Paul Ingrassia, trent’anni, curriculum da podcaster ultraconservatore e fan dichiarato della legge marziale in salsa trumpiana, è il nuovo capo dell’Office of Special Counsel, l’agenzia federale americana incaricata di difendere i whistleblower e far rispettare l’Hatch Act – quella legge «scomoda» che vieta ai funzionari pubblici di fare campagna elettorale nel tempo libero pagato dai contribuenti. Ingrassia prende il posto di Hampton Dellinger, cacciato a febbraio da Trump e poi riammesso da un tribunale, giusto il tempo di aprire un’inchiesta sui licenziamenti di massa ordinati dall’amministrazione. Inchiesta chiusa ad aprile, con Dellinger di nuovo fuori dai giochi. Nel frattempo, la corte d’appello ha dato ragione alla Casa Bianca: il Procuratore Speciale si nomina, si licenzia e si rimpiazza, quando serve. Trump, che con quell’ufficio ha vecchi conti in sospeso, ora se lo ritrova nelle mani. Ingrassia, insieme alla sorella Olivia, conduceva fino a poco fa «Right on Point», un podcast dai toni apocalittici dove, nel dicembre 2020, invocava via Twitter la legge marziale per ribaltare la vittoria elettorale di Biden. Tra le sue imprese, anche la difesa pubblica dell’influencer Andrew Tate – oggi alle prese con accuse penali in Romania e nel Regno Unito – e una teoria non proprio ortodossa secondo cui Nikki Haley non sarebbe eleggibile alla presidenza. Laureato in legge a Cornell nel 2022, secondo LinkedIn, Ingrassia ha appena ricevuto l’investitura su Truth Social, dove Trump lo definisce «un avvocato, scrittore e costituzionalista molto stimato». Il neo capo dell’ufficio anti-corruzione promette ora di «ripristinare la competenza e l’integrità del potere esecutivo», eliminando «sprechi, frodi e abusi nei luoghi di lavoro federali».
Mino Gaido



