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Il nucleare in Italia, storie di prese in giro

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
6 de julio de 2025
in Ecología
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Il nucleare in Italia, storie di prese in giro
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Come noto l’Italia aveva rinunciato all’energia nucleare a seguito di referendum nel 1987 e 2011. Una volontà popolare che, a torto o a ragione, era stata ribadita in modo netto per ben due volte, ma che a quanto pare non era stata sufficiente ad archiviare in modo definitivo questa scelta a favore di altre soluzioni e in particolare delle energie rinnovabili. Da anni infatti la politica continua a «flirtare» con il nucleare e le potenti lobbies che lo spingono, sino a quest’anno, quando il governo di centro-destra del nostro Paese ha deciso di dare una decisa accelerata. A febbraio, infatti, il governo italiano ha approvato un disegno di legge «Delega al Governo in materia di energia nucleare» per il ritorno all’energia dell’atomo, segnando una svolta nella politica energetica del paese. Questa decisione, supportata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, mira a includere il nucleare come parte di un mix energetico sostenibile e decarbonizzato, senza abbandonare le fonti rinnovabili. Da notare che in realtà il ricorso al nucleare era comunque ritenuto come una possibilità già espressa dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) del gennaio 2023 (e successivamente aggiornato), in cui si prevedeva di coprire parzialmente (per una quota compresa tra l’11% e il 22%) con tale fonte la richiesta di energia. L’Italia ha poi di recente aderito (16 giugno 2025) ufficialmente all’Alleanza UE sul nucleare, rafforzando la cooperazione con altri paesi membri per lo sviluppo della tecnologia nucleare. Con queste ultime scelte politiche il nostro Paese ora intende valutare il ruolo del nucleare in modo «pragmatico e graduale», promuovendo la neutralità tecnologica e la sicurezza del sistema energetico. La strategia italiana considera lo sviluppo di reattori avanzati (il famoso «nucleare di quarta generazione»), inclusi Small Modular Reactors (SMR) e Advanced Modular Reactors (AMR), per applicazioni diverse. E peccato se ancora non ci sono centrali nucleari di quarta generazione completamente operative e commercializzate. Tuttavia, sono in fase di sviluppo e test alcuni reattori che rappresentano queste tecnologie «ultra innovative e sicure» con l’obiettivo di commercializzazione a partire dal 2030. La questione della gestione dei rifiuti radioattivi e dello smantellamento degli impianti esistenti è un aspetto centrale del dibattito e del disegno di legge e in realtà non è stato risolto. Comunque non preoccupatevi, l’energia nucleare è stata inclusa tra le attività sostenibili previste dal Regolamento Tassonomia dell’UE (Reg. (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020, dal Reg. delegato (UE) 2022/1214 della Commissione europea, del 9 marzo 2022). In tutti i casi se i comuni si opporranno ad avere depositi di stoccaggio di scorie radioattive sul loro territorio il ministro ha già detto che il Governo agirà di imperio. Naturalmente, se non vi saranno intoppi, ci vorranno almeno 10 anni per arrivare alla produzione di energia da queste nuove centrali che, come detto, ben che vada copriranno forse il 20% del fabbisogno nazionale, ma senza le quali, ascoltando una certa comunicazione politicizzata, sembra che noi rimarremmo al buio e al freddo in poco tempo. La scarsa credibilità e competenza di come la politica sta affrontando il tema dell’energia e in particolare quello dell’energia nucleare, non può infine prescindere dalla gestione delle centrali presenti in Italia che, con i referendum abrogativi, avevano smesso di funzionare (in alcuni casi senza mai neppure partire). Per esempio andando a vedere come ha lavorato la SOGIN spa, società pubblica che dal 1999, con finanziamenti che gravano sulle nostre tasche attraverso una quota nella bolletta elettrica, avrebbe dovuto smantellare le vecchie centrali e mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi. Fine lavori prevista nel 2019 poi slittati al 2036, considerato il poco che è stato fatto nel frattempo. Il che non ha impedito però che i vari manager e CdA che si sono succeduti e l’inadeguata attività aziendale ci siano costati oltre 4 miliardi (miliardi!) di euro, in quello che sembra a tutti gli effetti un clamoroso esempio di italico «poltronificio», come evidenziano le inchieste di Milena Gabanelli sul tema. Capite che con questo quadro di furberie, prevaricazioni, superficialità e incompetenza è difficile considerare credibile un tema che invece, per sua la natura complessa e delicata, andrebbe affrontato con ben altra competenza e trasparenza.

Armando Gariboldi

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