Demenza e sarcopenia sono patologie caratteristiche della terza età. Sempre più comuni in una popolazione che, come la nostra, continua ad invecchiare. Ma anche drammaticamente poco conosciute dalla popolazione e persino dai professionisti della salute. E per questo si tratta di disturbi poco diagnosticati, sotto curati, e per i quali non si fa prevenzione come si dovrebbe. A lanciare l’allarme sono i geriatri italiani nell’ultimo congresso che si è tenuto a Modena lo scorso maggio. La sarcopenia è una condizione patologica caratterizzata dalla progressiva perdita di massa, forza e funzionalità muscolare. Colpisce tra il 5 e il 10 percento degli anziani che vivono nel proprio domicilio, ma la percentuale cresce fino al 30 percento nelle strutture residenziali e supera il 37 percento nei reparti ospedalieri per acuti. «La sarcopenia è ancora largamente sottostimata e sottodiagnosticata, nonostante le sue gravi conseguenze sulla qualità della vita, sull’autonomia e sui costi del sistema sanitario – spiega Liliana Mazza, Presidente SIGOT Young – I sintomi sono spesso scambiati per semplici segnali dell’età che avanza, ma indicano invece una condizione patologica ben precisa e potenzialmente disabilitante. Una recente metanalisi pubblicata su ‘European Geriatric Medicine’ (gennaio 2025) ha evidenziato una scarsa consapevolezza sia tra i professionisti sanitari sia tra la popolazione. Il termine «sarcopenia», inoltre, viene cercato online oltre 50 volte in meno rispetto a «demenza» e più di 30 volte in meno rispetto a «osteoporosi», segnalando un grave ritardo culturale nell’attenzione alla salute muscolare». Se trascurata, la sarcopenia può avere importanti ripercussioni sulla qualità di vita e la salute degli anziani, complicando le azioni quotidiane e aumentando il rischio di incidenti, cadute, e quindi fratture, ospedalizzazioni e mortalità. Per questo – spiegano gli esperti Sigot – è importante aumentare la consapevolezza dei rischi di questa patologia, perché con le giuste attenzioni è possibile provenirne l’insorgenza con pochi, semplici, accorgimenti. «Un’adeguata assunzione proteica (fino a 1,5 g/kg al giorno per chi è già affetto), una regolare attività fisica e, se necessario, l’integrazione di vitamina D rappresentano le armi più efficaci per contrastarla – aggiunge Mazza – Per ottenere risultati concreti è fondamentale un approccio multidisciplinare e una maggiore diffusione della consapevolezza tra operatori sanitari e cittadini. In quest’ottica, la Sigot ha avviato un’indagine interna per misurare il livello di conoscenza della sarcopenia tra i suoi soci e sviluppare strategie concrete per migliorare prevenzione, diagnosi e trattamento». Altro tema di grande importanza con l’allungamento della vita media è quello della salute cognitiva. Stando ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi in Italia vivono oltre un milione 200mila persone con demenza, a cui vanno aggiunti circa un altro milione di soggetti con disturbo cognitivo lieve, vero campanello d’allarme per un’evoluzione in forma più grave. La demenza è un problema che impatta non solo sul paziente ma anche sui suoi familiari e caregiver, per i quali il cui carico assistenziale può tradursi in stress, disturbi del sonno e rischi per la salute fisica ed emotiva. Una diagnosi tempestiva – spiegano dalla Sigot – e la presa in carico con la Valutazione Multidimensionale Geriatrica consentono di intercettare precocemente bisogni sanitari, sociali e ambientali, migliorando gli esiti clinici, la qualità di vita e riducendo ricoveri e costi socio‐sanitari. E purtroppo, è qualcosa che non si fa ancora abbastanza spesso, e con uniformità sul territorio nazionale. Proprio a Modena, sede del congresso Sigot, è stato realizzato negli anni un modello integrato che unisce ospedale, territorio e comunità per prendersi cura dei pazienti e per favorire un invecchiamento attivo. Si tratta di una rete guidata dalla Geriatria Territoriale dell’Ausl di Modena. Una squadra multidisciplinare che potrebbe rappresentare un modello virtuoso da adottare anche in altri territori, con 90 professionisti (geriatri, infermieri, psicologi, terapisti occupazionali, dietisti e chinesiologi) che opera su tutto il territorio provinciale, in stretto collegamento con ospedali, Case della Comunità, medici di medicina generale, specialisti territoriali e ospedalieri (compresa l’area della salute mentale) e servizi sociali. «La vera forza del modello modenese è stata ed è la capacità di integrare cure mediche, interventi sociali e attività di prevenzione, attraverso una rete capillare di servizi e progetti dedicati alla terza età – sottolinea Andrea Fabbo, Vicepresidente SIGOT e «fondatore» della geriatria territoriale modenese – Questo modello, oltre ad essere ben radicato e funzionante nella realtà locale e regionale, dovrebbe essere di stimolo per altri territori».
Simone Valesini



