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Una sontuosa sepoltura dell’età del Bronzo riscrive il ruolo della donna nelle società antiche

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
15 de agosto de 2025
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Una sontuosa sepoltura dell’età del Bronzo riscrive il ruolo della donna nelle società antiche
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Nel cuore del deserto nord-orientale dell’Iran, nel sito archeologico di Tepe Chalow, emerge una scoperta straordinaria: la sepoltura più ricca mai rinvenuta appartenente alla cosiddetta Civiltà del Grande Khorasan (GKC), altrimenti nota nel panorama internazionale come il complesso Bactria–Margiana (BMAC). La tomba, catalogata come Sepoltura 12, custodiva i resti di una ragazza di meno di 18 anni, accompagnata da ben 34 oggetti funerari, tra cui spille in avorio, anelli e orecchini d’oro, manufatti in bronzo, pietre preziose o semipreziose come clorite, lapislazzuli, serpentino e calcare, oltre a diversi vasi in ceramica. Spiccano nella collezione una spilla di bronzo a forma di mano, che stringe una rosetta a dieci petali, e uno dei contenitori cosmetici in clorite decorato con motivi di serpenti e scorpioni. Accanto al collo è stato ritrovato un sigillo a timbro, raffigurante due piedi umani, un cerchio centrale e un semicerchio sospeso, incorniciato dentro un tondo perfetto. Il fatto che la giovane donna fosse accompagnata da un corredo così ricco e simbolicamente complesso suggerisce che rivestisse un ruolo di rilievo all’interno della sua comunità, nonostante la sua giovane età. In epoca del Bronzo, i sigilli erano simboli di proprietà e ruoli attivi nei commerci, suggerendo che potesse occuparsi o avere rapporti diretti con reti di scambio. Alcuni studiosi ipotizzano che un tale corredo possa indicare una posizione ereditaria, in cui la giovane era destinata a ricoprire un ruolo cerimoniale, religioso o politico. Questo è un elemento estremamente significativo per gli studiosi dell’età del Bronzo, perché mette in discussione molte delle ipotesi tradizionali sul ruolo delle donne nelle società antiche. L’interesse del dottor Ali Vahdati, ricercatore presso il Ministero iraniano del Patrimonio Culturale, insieme ai colleghi Raffaele Biscone, Roberto Dan e Marie-Claude Trémouille, nasce proprio dall’identificazione di reperti associati al patrimonio culturale del BMAC in territorio iraniano, ben oltre i suoi limiti tradizionali tra Battriana e Margiana. Per capire ciò va detto che il BMAC, o Complesso Archeologico della Battriana Margiana, è una civiltà dell’Età del Bronzo (circa 2300–1700 a.C.) scoperta in Asia Centrale, in aree che oggi corrispondono a Turkmenistan, Uzbekistan, Afghanistan e Iran nord-orientale. Il termine è stato coniato negli anni ’70 da archeologi sovietici per descrivere una cultura avanzata non legata alle civiltà mesopotamiche o indiane. I siti archeologici principali includono Gonur Tepe, Altyn-Depe e Dashly i quali si evidenziano per città fortificate con mura e torri, templi e palazzi complessi, artigianato raffinato in ceramica, metallo e pietra e pratiche religiose e rituali elaborate. In questo contesto il Grande Khorasan era un vasto orizzonte culturale esteso dall’attuale Turkmenistan e Afghanistan settentrionale fino alle valli montuose dell’Iran nord-orientale. Già all’inizio del secondo millennio a.C., il GKC/Khorasan intrecciava relazioni con civiltà come quella della valle dell’Indo (Mohenjo-daro) e le prime dinastie mesopotamiche.  Lungo il Golfo Persico e attraverso vaste regioni di Iraq, Pakistan e Iran, circolavano beni preziosi e materie prime, forse anche clorite estratta da zone nominate «Marhashi» nei testi mesopotamici. Tepe Chalow era collocata su un antico corridoio commerciale che continuò a essere vitale fino al Medioevo, un precursore della celebre Via della Seta.  Il sito ha restituito un vero e proprio grande cimitero del Bronzo, con tombe individuali – generalmente fosse piatte – e corredi che includono oggetti in bronzo, ceramiche caratteristiche e resti alimentari deposti in vasi da cucina, probabilmente offerte rituali. La cultura locale fu effettivamente rimpiazzata da un afflusso di genti GKC, portatrici di nuovi stili funerari e materiali distintivi. Il team di Vahdati ha già programmato analisi multidisciplinari sulla tomba 12 e altre sepolture del sito: analisi isotopiche e del DNA per ricostruire dieta e origini biologiche, studi tecnologici per identificare processi produttivi di metalli, ceramiche e pietre.

Luigi Bignami

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