50 anni fa moriva Anibal Troilo , il re del tango argentino
di Generoso D’Agnese
Quello di Anibal Troilo non è un nome qualunque della grande storia italiana d’America. La sua è una traccia indelebile lasciata nel genere più romantico della musica popolare: il tango. E il suo nome ancora oggi viene accostato con orgoglio a quello di Gardel, considerato il mito “assoluto” della musica argentina.
Anibal Troilo nacque nel barrio del Abasto di Buenos Aires nel 1914, figlio di Felicia Bagnolo e di Annibale Carmelo Troilo. La sua ascendenza gli permise di respirare in casa la tradizione musicale italiana fin dalla tenerissima età e iniziò il suo percorso scolastico nel collegio Billinghurst di Cabrera, nel quale egli scelse l’indirizzo dell’Istituto commerciale intitolato a Pellegrini. Dotato di un talento intuitivo per la musica, Anibal fu affidato dal padre al maestro Juan Amendolaro, insegnante di “bandoneon” (l’equivalente organetto a due tempi) e nel giro di soli sei mesi terminò il suo apprendistato musicale, superando in bravura il suo stesso insegnante.
Il suo esordio, nello spettacolo, arrivò a undici anni, in occasione di un festival di Barrìo, nel cinema “Petit Colon” di Cordoba: chiamato a sostituire estemporaneamente un componente dell’orchestra di sala, il piccolo genio dell’organetto sbalordì tutti e si guadagnò istantaneamente il posto fisso nel complesso musicale. Due anni dopo, nel 1927 fu chiamato a far parte di un’orchestra per uno spettacolo formato da ballerine professioniste, al “Cafe Ferraro” di Cordoba. Nelle sue straordinarie esibizioni Troilo affascinò numerosi impresari dei locali argentini e tra questi Eduardo Ferri, che decise di scritturare il tredicenne prodigio musicale, e di trasformare Troilo da studente liceale a musicista professionista.
Per più di un anno il giovane italoargentino lavorò sotto contratto per Ferri ma ben presto il successo gli permise di svincolarsi dai legami e di formare un quintetto in proprio, esordendo – ancora una volta in una folta cornice di pubblico- al Palace Medrano di Ridvadavia. Il sodalizio resse diversi mesi, raccogliendo sempre ottimi risultati artistici. Ma il gruppo di Troilo decise di non rimanere insieme per formare un complesso stabile ed accettò le varie esperienze offerte ai componenti. Annibale venne contattato da Juan Maglio e dal suo sestetto e dopo una nuova esaltante esperienza al Café Germinal di Corrientes, nel 1930 passò a completare il sodalizio Vardaro-Pugliese, nelle esibizioni del Metropol di Lavalle, per accettare infine la collaborazione di Ciriaco Ortiz per lavorare nello spettacolo cabarettistico “Casanova”.
Il 1932 vide la nascita di una nuova orchestra, formata da Julio De Caro e da altri valentissimi musicisti, che debuttò al cinema “Astor” di Buenos Aires strappando numerosi applausi ai presenti. L’orchestra partecipò al primo Concorso Nazionale per Orchestre da Ballo e sconfisse nettamente tutti gli avversari con le sue esecuzioni di altissimi virtuosismo. Anibal Troilo, tra tutti, si mise in luce per la sua ormai straordinaria padronanza dello strumento, divenendo un vero punto fermo del tango argentino: chiamato a incidere le sue esecuzioni sul nuovo mezzo discografico, il ragazzo registrò una memorabile “Cumparsita” il 7 marzo del 1931, consegnando agli archivi storici un vero gioiello della musica popolare mondiale.
Anibal ormai era una vera star, chiamata dalle varie orchestre a valorizzare le esibizioni spettacolari e nel 1933 anche il Cinema decise di dare spazio al talentoso suonatore di bandoneon, chiamandolo a recitare nel film “Los tres berretines” con i compagni Jose Maria Rizzutti (al piano) e Vicente Tagliacozzo (al violino). Nello stesso anno Troilo venne invitato a completare il sestetto di Alfredo Gobbi e a dare il suo straordinario talento a un gruppo destinato a passare alla storia della musica argentina di tutti i tempi: il mitico “6” di Elvino Vardano. La memorabile orchestra raccolse infatti tutti i più grandi suonatori argentini e si esibì nei migliori locali del Sudamerica. Sul finire di quello straordinario anno, Anibal Troilo, cambiò ancora una volta casacca formando invece uno straordinario duo con Jorge A.Fernandez e strappando critiche entusiastiche da parte dei maggiori esperti di musica nazionale.
Il musicista italoargentino continuò per vari anni a dare il suo straordinario apporto solistico alle varie orchestre per le quali fu ingaggiato e nel 1936 si concesse un’altra incursione del mondo cinematografico, recitando nella pellicola “Radio Bar” in collaborazione con il cantante Alberto Villa. Scioltosi il gruppo “6” Anibal Troilo passò nel gruppo “Los Provincianos” e per questa orchestra realizzò altre straordinarie incisioni sotto l’etichetta RCA Victor.
Dopo anni da mercenario, arrivò per il bandeneonista il momento di costituire una sua personale orchestra. Affermato musicista, apprezzato compositore e grande trascinatore di pubblico, Troilo capì che era giunto il momento di formare una sua identità e iniziò la scalata alla consacrazione definitiva nel campo della musica. Salì per la prima volta sul palco nel 1937, debuttando con la sua orchestra il 1 luglio nel locale “Marabu”, mitico locale del quartiere Maipù, nel centro di Buenos Aires. Un anno dopo, per lo strepitoso musicista, coronò anche un altro sogno della sua vita, sposando Dudu Carachi, moglie con la quale avrebbe condiviso tutta la vita.
Con la sua orchestra intanto egli allietava tutte le notti della Buenos Aires che si dava appuntamento nel “Germinal”, nel cabaret “Florida”, nel “Casino Pigall”, nel “Parque Romano”, nel teatro “Artigas”, nel “Palermo Palace”, nel “Tibidado”. Troilo divenne anche un punto fermo delle maggiori stazioni radiofoniche dell’Argentina (Radio Splendit e Radio Mundo), e un pilastro della casa discografica RCA VICTOR.
Sintesi artistica di tre stili musicali eccezionali ( Pedro Maffia, Pedro Laurenz e Ciriaco Ortiz), Annibale Troilo riuscì a trasformarsi in vero e proprio maestro e talent scout per i giovani strumentisti che aspiravano a suonare nella sua orchestra e tra questi figurò anche un giovane fisarmonicista destinato ad altrettanto successo futuro: Astor Piazzolla.
L’italoargentino profuse grandi energie in tutti gli aspetti artistici nei quali ebbe modo di operare e iscrisse il suo nome anche nei lavori teatrali. Nel 1953 compose le musiche di “El Patio de la Morocha”, un musical di grande effetto (le parole furono composte da Catulo Castillo) che coronò il grande sogno del musicista e che replicò i suoi spettacoli per due anni ininterrotti al Teatro “ Enrique Santos Discepolo”. Troilo interpretò nell’occasione anche una significativa parte, unendo la sua arte a quella dell’artista Roberto Grela. Ritornato per qualche anno alle tournee (insieme a un folto gruppo di grandi virtuosi) delle grandi orchestre spettacolo, e a qualche sortita radiofonica, il musicista riprese nel 1960 il suo sogno teatrale musicando “Caramelos Surtidos” un’opera di E.S. Discepolo che venne rappresentata con successo nel teatro “Presidente Alvear”..
Il 1963 fu invece l’anno del grande successo discografico. Troilo ebbe infatti l’occasione di incidere un intero album musicale per la RCA VICTOR, intitolato “Troilo for Export”, inserendovi dodici dei suoi migliori pezzi strumentali. Il lavoro fu accolto con enorme successo in tutto il mercato sudamericano e attraversò anche l’Oceano permettendo all’artista di raccogliere incondizionati successi anche nel Vecchio Continente.
Compositore di numerosi pezzi fondamentali della musica argentina, Pichuco (questo il nome d’arte con il quale i suoi fan lo acclamavano) formò nel 1968 un quartetto di grandissimo valore artistico e incise una serie di tanghi e milonghe destinate a entrare nella storia di questo particolarissimo e sensuale ballo sudamericano. Accompagnato da Ubaldo de Lìo alla chitarra, da Rafael Del Bagno al contrabbasso, da Osvaldo Berlinghieri al piano e da un talentuoso Astor Piazzolla alla fisarmonica, Troilo registrò, due anni dopo, pezzi eccezionali come “El motivo”di Cobiàn e “Volver” di Gardel, confermando la sua assoluta padronanza della musica e toccando la quota di 485 motivi incisi su disco. Quella dei pezzi incisi fu però soltanto una delle coordinate con le quali era possibile misurare il successo della sua carriera. In qualità di compositore egli realizzò altri capolavori del genere musicale e lasciò ai posteri titoli quali “ Toda mi vida”, “Barrio de tango”, “Pa’ que bailen los muchachos”, “Garua”, “Maria”, “Sur”, “Romance de barrio”, “Che, bandoneon”, “Discepolìn”, “Responso”, “Patio mio”, “Una cancion”, “La cantina”, “Desencuentro” e “La ultima curda”.
Rimase musicista fino all’ultimo giorno della sua vita e il miglior epitaffio, in suo ricordo, lo espresse un anonimo poeta di Buenos Aires: “un 18 maggio, l’organetto decise di sfilarsi per sempre quella mano magnetica…” . Il 18 maggio del 1975.
Una mano italiana che aveva trascinato sulle piste milioni di ballerini e aveva unito con la sua musica migliaia di cuori innamorati.









