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Gli archivi astronomici di Hubble rivelano la possibile presenza di un pianeta orfano

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
8 de julio de 2025
in Ciencia
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Gli archivi astronomici di Hubble rivelano la possibile presenza di un pianeta orfano
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Nel maggio 2023, i telescopi terrestri del progetto OGLE hanno registrato un lampo luminoso molto breve in termini astronomici – appena otto ore – denominato OGLE 2023 BLG 0524, attribuibile a un fenomeno di microlensing gravitazionale. OGLE (Optical Gravitational Lensing Experiment) è un ambizioso progetto astronomico polacco, avviato nel 1992 e condotto dall’Università di Varsavia. Il suo scopo principale è lo studio dell’Universo attraverso la tecnica delle «microlenti gravitazionali», un metodo che sfrutta la curvatura della luce causata dalla gravità di oggetti massicci per rilevare corpi celesti altrimenti invisibili. In questo fenomeno, previsto già da Einstein, un oggetto di massa significativa agisce come lente, amplificando la luce di una stella o di una galassia più lontana mentre le passa accanto rispetto al nostro punto di vista qui sulla Terra. Quello che rende unico il caso di OGLE 2023 BLG 0524 è la casualità fortunata: il telescopio spaziale Hubble aveva immortalato la stessa porzione di cielo nel 1997, durante un altro evento di microlensing. Questo ha fornito una base di osservazione con un intervallo di ben 25 anni – il più lungo mai utilizzato finora – per capire cosa fosse l’oggetto che produceva la lente gravitazionale. La durata così breve dell’evento e l’assenza di una stella ben visibile rilevata nelle immagini di Hubble del 1997 e poi nel 2023 hanno indirizzato gli astronomi a considerare la possibilità che a produrre tutto ciò fosse un pianeta orfano. Questi mondi, espulsi dai loro sistemi originari, vagano liberi nella galassia senza stelle ospite. Forse anche il nostro sistema solare, ai suoi primordi, espulse dei pianeti che ora vagano orfani della loro stella madre, il Sole. Tornando alla scoperta recente, il rapporto spiega che il team guidato da Mateusz Kapusta dell’Università di Varsavia ha compiuto un’accurata ricerca nelle vecchie «fotografie» visive, non trovando tracce di alcuna stella vicino al potenziale oggetto-lente e quindi lo rende un pianeta vagante o orfano. Sulla base dei dati, la massa del presunto pianeta oscilla tra quella terrestre e quella di Saturno, a seconda della sua posizione – se nel disco galattico o nel bulbo centrale – che finora non è stata definita. Lo studio evidenzia il grande potenziale delle osservazioni archiviate: immagini realizzate per scopi diversi, come quelle del 1997, possono rivelarsi decisive anni dopo. Tuttavia, Hubble – pur potente – ha mostrato i suoi limiti: le immagini consentono di escludere solo stelle più luminose per telescopi del genere, ossia di magnitudine 21,7 (si ricordi che più è elevato il valore, meno luminoso è l’oggetto), mentre stelle più deboli o nane rosse, potrebbero non apparire nelle osservazioni. Lo studio è un banco di prova per le missioni future. Il James Webb Space Telescope, grazie alla sua sensibilità nell’infrarosso, potrebbe individuare stelle molto più deboli e fare luce sulla natura di oggetti di microlensing come questo. Ancora più ambiziosa è la missione Nancy Grace Roman, che debutterà nel 2027 e utilizzerà il microlensing per sondare la nostra galassia proprio alla ricerca di pianeti orfani. Secondo previsioni, potrebbe scoprirne migliaia, rivelando finalmente la vera abbondanza di questi «nomadi interstellari».

Luigi Bignami

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