Negli Stati Uniti, nel momento dell’incoronazione a Presidente rieletto, Donald Trump presentò le sue intenzioni di governo con queste parole: ‘The revolution of common sense’, che tutti hanno tradotto con ‘buon senso’. Poi ha cominciato con la raffica di ordini esecutivi, firmati in diretta tv mondiale col suo pennarellone nero. America first e nazionalismo economico; deportazione di milioni di migranti, possibilmente da far vedere trascinati in catene; fuori dall’Organizzazione mondiale della sanità; basta parlare di crisi ambientale e cambiamento climatico e via libera alle trivelle americane per pompare petrolio e gas e produrre a più non posso cose americane; chiusura di programmi assistenziali e di uffici federali di controllo contro i malfattori; dazi contro il mondo e così via, fino all’annuncio degli annunci: con me le guerre finiranno entro poche ore. È passato un tempo sufficiente per una prima valutazione: questo ‘buon senso’ non si vede, anzi sembra solo qualcosa di terribile. E ripenso al nostro grande Alessandro Manzoni, che sicuramente il presidente Trump non conosce, quando parlando degli untori scriveva: ‘il buon senso c’era ma se ne stava nascosto per paura del senso comune’. Ed è proprio sul senso comune, a mio parere, che dobbiamo fare molta attenzione. Perché è su questo che la politica dei nuovi padroni populisti che imperano sta intervenendo, per cambiarlo e stravolgerlo, perché sia conforme e funzionale ai propri interessi. Per Trump, Putin, Erdogan e company il ‘buon senso’ è quello che dicono loro, gratta gratta alla fine significa non avere limiti, considerare la giustizia qualcosa di inutile, che impedisce l’affermazione dell’unica legge che prendono in considerazione: quella del più forte, e non fa niente se alla fine per terra restano morti e feriti. Colpa loro, sapendo di essere deboli non hanno pagato il ‘pizzo’ a quello forte per proteggerli. Il loro ‘buon senso’ ha sempre bisogno di nemici, di guerre da combattere e vincere a tutti i costi. Ecco dunque che ‘buon senso’ e ‘senso comune’, travolti dalla propaganda, diventano territori dove prospera il peggio, dove si afferma la violenza. Il grande problema che abbiamo di fronte è che tutto il nostro mondo oggi è in piena e profonda trasformazione sociale che investe anche le relazioni internazionali. Sono cambiamenti lo sviluppo tecnologico e l’intelligenza artificiale renderanno sempre più ampi e profondi. Dureranno a lungo, trasformeranno ancora di più la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, le famiglie e le nostre relazioni interpersonali. Cambiamenti che per forza di cose travolgeranno ancor di più il ‘buon senso’. Ma non sarà il ‘buon senso’ o il ‘senso comune’ a contrastare gli abusi e i conflitti che ‘lor signori’ per i loro interessi scateneranno. Bisogna guardare avanti, cercare soluzioni e parole nuove per coinvolgere, unire, far partecipare più persone possibile all’unica lotta condivisibile: quella per una vita non da ricchi ma ricca di buone cose, una vita degna, per tutti e non solo per qualcuno. Per non ritrovarci come il protagonista di una vecchia barzelletta che girava ai tempi del comunismo sovietico: un giorno viene affisso un grande manifesto nella piazza più grande, con uomini e donne felici e sotto lo slogan: ‘tra 5 anni vivremo nel comunismo realizzato’. Un signore dopo aver letto inizia a ballare e a cantare a gran voce suscitando curiosità. A chi gli chiede perché tanta allegria lui risponde: ‘ho un male incurabile tra poco sarò morto’.
Nico Perrone



