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Cosa ci faceva un’antica scarpa oversize vicino al Vallo di Adriano?

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
17 de junio de 2025
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Cosa ci faceva un’antica scarpa oversize vicino al Vallo di Adriano?
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Un gruppo di archeologi del Magna Project ha trovato vicino al Vallo di Adriano tre scarpe di cuoio, tra cui una enorme che corrisponderebbe all’attuale numero 48. La scoperta è avvenuta durante gli scavi archeologici intorno a un fossato difensivo, definito «spacca-caviglie», vicino al piccolo forte romano di Magna (conosciuto anche come Carvoran) a circa 11 chilometri a ovest di Vindolanda, un’altra fortificazione nota per l’eccezionale conservazione di tavolette scritte, medaglie militari e scarpe in pelle, nel nord dell’Inghilterra. Quando nel 122 Adriano visitò la Britannia si rese conto che il limes (il confine) più settentrionale dell’impero era inadeguato. Fissare i confini divenne così un aspetto essenziale della politica dell’imperatore filosofo che, succeduto a un guerriero e conquistatore come Traiano, aveva capito che l’impero aveva ormai raggiunto la sua massima estensione. Le continue sollevazioni della Britannia Settentrionale lo indussero, quindi, a programmare i lavori di costruzione del Vallo, fin dai primissimi anni del suo regno. Fin da subito fu chiaro che il serpentone di pietra che si estendeva per circa 118 chilometri (80 miglia romane) non sarebbe bastato a difendere l’impero dagli assalti dei barbari. Fu deciso dunque di creare un doppio fossato a sud della strada per isolare la zona militare da quella civile e si decise di aggiungere una serie di forti lungo il percorso del muro. Furono costruiti quindi una quindicina di forti posti a mezza giornata di marcia l’uno dall’altro, dotati di rifornimenti per almeno un anno e di ospedali da campo per rimettere in sesto gli ausiliari romani. Durante gli scavi all’esterno del muro nord di Magna, sul fondo di un fossato è stato trovato uno «spacca-caviglie»: ovvero una fenditura stretta e profonda che, una volta nascosta dall’acqua, faceva inciampare i soldati nemici, rompendo loro la caviglia e intrappolandoli. All’interno del fossato, gli archeologi hanno scoperto tre scarpe e brandelli di cuoio conservati per secoli grazie all’ambiente privo di ossigeno. Due delle scarpe sono in buone condizioni. Una ha ancora parte del tacco e dei chiodini (hobnails) sotto la suola. «Questo ritrovamento è importante anche perché mostra come venivano realizzate le calzature romane», ha spiegato Rachel Frame, una delle archeologhe del Magna Project, «La suola era composta da più strati di cuoio, tenuti insieme da stringhe, cuciture e chiodini, ma poiché mancava la parte della punta, non è stato possibile stimarne la misura. Una seconda scarpa, trovata sul fondo dello «spacca-caviglie», era intatta invece e la suola misura 32 centimetri di lunghezza — l’equivalente di un numero 48».

Paola Panigas

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