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Dal Giappone arriva il drone che attira e «guida» i fulmini

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
27 de mayo de 2025
in Ecología
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Dal Giappone arriva il drone che attira e «guida» i fulmini
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Sembra fantascienza, ma la compagnia giapponese NTT (Nippon Telegraph and Telephone) ha annunciato l’esistenza di un drone capace di attirare e «guidare» i fulmini. L’idea è quella di usare questo dispositivo volante come parafulmini mobile, in grado di librarsi sulle città durante un temporale e di attrarre le scariche elettriche prima che tocchino terra e producano potenziali danni. Il prototipo, testato in Giappone lo scorso dicembre, avrebbe resistito a un fulmine reale rimanendo in volo, pur riportando lievi segni di fusione sulla scocca. Se confermato da studi indipendenti, il sistema potrebbe proteggere città e infrastrutture da blackout e incendi causati da tempeste elettriche, sempre più frequenti e violente anche a causa del cambiamento climatico. Il test è avvenuto nella prefettura di Shimane, in Giappone, il 13 dicembre 2024. Nelle fasi che precedevano l’arrivo di un temporale, il drone ha raggiunto quota 300 metri portando con sé il capo di un filo conduttivo, collegato a un interruttore posto a terra. Una volta attivato, il sistema ha aumentato il campo elettrico attorno al drone, stimolando una scarica dal cielo. La saetta ha colpito il cavo, che ha guidato la corrente verso il suolo; ma come ha fatto a non abbattere il drone? Semplice: per proteggere l’elettronica interna, il velivolo è stato avvolto in una gabbia di Faraday, capace di schermare la struttura. Secondo l’azienda nipponica, avrebbe potuto sopportare anche sollecitazioni cinque volte più potenti. Quella di attirare le saette non è un’idea del tutto nuova. Recentemente, un gruppo di ricercatori è riuscito a guidare le scariche elettriche utilizzando impulsi laser, una tecnica ipotizzata fin dagli anni ’70. Il principio è lo stesso: fornire un punto privilegiato in cielo dove attirare la scarica, portandola poi lontano da strutture sensibili. Ma se i laser funzionano come «esche», i droni devono anche sopravvivere al colpo. Il vantaggio di quelli giapponesi è quindi duplice: possono attirare i fulmini e, teoricamente, volare via dopo l’impatto. Per questo l’azienda punta a usarli per proteggere antenne, centraline e reti di telecomunicazione in zone ad alto rischio. NTT, però, guarda ancora più in là e sogna un domani in cui le scariche atmosferiche possano diventare una nuova fonte energetica. Ogni minuto, sulla Terra, cadono circa 6.000 fulmini, con una carica capace di fondere metalli o incendiare foreste. Riuscire a catturare questo potenziale e a immetterlo nella rete elettrica sarebbe rivoluzionario. Ma, per ora, è un’ipotesi teorica: le batterie e le tecnologie necessarie per accumulare una simile quantità di energia in così poco tempo non esistono ancora e molti scienziati restano scettici, definendo l’idea «impraticabile» con gli strumenti attuali. Certo, siamo ancora lontani da quanto profetizzato in Ritorno al futuro 2, con la Delorean che sfrutta la forza di un fulmine per poter tornare a viaggiare nel tempo. Ma se oggi un drone può attirare e resistere a una scarica elettrica, forse domani potremmo davvero sfruttare l’energia del cielo, senza bisogno dell’aiuto di «Doc».

Simone Valtieri

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