Urne chiuse per la seconda giornata giornata di votazione per i cinque referendum abrogativi su cittadinanza e lavoro. I 61.591 seggi, in tutta Italia, sono ripartiti questa mattina alle 7 e sono stati chiusi alle 15. Si è votato anche nei 13 Comuni sopra i 15mila abitanti per i ballottaggi e nei 7 Comuni al primo turno in Sardegna. Secondo i primi dati del Viminale relativi a quasi 21mila sezioni su oltre 68mila, è di 28,89% la percentuale di elettori che si è recata alle urne per votare i cinque quesiti referendari su lavoro e cittadinanza. Il dato finale, seppure ancora parziale, è lontano dalla soglia del quorum fissato sopra il 50%. Al centro della consultazione c’erano i quattro quesiti relativi alla disciplina del lavoro e uno sulla cittadinanza per stranieri residenti. Nonostante la portata dei temi, il traguardo del quorum – ovvero la partecipazione del 50% +1 degli aventi diritto – appare ancora distante. I quattro quesiti referendari sul lavoro puntavano a modificare alcune delle norme chiave introdotte dal Jobs Act e da riforme successive: reintegro in caso di licenziamento illegittimo, maggiore indennizzo per chi lavora in piccole imprese, reintroduzione dell’obbligo di causale nei contratti a termine sotto i 12 mesi e responsabilità solidale negli appalti per gli incidenti sul lavoro. Il quinto quesito riguardava invece la riduzione da 10 a 5 anni del requisito di residenza legale in Italia per gli stranieri extracomunitari maggiorenni che vogliono richiedere la cittadinanza. Per la prima volta, è stato introdotto il voto fuori sede per chi si trova lontano dal comune di residenza per studio, lavoro o motivi di salute, a condizione che fosse stata fatta richiesta entro le scadenze previste. Anche gli iscritti all’AIRE e gli italiani temporaneamente all’estero per almeno tre mesi hanno potuto partecipare, sempre previa richiesta.
Maria Anzalone



