Gazzettino Italiano Patagónico
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial
No Result
View All Result
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial
No Result
View All Result
Gazzettino Italiano Patagónico
No Result
View All Result
Home Cultura

Il piccolo grande eroe di Gualdacanal

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
14 de junio de 2025
in Cultura, Historia, Sociales
0
Il piccolo grande eroe di Gualdacanal
19.5k
SHARES
19.5k
VIEWS
Ho condiviso su FacebookHo condiviso su Twitter

A Guadalcanal, nelle isole del Pacifico, un giovane soldato italo-americano conquistò –

primo tra gli americani –   la medaglia d’onore del Congresso

di Generoso D’Agnese

 Era un inferno di fuoco, quello che accolse le truppe americane che avevano messo piede sulle spiagge laviche  di una sconosciuta isola (fino ad allora) dell’arcipelago delle Salomone, nell’Oceano Pacifico. Era settembre  del  1942 e l’inferno durò per trentasei giorni culminando in una sanguinosa carneficina che lasci” sul terreno migliaia  di combattenti. La vittoria and” 57 anni fa, nella battaglia più sanguinosa sostenuta dal Corpo nei 168 anni della  sua storia, ai Marines degli Stati Uniti, e il nome di Guadalcanal, entrò a far parte delle pagine della storia  dell’ultimo conflitto come il primo riscatto totale degli americani nei confronti della potenza bellica giapponese. 

Nei libri di storia americana entrò anche un ragazzo  di nome John Basilone, americano naturalizzato e figlio di  emigranti italiani residenti a Raritan, cittadina del New Jersey. All’epoca dei fatti aveva 29 anni ed il grado di  sergente. Divenne il primo militare americano decorato con la medaglia d’onore del Congresso Americano: tre  anni più tardi  fu decorato anche con la Navy Cross della Marina, ma quella che venne premiata fu soltanto una  bara; il ragazzo infatti era deceduto nella battaglia di Iwo Jima, il tracollo definitivo dell’esercito nipponico , prima  delle devastanti bombe atomiche.

 La storia di John Basilone riassume forse meglio di altre lo spirito con cui tanti figli di emigranti abbracciarono,  durante l’ultimo conflitto, la causa americana. Nati da genitori che con fatica si erano integrati nella società  nordamericana, avevano ereditato da questi l’intimo ringraziamento per l’occasione offerta e la certezza di  combattere per una causa comunque giusta. Anche John era figlio dell’emigrazione massiccia nel Nuovo  Mondo. Il padre, Salvatore, era nato a Benevento, in Campania, e si era portato dietro l’arte della sartoria; la  madre, Dora Bencinvengo proveniva da una famiglia italo-americana originaria di Napoli e diede alla luce 10  figli. Tra questi  John era il più dotato fisicamente. Il ragazzo amava lo sport e si dedicò con successo a varie  specialità. A 17 anni chiese ai genitori di poter svolgere il servizio militare nel corpo dei Marines e partì per un  periodo di 3 anni alla volta delle Filippine. Nelle isole del Pacifico Basilone si distinse soprattutto per l’abilità nella  boxe, diventando campione della categoria ultraleggera della Golden Glove Boxing (il suo soprannome era  Manila John). Tornato a casa si dedicò a vari lavori nella zona di Raritan , paese di residenza, ma questo non gli  impedì di tornare in divisa al momento dello scoppio della guerra con il Giappone. Era il 1940 e gli americani  avevano appena subito lo smacco di Pearl Harbor: nella gente c’era rabbia e voglia di riscatto e l’America  cercava modelli per pubblicizzare lo spirito libertario e nazionale. 

Basilone, suo malgrado, si ritrovò ad essere il simbolo di quella nazione nel settembre del 1942. Nella fitta  boscaglia tropicale di Guadalcanal, durante una tempesta, egli si ritrovò a dover fronteggiare un improvviso

attacco nipponico. Trovatosi solo e circondato da due compagni seriamente feriti, Basilone affrontò con  eccezionale coraggio gli attacchi di nemici in numero preponderante riuscendo a respingerli da solo e portando  in salvo i commilitoni. Il gesto passò rapidamente di bocca in bocca trasformando il giovane italo-americano  nell’incarnazione del mito nazionale. I giorni di John cambiarono radicalmente. Accolto trionfalmente dal sindaco  Fiorello La Guardia (altro figlio dell’emigrazione italiana) al suo arrivo nell’aeroporto di New York, il sergente dei  marines divenne il mezzo principale della campagna di arruolamento volontario. Ammaliati dalle convincenti  parole di Basilone tanti ragazzi corsero a vestire la divisa e a buttarsi nell’infernale calderone della guerra. 

 Il ragazzo italo-americano girò in lungo e in largo gli Stati Uniti, si mostrò sul palco in compagnia delle celebrità cinematografiche dell’epoca, rilasciò fiumi di interviste, raccolse in favore del dipartimento della Difesa 1,5 milioni  di dollari in pochi giorni….. ma non cambiò il suo carattere schivo e riservato. Alla folla che lo acclamava eroe egli  ripeteva che solo una parte della medaglia d’onore gli apparteneva, e che la gran parte apparteneva ai ragazzi  morti a Guadalcanal. In quei mesi di vita di rappresentanza John trovò anche il tempo di sposare Lena Riggi.

Un matrimonio consumato in tutta fretta: dopo poche settimane il sergente era di nuovo in volo per partecipare  alla fase conclusiva dell’avanzata americana nel Pacifico. Inquadrato in una neonata divisione di Marines, scese  dal piedistallo per rivestire i panni del semplice soldato e partecipò alla battaglia di Iwo Jima, la più sanguinosa  di quelle combattute dal corpo dei Marines nei 170 anni della sua storia. La battaglia infuri” per 36 giorni e gli  americani persero 7000 uomini sulle nere spiagge dell’isola, cercando di liberare ogni singolo anfratto dalla  disperata e fanatica difesa  dei nemici. Basilone combatté fino all’ultimo con coraggio e abnegazione trovando la  morte a causa dell’esplosione di una mina. E torn” a casa decorato una volta di più con medaglie alla vittoria, e  all’eroismo. Sepolto con i massimi onori nel cimitero di Arlington, a Washington, Basilone trovò nell’amico Philip  Orlando un tenace conservatore della propria memoria: grazie a Orlando oggi, nella città di Raritan,  possibile  sostare ai piedi di una statua raffigurante Basilone e dedicata al ricordo del figlio più caro di questa città del New  Jersey. Un ricordo nel quale possono essere inseriti anche gli altri 11 italo-americani decorati con la medaglia  d’onore del Congresso americano.

Ho condiviso l'articolo

  • Haz clic para compartir en Facebook (Se abre en una ventana nueva) Facebook
  • Haz clic para compartir en X (Se abre en una ventana nueva) X
  • Haz clic para compartir en LinkedIn (Se abre en una ventana nueva) LinkedIn
  • Haz clic para compartir en X (Se abre en una ventana nueva) X
  • Haz clic para compartir en WhatsApp (Se abre en una ventana nueva) WhatsApp

Me gusta esto:

Me gusta Cargando...
Tags: Generoso D AgneseHistoria
Previous Post

MARCHE, LEONARDI (FDI): RICCI NON PRESENTA ANCORA PROGRAMMA ELETTORALE

Next Post

L’export cresce nel primo trimestre 2025

Next Post
L’export cresce nel primo trimestre 2025

L'export cresce nel primo trimestre 2025

Gazzettino Italiano Patagónico

© 2026 Gazzettino Italiano Patagónico tutti i diritti riservati Pagina realizzata da GDS Contenidos + RecreArte

Gazzettino Italiano Patagonico

  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial

Compartí el Gazzettino

No Result
View All Result
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial

© 2026 Gazzettino Italiano Patagónico tutti i diritti riservati Pagina realizzata da GDS Contenidos + RecreArte

 

Cargando comentarios...
 

    %d