Un gruppo internazionale di paleoantropologi ha realizzato una scoperta di grande valore nel sito di Ledi-Geraru, nella regione dell’Afar, in Etiopia: 13 denti fossili – risalenti a circa 2,6–2,8 milioni di anni fa – che indicano la presenza simultanea in un unico luogo di un Australopithecus sconosciuto e dei più antichi esemplari del genere Homo. Secondo Brian Villmoare, primo autore dello studio pubblicato su Nature, si tratta della conferma che Homo e Australopithecus coesistevano nello stesso periodo e nello stesso territorio africano. La scoperta conferma ancora una volta che non vi fu un’evoluzione lineare dei nostri trisavoli, bensì uno scenario ad albero intricatamente ramificato. Anche Kaye Reed, paleoecologa dell’Arizona State University e codirettrice del Ledi-Geraru Research Project dal 2002, ha sottolineato che «questa scoperta dimostra che la percezione evolutiva di scimmia-Neanderthal-uomo moderno è fuorviante: l’evoluzione umana forma un arbusto cespuglioso, con specie che coabitano, si estinguono e divergono». I 13 denti comprendono 10 attribuiti a due esemplari di Australopithecus, sufficientemente diversi da non combaciare con Australopithecus afarensis (la celebre «Lucy»), attualmente datata fino a circa 2,95 milioni di anni fa. Gli altri 3 denti presentano caratteristiche riconducibili al più antico Homo noto, quindi molto probabilmente un Homo habilis. Per ora, però, i ricercatori non hanno dato un nome alla nuova specie di Australopithecus: serviranno fossili più completi per una descrizione ufficiale. Il sito di Ledi-Geraru si trova in una regione geologicamente attiva, dove frequenti eruzioni vulcaniche hanno depositato ceneri ricche di feldspati (minerali ricchi in silice e altri elementi), utili per datare i livelli stratigrafici con metodi basati sul decadimento del potassio-argon: i denti sono incastonati tra due eventi eruttivi datati grazie a queste tecniche. Già nel 2013, lo stesso sito aveva restituito la mandibola LD 350-1 – il più antico reperto attribuito al genere Homo, risalente a circa 2,75–2,8 milioni di anni fa. Inoltre, risalenti a circa 2,6 milioni di anni fa, sono state rinvenute le prime industrie litiche olduvaiane. L’ambiente dell’epoca era molto diverso dall’attuale morfologia desertica: si trattava di pianure erbose attraversate da fiumi che sfociavano in laghi poco profondi, circondate da vegetazione fitta e ricche di fauna erbivora e acquatica. Non tutti gli studiosi, tuttavia, hanno accettato l’interpretazione che i denti appartengano a una nuova specie. Alcuni esperti mettono in guardia dal delineare l’Australopithecus scoperto come ex novo sulla base di soli denti, evidenziando possibili variazioni intraspecifiche o evolutive graduali. In ogni caso Villmoare e Reed osservano che, per ora, è certo che Homo e Australopithecus convivevano a contatto e le recenti scoperte ne sono una prova ulteriore, ma resta incerto se si confrontassero per le risorse, si ibridassero o se combattevano tra loro. Per risolvere queste domande sarà cruciale scoprire nuovi fossili, in particolare ossei, per poter analizzare anatomia, dieta (attraverso lo smalto dentale) e comportamenti.
Luigi Bignami



