Un’indagine genomica coordinata dall’Università di Bologna ha documentato un raro caso di «convergenza evolutiva». Nel genoma delle popolazioni sudamericane native dell’altopiano andino di etnia Aymara, Quechua e Uros si sono osservate varianti genetiche che permettono lo sviluppo dell’embrione in condizioni di scarsa presenza di ossigeno ad alta quota, proprio come avviene nelle popolazioni asiatiche dell’Himalaya. Il fenomeno si chiama «convergenza evolutiva», ovvero un adattamento simile che si è evoluto indipendentemente in specie o popolazioni diverse in risposta alle stesse condizioni ambientali, ma non ereditato da un antenato comune. «Per indagare questi adattamenti biologici, abbiamo messo a punto un insieme di analisi basate sul sequenziamento di interi genomi e capaci di identificare varianti genetiche che prese singolarmente avrebbero un modesto impatto funzionale, ma che combinate tra loro concorrono a modificare sensibilmente uno specifico tratto biologico» spiega il professor Marco Sazzini dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio. Gli studiosi volevano capire se gli adattamenti biologici all’alta quota delle popolazioni andine fossero esattamente gli stessi presenti nei popoli himalayani. «Nella specie umana sono stati fino ad ora descritti pochi casi di convergenza evolutiva tra popolazioni che vivono da decine di migliaia di anni in aree geografiche differenti, ma in contesti ecologici molto simili» dice Sazzini. Da questo punto di vista, l’adattamento biologico all’ambiente di alta quota è un caso unico, perché lo stress imposto dalla scarsa capacità dell’organismo di catturare l’ossigeno non può essere minimizzato da adattamenti di tipo culturale e agisce quindi con la stessa intensità su tutti i gruppi umani che vivono a quote comparabili, indipendentemente dalle loro origini e dai contesti geografici e socioculturali in cui vivono. Finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Communications Biology con il titolo «Convergent evolution of complex adaptive traits modulates angiogenesis in high-altitude Andean and Himalayan human populations». La ricerca è stata coordinata da Marco Sazzini, professore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BiGeA) dell’Università di Bologna e afferente al Centro Interdipartimentale Alma Climate. Giulia Ferraretti, dottoranda del corso di dottorato in Scienze della Terra della Vita e dell’Ambiente, ha firmato il lavoro come prima autrice assieme ad Aina Rill, dottoranda dell’Università di Barcellona e Paolo Abondio, post-doc dell’Università di Roma Tor Vergata.
Marilina Castagna



