Nella Cina imperiale, il tessuto di colore giallo, specialmente quello brillante, era riservato solo all’imperatore e alla sua famiglia.
Nella Cina imperiale, il giallo, soprattutto nella variante brillante, era il colore riservato esclusivamente all’imperatore e alla sua famiglia in quanto simbolo del potere assoluto e di un legame con il Cielo. Durante la dinastia Qing (1616-1912), il suo uso divenne rigidissimo e solo il sovrano poteva indossare il «vestito del drago», realizzato in seta gialla e ornato con draghi. Anche gli edifici dovevano rispettare il divieto: le tegole gialle erano riservate ai palazzi reali, come quelli della Città Proibita, a Pechino. Persino la carta gialla era interdetta ai comuni mortali, mentre gli editti imperiali venivano scritti su stoffe di seta di questo colore. Malgrado il divieto, l’imperatore poteva concedere a pochi eletti una magua gialla, ossia una giacca da cavallerizzo simbolo di grande onore, mentre i sacerdoti taoisti dovevano chiedere permessi speciali per usare quel colore nei rituali. Solo con il declino dell’impero Qing, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, il giallo si diffuse anche tra il popolo.
Massimo Manzo



