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Il Perù non smette di sorprendere: ritrovate più di 100 strutture della civiltà Chachapoya

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
7 de junio de 2025
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Il Perù non smette di sorprendere: ritrovate più di 100 strutture della civiltà Chachapoya
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Un’autentica rivoluzione archeologica sta scuotendo le Ande del nord-est peruviano. Il World Monuments Fund (WMF) ha annunciato la scoperta di oltre 100 strutture finora sconosciute nel sito di Gran Pajatén, gioiello della civiltà Chachapoya nascosto nella fitta vegetazione del Parco Nazionale Río Abiseo (Patrimonio Mondiale dell’UNESCO). Finora si conoscevano appena 26 edifici, ma grazie a una spedizione condotta tra il 2022 e il 2024, il quadro è cambiato. Con tecniche di mappatura avanzata come il LiDAR (Light Detection and Ranging), una tecnologia che usa impulsi laser per misurare con precisione la distanza tra un sensore e un oggetto (funziona emettendo un raggio di luce e calcolando il tempo che impiega a tornare dopo aver colpito una superficie, la fotogrammetria e il rilevamento topografico) gli archeologi sono riusciti a penetrare la cortina verde della foresta nebulare (tipo di foresta umida sempreverde tropicale o subtropicale, caratterizzata da una copertura di nuvole a bassa quota) e ricostruire con precisione il volto nascosto di Gran Pajatén — senza toccare un solo albero. «Non si tratta più di un sito isolato, ma di un nodo chiave in una vasta rete di insediamenti preispanici interconnessi», ha spiegato Juan Pablo de la Puente Brunke, direttore del WMF in Perù. Conosciuti come il popolo della foresta nebulare, i Chachapoya vissero tra il VII e il XVI secolo costruendo città e santuari sospesi tra le nuvole, tra i 2.000 e i 3.000 metri d’altitudine. Si distinguevano per l’architettura circolare, i fregi geometrici e le tombe a picco sulle montagne. Pur resistendo a lungo agli Inca, furono infine assimilati dall’impero poco prima dell’arrivo degli spagnoli. Scoperto negli Anni ’60, Gran Pajatén ha affascinato generazioni di archeologi per i suoi edifici riccamente decorati e la posizione spettacolare nel cuore della foresta tropicale. Gran parte del sito era ancora un mistero: nascosto, inaccessibile, fragile. Oggi, con le nuove tecnologie, prende finalmente forma. «Quello che abbiamo scoperto non è solo sorprendente per quantità, ma anche per come siamo riusciti a farlo», ha commentato Bénédicte de Montlaur, presidente e CEO del WMF. «Abbiamo raccolto dati scientifici e immagini straordinarie, proteggendo al contempo un ecosistema tra i più delicati al mondo». Le ricerche indicano che Gran Pajatén era abitato almeno dal XIV secolo, forse molto prima. Tracce di una rete di strade preispaniche lo collegano ad altri siti, suggerendo un sistema territoriale complesso e ben organizzato. In parallelo, il team ha effettuato interventi di conservazione delicati ma essenziali: consolidamento delle murature, rinforzo di scale e rilievi in pietra, riempimento delle giunture con una speciale malta d’argilla pensata per rispettare l’autenticità del sito. «È un lavoro pionieristico, un modello per futuri interventi di tutela nell’area», ha affermato il dottor Ricardo Morales Gamarra, a capo della componente di conservazione. Gran Pajatén, protetto da normative ambientali severe, resta inaccessibile al turismo per salvaguardare il suo ecosistema unico. Tuttavia, grazie alle ricostruzioni digitali e alla documentazione raccolta, sarà presto possibile esplorarlo virtualmente.

Luigi Bignami

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