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La resa culturale americana: così Trump ha lasciato l’Unesco nella mani della Cina

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
23 de julio de 2025
in Mundo
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La resa culturale americana: così Trump ha lasciato l’Unesco nella mani della Cina

XI JINPING PRESIDENTE REPUBBLICA CINESE

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Trump lascia l’UNESCO in mano alla Cina. L’uscita annunciata degli Stati Uniti dall’agenzia dell’ONU per l’educazione, la scienza e la cultura, è una sorta di resa geopolitica. Pechino non aspettava altro, visto che da anni lavora silenziosamente per trasformare l’organizzazione in una vetrina del suo soft power, scrive il New York Times. Oggi l’UNESCO non è solo una lista di luoghi da visitare con la guida in mano. È un campo minato dove si gioca la partita dell’egemonia culturale. Mentre i patrimoni culturali diventano strumenti di legittimazione politica, la voce delle minoranze si spegne nel nome dell’equilibrio diplomatico. Dalle designazioni di siti storici fino all’intelligenza artificiale, la Cina si muove con abilità, piazzando uomini chiave, stringendo accordi strategici e spingendo la sua narrativa globale. Un funzionario cinese è oggi vicedirettore generale dell’agenzia, e secondo diversi diplomatici, il ruolo è stato guadagnato più con valigie di favori politici che con il curriculum. Gli Stati Uniti erano stati per decenni i maggiori finanziatori dell’UNESCO. Ma tra tagli, ritorsioni e accuse di «pregiudizio anti-israeliano», Washington si è gradualmente sfilata, lasciando a Pechino spazio e visibilità. Ora la Cina è prossima a diventare il principale contributore economico e guida di fatto nelle nuove linee strategiche: dall’espansione della Belt and Road Initiative alla promozione dei patrimoni culturali «con caratteristiche cinesi». Tra questi spiccano siti in Tibet e nello Xinjiang – territori dove la repressione etnica è realtà quotidiana. L’UNESCO, pur teoricamente garante della tutela del patrimonio e della diversità culturale, non ha battuto ciglio quando il governo cinese ha trasformato un palazzo sacro dei Dalai Lama a Lhasa aggiungendo padiglioni in stile han senza alcuna comunicazione preventiva. Non si tratta solo di templi e monasteri. La Cina ha anche agganciato l’UNESCO nel campo strategico dell’IA. L’agenzia ha collaborazioni con l’azienda cinese iFlytek per progetti educativi in Asia e Africa, proprio mentre la stessa iFlytek è nel mirino per il suo ruolo nella sorveglianza statale in patria. L’ambasciata cinese a Washington assicura che «le organizzazioni internazionali non sono arene per giochi geopolitici». David Killion, ex ambasciatore americano all’UNESCO, invece la pensa diversamente: «Abbiamo ceduto influenza culturale e intellettuale a una potenza autoritaria. Questo è un campo di battaglia, e stiamo perdendo». Trump, fedele al suo mantra «America First», ha preferito tagliare i fondi e sfilarsi dagli organismi multilaterali, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ha smantellato l’Agenzia per lo sviluppo internazionale, ignorato il valore del soft power e puntato tutto su forza economica e muscoli commerciali.

Mario Piccirillo

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