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La grande muraglia verde in Cina provoca ogni anno un’epidemia di allergie

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
12 de agosto de 2025
in Salud
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La grande muraglia verde in Cina provoca ogni anno un’epidemia di allergie
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Dal 1978 la Cina ha piantato oltre 66 miliardi di alberi, creando nel nord del Paese una «grande muraglia» verde lunga 4.500 km2 e ampia 150.000 km2. Se da un lato ha permesso di frenare l’avanzata dei deserti del nord, come il Gobi o il Taklamakan, questo colossale progetto ecologico ha portato con sé un effetto collaterale inaspettato: un’epidemia di riniti allergiche. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Hazardous Materials, che ha verificato che il polline di una specie di artemisia (artemisia ordosica), la pianta più comune della muraglia, è fortemente allergizzante e viene prodotto in grandi quantità tra agosto e settembre. La provincia dello Shaanxi e la regione della Mongolia Interna sono quelle più colpite da questa epidemia di starnuti, occhi arrossati e asma: se in Cina la febbre da fieno (o rinite allergica) colpisce circa il 18% degli abitanti, a Yulin (nello Shaanxi) la percentuale degli allergici raggiunge il 27% e nella Mongolia Interna il 32%. Questo significa che chi vive vicino alla grande muraglia verde ha circa il doppio della possibilità di sviluppare allergie respiratorie. La colpa è del polline di artemisia ordosica, una pianta economica e facile da coltivare, all’epoca selezionata dalle autorità per riforestare la zona per la sua capacità di resistere a climi estremi, stabilizzare dune e frenare l’erosione del terreno. Il suo polline è fortemente allergizzante, poiché contiene cinque componenti volatili in grado di attivare i mastociti (le cellule del nostro sistema immunitario coinvolte nelle reazioni allergiche). Il problema è così diffuso che i governi locali hanno cominciato a muoversi urgentemente, trovando nuove specie di piante adattate all’ecosistema locale ma meno dannose per le persone, come pini o pioppi senza semi. Pechino ha investito 830 milioni di dollari per sostituire alcune artemisie con ginkgo biloba o susini e somministrare fitormoni ad alcuni esemplari allergizzanti per bloccare la formazione di nuovi boccioli. La notizia positiva è che la grande muraglia verde – effetti collaterali a parte – sta facendo il suo dovere: dal 2008 al 2018 la frequenza delle tempeste di sabbia a Pechino si è ridotta del 70%, e secondo le stime gli alberi piantati hanno assorbito il 5% delle emissioni industriali di CO2 prodotte dalla Cina tra il 1978 e il 2017.

Chiara Guzzonato

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