Sì è possibile dimagrire mangiando di più. Come? Aumentando il consumo di cibi con bassa densità calorica ma ad alto volume, come quelli ricchi di fibre e acqua, in modo da favorire il senso di sazietà e ridurre l’apporto calorico complessivo. Su questo principio si basa la dieta volumetrica, schema alimentare ideato dalla nutrizionista statunitense Barbara Rolls, sulla falsa riga di quello Mediterraneo.
«La dieta volumetrica – spiega il nutrizionista Fabio Mariniello – è un modello nutrizionale derivativo della più classica dieta Mediterranea e prevede l’utilizzo di alimenti poveri in macro-nutrienti e voluminosi nel piatto. Si prediligono carboidrati come gnocchi, patate e couscous che rispetto alle controparti amidacee classiche, come pasta, pane e riso, appaiono molto soddisfacenti all’occhio. Anche la pasta integrale è utilizzata. È molto consigliato l’utilizzo di verdure abbondanti, comprese quelle crude come i finocchi e le zucchine, che hanno un ridottissimo impatto calorico e sono ricche di acqua. Il pesce senza spine e la carne bianca sono le proteine migliori in assoluto in questo modello, poiché essendo magrissimi, consentono di mangiare porzioni maggiori».
Dott. Mariniello, quali sono i cibi che «ingannano» il cervello?
«Quelli che una volta cotti o preparati appaiono grandi, voluminosi, ricchi, sebbene apportino un contributo modesto alle calorie totali del programma. La dilatazione fisica dello stomaco una volta riempito di cibo invia un segnale di sazietà al cervello. L’obiettivo è proprio quello, oltre a spegnere l’effetto compulsivo/psicologico del piatto tipicamente piccolo (e/o apparentemente vuoto) di una dieta ipocalorica».
Come si compone un piatto volumetrico?
«Abbondante porzione di verdura, magari sia una cruda che una cotta. Si aggiunge un carboidrato molto idratato ed una proteina magra. Un esempio? Un couscous di zucchine e pollo grigliato con antipasto di insalata e succo di agrumi. E’ possibile usare anche dei formaggi magri».
Quali sono i vantaggi di questa dieta?
«Sono pochi, per lo più psicologici. E’ un approccio sensato per chi non ha la tempra mentale di affrontare una dieta, ma implica anche grande monotonia e ripetitività. Piattoni pienissimi delle medesime portate, che alla lunga portano a mollare».
Può essere una soluzione per dimagrire a lungo termine?
«Sì e no, dipende dal paziente. Sicuramente la motivazione fa la differenza. Il processo non è tra i più veloci, alla fine è una dieta mediterranea ristretta, che scarta o limita alcuni ingredienti. Il fattore noia potrebbe insorgere molto rapidamente».
Ha delle controindicazioni?
«Non possono seguirla tutti. Innanzitutto non è idonea per chi ha un cattivo rapporto col cibo, specialmente se ci si sposta verso i disturbi del comportamento alimentare. E’ diseducativa e approccia alla quota di cibo nel modo sbagliato, limitando le calorie ma dando l’illusione di mangiare. In secondo luogo non è idonea per coloro i quali soffrono di gastrite, reflusso o che si sono sottoposti a chirurgia bariatrica. Pasti troppo voluminosi possono dare effetti collaterali. E’ sconsigliata per chi ha problemi di calcolosi biliare, in quanto porzioni troppo generose/voluminose di verdura possono rallentare troppo la digestione e indurre colica biliare. Anche per chi soffre di stipsi può diventare problematica se l’apporto di acqua non è corretto».
Barbara Fiorillo



