato accordo in grado di porre fine alla guerra. Tra le ipotesi c’erano e ci sono le cosiddette «sanzioni secondarie», misure che colpirebbero entità non statunitensi che effettuano transazioni commerciali o finanziarie con Paesi o individui soggetti a sanzioni primarie americane. A rischio in particolare India e Cina, acquirenti di riferimento del petrolio e del gas russo.
Secondo Kortunov, però, dalle dichiarazioni rilasciate in Alaska sembra che il presidente americano non intenda almeno per ora imporre questo tipo di sanzioni. «Ciò per Putin è di per sé un risultato» sottolinea l’esperto. «In prospettiva molto dipenderà comunque dalla posizione dei partner commerciali della Russia: Xi Jinping e Narendra Modi incontreranno Putin a inizio settembre al summit dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, ma finora hanno mostrato un approccio fermo di fronte alle richieste degli Stati Uniti, come pure altri membri dei Brics, anzitutto il Brasile».
Un’altra domanda riguarda la dinamica militare del conflitto in Ucraina. «Per Putin il vertice è stato un successo nel senso che lo status quo gli va bene», commenta Kortunov, «perché ha l’iniziativa strategica sul campo di battaglia e con il tempo può rafforzare la propria posizione, imponendo un accordo alle controparti».
Ma qual è l’obiettivo di Mosca? «Nel 2024», ricorda l’analista, «il presidente russo ha detto di volere il riconoscimento delle cosiddette ‘nuove realtà territoriali’ in Ucraina, la neutralità di Kiev, che non dovrebbe dunque divenire membro della Nato, e poi restrizioni per le sue forze armate nonché una de-nazificazione rispetto ad alcune formazioni politiche e militari».
Il punto sarebbe però quanto, rispetto a queste richieste, ci possa essere flessibilità. «Sono precondizioni generali», sottolinea Kortunov, «e si sa che il diavolo sta nei dettagli».
Vincenzo Giardina



