Mentre Netanyahu candida Trump per il premio Nobel per la Pace, Israele è responsabile della morte di migliaia di palestinesi innocenti, molti bambini. E ora annuncia di voler costruire un campo di concentramento sulle macerie di Rafah. Un recinto sorvegliato dai militari, senza possibilità di uscita se non dopo «controlli di sicurezza». Il ministro della Difesa israeliano Katz lo chiama «città umanitaria». Il Guardian ha sentito un po’ di esperti di diritti umani che, invece, parlano di deportazione forzata, pulizia etnica, crimini contro l’umanità. Secondo un’inchiesta del quotidiano Haaretz, Katz avrebbe già ordinato all’esercito di preparare il trasferimento di massa verso quella che definisce una «zona sicura» destinata inizialmente ad «accogliere» (difficile non usare virgolette) circa 600.000 persone sfollate dalla zona di al-Mawasi. Ma l’obiettivo finale, ha detto il ministro israeliano, sarebbe «ospitare l’intera popolazione di Gaza», come anticamera di un «piano di emigrazione, che si realizzerà». Secondo Michael Sfard, uno dei più autorevoli avvocati israeliani per i diritti umani, non ci sono dubbi: Israele «ha elaborato un piano operativo per un crimine contro l’umanità. Non è niente di meno. Si tratta di trasferire la popolazione all’estremità meridionale della Striscia di Gaza in preparazione della deportazione al di fuori della Striscia». Sfard sottolinea anche l’incongruenza con le comunicazioni ufficiali dell’esercito: «Mentre il governo continua a definire la deportazione ‘volontaria’, la popolazione di Gaza è sottoposta a così tante misure coercitive che nessuna partenza può essere considerata consensuale in termini legali. Cacciare qualcuno dalla sua patria sarebbe un crimine di guerra. Se fatto su larga scala, diventa un crimine contro l’umanità». Katz ha lasciato intendere che i lavori per la «città umanitaria» potrebbero iniziare durante la eventuale tregua di cui stanno discutendo a Washington Netanyahu e Trump. «Se le persone vogliono restare, possono restare, ma se vogliono andarsene, dovrebbero poterlo fare», ha detto Netanyahu rilanciando l’idea di una «libera scelta» che, nei fatti, si scontra con una realtà fatta solo di bombe, sfollamenti e assenza di alternative. Nel frattempo, anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e altri esponenti della destra israeliana promuovono la costruzione di nuovi insediamenti nei territori di Gaza, come se il futuro della Striscia fosse già scritto. Secondo la Reuters piani simili per la creazione di campi, chiamati «aree di transito umanitario», erano già stati presentati in precedenza. Uno di questi, da 2 miliardi di dollari, portava il marchio della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), ma l’organizzazione ha smentito ogni coinvolgimento. Il professor Amos Goldberg, storico dell’Olocausto all’Università Ebraica di Gerusalemme, parla senza mezzi termini di «pulizia etnica» e accusa Katz di voler creare «un campo di concentramento o di transito per i palestinesi prima che vengano espulsi». «Non è né umanitario né una città», ha detto Goldberg. «Una città è un luogo dove hai possibilità di lavorare, di guadagnare denaro, di stabilire relazioni e libertà di movimento. Ci sono ospedali, scuole, università e uffici. Non è questo che hanno in mente. Non sarà un luogo vivibile, proprio come le ‘aree sicure’ sono invivibili ora».
Nando Grimaldi



