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C’è un ricordo (perduto) dei pasti che ci fa mangiare più del dovuto

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
21 de junio de 2025
in Salud
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C’è un ricordo (perduto) dei pasti che ci fa mangiare più del dovuto
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Vi siete mai accorti che, se cenate perdendovi sui social, finite per mangiare molto più del dovuto? Una ricerca pubblicata su Nature Communications potrebbe spiegare questa e altre forme di overeating, un consumo di cibo superiore al bisogno. Una specifica popolazione di cellule cerebrali sembra infatti specializzata nel tenere una traccia precisa dei ricordi relativi ai pasti. Quando queste cellule non funzionano, per esempio a causa di una demenza, o non lavorano a dovere (perché siamo distratti), si tende a mangiare in quantità eccessive. Lavorando con i ratti in laboratorio, gli scienziati dell’Università della California meridionale hanno scoperto che, durante i pasti, i neuroni della regione ventrale dell’ippocampo (una struttura cruciale per l’apprendimento e il consolidamento dei ricordi) diventano più attivi: formano tracce mnestiche specializzate («engrammi») con tutte le informazioni rilevanti su quell’esperienza di consumo di cibo. «Un engramma è la traccia fisica che un ricordo lascia nel cervello. Gli engrammi dei pasti funzionano come sofisticati database biologici che memorizzano diversi tipi di informazioni, come il luogo e l’ora in cui si è mangiato», spiega Scott Kanoski, professore di scienze biologiche presso l’ateneo californiano e tra gli autori dello studio. Gli scienziati hanno sfruttato tecniche di visualizzazione avanzata per osservare in tempo reale come si formavano i ricordi relativi ai pasti nel cervello dei ratti. Hanno scoperto due cose: la prima è che la popolazione di cellule cerebrali individuata è specializzata esclusivamente nel tener traccia dei dati relativi al cibo consumato. Non a caso, quando i ricercatori hanno eliminato selettivamente quei neuroni, i ratti hanno accusato problemi nel ricordare dove si trovava il cibo, ma hanno conservato una normale memoria spaziale per tutti i compiti non relativi ai pasti. La seconda è che i neuroni che ricordano i pasti comunicano con la regione laterale dell’ipotalamo, un’area cerebrale che controlla l’appetito e i comportamenti alimentari. Quando questa connessione tra ippocampo e ipotalamo è stata interrotta, i ratti tendevano a mangiare troppo e a non ricordare le esperienze dei pasti precedenti. La scoperta potrebbe spiegare perché le persone affette da varie forme di demenza o lesioni cerebrali che interessino le aree citate, tendano a mangiare in modo irregolare o anche se l’hanno già fatto da poco, e abbiano spesso problemi di consumo eccessivo di cibo. Il loro sistema di codifica dei ricordi dei pasti non funziona come dovrebbe. Inoltre, lo studio aiuta a capire meglio perché mangiare distrattamente, per esempio davanti al cellulare o alla tv, peggiori la memoria dei pasti consumati e porti a mangiare più del dovuto. Gli engrammi dei pasti si formano infatti durante le brevi pause tra un morso e l’altro, quando i ratti alzano il muso dal cibo per esplorare l’ambiente in cui si trovano e «rendono conto» di quanto sta accadendo. Se non permettiamo al nostro cervello di fare altrettanto, perché lo teniamo impegnato con stimoli continui e poco rilevanti, cancelliamo questi momenti di consapevolezza che servono ai neuroni dell’ippocampo a registrare la totalità dell’esperienza. Infine, lo studio potrebbe fornire nuove strategie per contrastare l’obesità, che prevedano di migliorare il ricordo dei pasti consumati e sfruttarlo per regolare i comportamenti alimentari.

Elisabetta Intini

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