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«Il premio Nobel per la Pace a Trump»: inviata ad Oslo la candidatura ufficiale

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
26 de junio de 2025
in Mundo
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«Il premio Nobel per la Pace a Trump»: inviata ad Oslo la candidatura ufficiale

DONALD TRUMP PRESIDENTE USA, VOLODYMYR ZELENSKY PRESIDENTE UCRAINA

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Il giorno prima ha messo la firma sulla tregua tra Israele e Iran, il giorno dopo sull’aumento delle spese militari per i 32 Paesi Nato. Di certo Donald Trump si è ‘spacciato’ come un portatore di pace fin dal suo insediamento, quando annunciava di riuscire a mettere la parola fine alla guerra in Ucraina in pochi giorni. E il termine pace è sicuramente tra i suoi preferiti, anche se non ha esitato poi tanto a far partecipare l’esercito americano all’offensiva israeliana contro l’Iran e i suoi impianti nucleari. Insomma, più volte ha detto – tra le righe- che non gli dispiacerebbe ricevere il premio Nobel per la pace, visto tutto l’impegno che ci mette a negoziare, telefonare, parlare con i leader del mondo in guerra o in procinto di entrarci. E nel giorno del cessate il fuoco tra Israele e Iran, dopo la guerra dei 12 giorni, c’è chi ha voluto portare al Comitato Norvegese la sua candidatura ufficiale. A farlo è stato il deputato repubblicano Earl L. «Buddy» Carter, rappresentante della Georgia, che ha inviato ieri, martedì 24 giugno, una lettera al comitato per il Nobel, per avanzare il nome del Presidente Donald J. Trump al Premio Nobel per la Pace. A motivare la richiesta del riconoscimento al Tycoon è «il suo ruolo storico nel mediare un cessate il fuoco tra Israele e Iran e nell’impedire al più grande sponsor mondiale del terrorismo, l’Iran, di ottenere una testata nucleare». Nella lettera, il deputato Carter scrive infatti: «Il Presidente Trump ha intrapreso un’azione coraggiosa per promuovere la pace attraverso la forza e facilitare un cessate il fuoco che abbia posto fine alle ostilità». E ancora: «In una dichiarazione che da allora ha avuto risonanza in tutto il mondo- prosegue Carter- il Presidente Trump ha annunciato i termini di un accordo di cessate il fuoco completo e totale, elogiando sia Israele che l’Iran per il loro coraggio nel porre fine alla guerra». Il deputato prosegue: «In una regione afflitta da storica animosità e volatilità politica, una svolta di questo tipo richiede coraggio e chiarezza. Il presidente Trump ha dimostrato entrambi- sottolinea il repubblicano- offrendo al mondo un raro barlume di speranza». Per tutte queste ragioni, «presento con rispetto- conclude- la candidatura di Donald J. Trump, 47° presidente degli Stati Uniti, per il Premio Nobel per la Pace». In caso la proposta andasse a buon fine, Trump non sarebbe il quinto presidente Usa insignito del Premio Nobel per la Pace: il primo fu Theodore Roosevelt, nel 1906, «per la sua mediazione volta a porre fine alla guerra russo-giapponese e per il suo interesse per l’arbitrato, avendo fornito alla corte arbitrale dell’Aia il suo primo caso». Nel 1919 il riconoscimento andò a Thomas Woodrow Wilson, promotore della «Società delle Nazioni», quindi nel 2002 è stata la volta di Jimmy Carter, quando non ricopriva l’incarico presidenziale, «per l’impegno decennale nel trovare soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali». Ultimo premio Nobel tra i presidenti Usa, in ordine di tempo, è stato Barack Obama, nel 2009, «per i suoi straordinari sforzi tesi a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli». Quella di Buddy Carter, a dire il vero, non è la prima candidatura annunciata per Trump al Nobel: un giorno prima che gli Stati Uniti lanciassero attacchi contro l’Iran, il Pakistan aveva dichiarato la sua intenzione di «raccomandarlo formalmente» al Premio Nobel per la Pace. A motivare l’iniziativa è il riconoscimento del ruolo di Trump nell’aiutare India e Pakistan a raggiungere un cessate il fuoco, dopo la ripresa del conflitto all’inizio di quest’anno. Secondo il sito ufficiale del Premio Nobel, sono finora 338 i candidati per l’edizione 2025 del riconoscimento. Tra i ‘concorrenti’ di Trump figurano la cittadina francese Gisèle Pelicot, l’ex segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, i bambini di Gaza e lo scomparso Papa Francesco. Il vincitore sarà annunciato il prossimo 10 ottobre, mentre la cerimonia di premiazione si terrà il 10 dicembre a Oslo, in Norvegia.

Cristina Rossi

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