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L’epidemia di obesità è più legata a una dieta scorretta, che alla sedentarietà

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
23 de julio de 2025
in Salud
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L’epidemia di obesità è più legata a una dieta scorretta, che alla sedentarietà
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Una persona su 8 nel mondo è affetta da obesità, con i tassi di questa condizione raddoppiati, tra gli adulti, negli ultimi 35 anni. All’origine dell’eccesso patologico e cronico di peso, che pregiudica lo stato di salute complessiva, c’è uno squilibrio tra l’energia assunta attraverso l’alimentazione e quella spesa con l’attività fisica. Ma quale fattore conta di più? Una dieta sbagliata o una vita troppo sedentaria? In base a una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, l’alimentazione scorretta ha un ruolo più importante, nell’epidemia mondiale di obesità, rispetto alla mancanza di movimento. Un gruppo di scienziati della Duke University di Durham (Stati Uniti) ha concluso che, se è vero che nelle società industrializzate si bruciano meno calorie, questo dispendio energetico inferiore non è abbastanza basso da giustificare l’aumento così marcato dell’obesità: soltanto in Italia, 4 adulti su 10 sono obesi o in sovrappeso. L’obesità sarebbe allora maggiormente collegata alle scelte alimentari e al consumo di cibo eccessivamente calorico. Lo studio ha però sollevato alcune critiche sulla metodologia di analisi scelta, oltre a non chiarire le origini esatte dell’epidemia. Posto che sia davvero il tipo di alimentazione il principale colpevole, come è ormai comune convinzione, quali tipologie di cibi o quali abitudini alimentari sono maggiormente responsabili dell’obesità?  Gli scienziati hanno estratto da un database contenente i dati su migliaia di persone di tutti i continenti i dati sul dispendio energetico di 34 popolazioni con un diverso livello di sviluppo economico e con diversi stili di vita. Il dispendio energetico era stato calcolato con il metodo dell’acqua doppiamente marcata, nella quale, cioè, gli atomi di idrogeno e di ossigeno siano stati entrambi parzialmente sostituiti con isotopi poco comuni di questi elementi, così da usarli come traccianti mentre l’acqua bevuta transita all’interno del corpo. Quando bruciamo calorie, gli atomi di ossigeno nell’acqua che beviamo sono usati per formare la CO2 che esaliamo. Misurando quindi l’eccesso di idrogeno pesante nelle urine di una persona qualche giorno più tardi si riesce a stimare quanto, dell’ossigeno immesso, è stato trasformato in CO2, e quanta energia è stata bruciata. I ricercatori hanno poi calcolato quanto, di questo dispendio energetico, se ne fosse andato per le funzioni basali, come respirare o regolare la temperatura corporea, e quanto fosse invece legato all’attività fisica. Quando hanno adeguato i parametri di dispendio energetico trovati a fattori come l’età e le dimensioni corporee hanno osservato – come prevedibile – che nelle società più economicamente avanzate il dispendio energetico totale è minore. Per esempio una comunità rurale della Siberia, i Tuvan, brucia più calorie della persona media degli Stati Uniti.  Secondo i ricercatori, tuttavia, le differenze anche tra società industrializzate e non sono minime e variano molto: più probabilmente sono legate a differenze nelle energie spese per il metabolismo basale anziché per le calorie bruciate con l’attività fisica. Studi passati hanno infatti ipotizzato che nelle società rurali si bruci di più per mantenere attive e vigili le funzioni immunitarie perché si è esposti a più patogeni. In conclusione, le differenze nel dispendio energetico spiegherebbero appena il 10% della relazione tra obesità e sviluppo economico. Il rimanente 90% deve pertanto dipendere dal cibo. Siccome lo studio non ha raccolto dati sulla dieta dei partecipanti, non è chiaro quali elementi dell’alimentazione delle società industrializzate siano sotto accusa, anche se un eccesso di grasso corporeo è stato osservato nelle popolazioni più inclini a consumare alimenti ultraprocessati, eccessivamente ricchi di calorie. Gli autori della ricerca precisano inoltre che quanto trovato non vuole in nessun modo sminuire l’importanza dell’attività fisica, fondamentale per la salute in generale, oltre che per il controllo del peso corporeo. Tra le critiche mosse al lavoro ci sono invece aver incluso solo poche decine di persone provenienti da società rurali o di cacciatori-raccoglitori, e aver assunto in modo piuttosto arbitrario che si possa estrapolare l’energia spesa per le funzioni metaboliche di base da quella totale bruciata nelle varie popolazioni.

Elisabetta Intini

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