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Una storia dal mare

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
29 de abril de 2025
in Cultura
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Una storia dal mare
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Gli speaker  di passeggiando tra le note di radio Gds  sono andati a visitare il museo del faro e della radio apertosi a Bari , capoluogo della Puglia e hanno incontrato per voi una persona misteriosa un vecchio farista …..ma lasciamo che  si presenti da solo con il suo racconto di vita :” Salve  mi presento, sono Gaetano Serafino nato a Bari il 17 Luglio 1955,  guardiano del faro dal 1979 al 2022, anno in cui sono andato in pensione. Da quando sono nato mi sembra di vivere un sogno, lo stesso sogno che ho vissuto con la mia famiglia grazie al lavoro di mio padre che mi ha insegnato tanto e mi ha trasmesso la passione per il mare e i fari.
Anche mio padre è stato guardiano del faro dal 1953 al 1987.
Prima di diventare farista è stato un eroe della seconda guerra mondiale. Lui, sottoufficiale della Marina Militare, partecipò a diverse missioni di guerra ricevendo riconoscimenti al valore militare. Nel 1942 si trovò nel pieno della Battaglia di Pantelleria, era a bordo dell’incrociatore Trento quando venne affondato da un sommergile inglese. Dopo diverse ora in acqua venne portato in salvo insieme con 200 superstiti dei 1200 che componevano l’equipaggio. RACCONTAVA “Eravamo nove baresi a bordo e il protettore di Bari ci ha fatto una grazia. In mezzo a tanti morti, noi baresi ci siamo tutti salvati”.

Il 27 dicembre del 1982 ricevette dal Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, l’Onorificenza di Cavaliere al Merito.

Grazie al suo lavoro, io e la mia famiglia, abbiamo avuto la possibilità di girare molti fari.

Dal 1953 al 1955 è stato guardiano del faro di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, in Calabria.
Nel 1955 fu trasferito al Faro Borbonico di Bari fino al 1961 con una nuova destinazione il faro dell’Isola di Sant’Andrea a Gallipoli, in provincia di Lecce. Non solo vivevamo in un faro ma anche su un’isola!
Qui, per la prima volta, sono salito sulla lanterna di un faro. Avevo 6 anni e mio padre, per giocare, mi metteva sull’ottica rotante e mi faceva girare. Mi sentivo importante, pensavo che tutti mi guardassero perché la luce del faro arriva a distanze lontanissime.
Eravamo cinque bambini sull’isola, tutti di età diverse e si istituì la prima scuola elementare pluriclasse in un faro su un’isola in Italia. Il primo anno avevamo una maestra fissa che viveva con noi sull’isola, e concludeva la sua giornata di lavoro tra noi bambini isolati ma felici, tra conigli, granchi e scogli, ma il secondo anno ci fu assegnata una maestra pendolare figlia di pescatori, ed era proprio nei giorni di mare grosso che si gioiva per la lezione che saltava.

Quando era in servizio mio padre, si saliva sulla lanterna 3 volte al giorno: all’accensione, a mezzanotte e la mattina. Bisognava dare la carica come un orologio. Oggi l’ottica gira tramite un motorino elettrico, prima invece girava con un peso-motore.

Nel 1970, mio padre fu trasferito al faro Punta San Cataldo a Bari dove è stato in servizio fino al 1987, anno in cui è andato in pensione e io ho preso il suo posto nello stesso anno.

Prima di arrivare a Bari ho prestato servizio in diversi fari. Sono diventato guardiano del faro o meglio dire, in termini tecnici, assistente tecnico nautico, con regolare concorso nel 1978. Seguirono sei mesi di addestramento a La Spezia, che ebbi il privilegio di svolgerli in compagnia di una delle prime donne fariste della storia, Maria Rita di Loreto.

Successivamente, come prima destinazione, ho prestato servizio al Faro dell’Isola Sant’Eufemia, a Vieste, in provincia di Foggia. Ho lavorato su quest’isola dal 1979 al 1981.
Ricordo sempre, quando il Capodanno del 1979, sono rimasto sull’isolotto per circa una settimana a causa del maltempo. Non potevo tornare sulla terraferma e rimasi senza luce e linea telefonica e il Capodanno l’ho trascorso in compagnia del vento, della salsedine, un piatto di pasta e lenticchie e un bicchiere di vino rosso.

Dal 1981 al 1983 ho lavorato presso l’importante faro Capo Santa Maria di Leuca in provincia di Lecce che separa il Mar Ionio dal Mar Adriatico.
Una sera, mentre era in corso un temporale, un fulmine colpì l’impianto elettrico del faro che rimane spento per diverse ore fino a quando intervenni attivando il fanale di riserva a gas acetilene che era esterno alla lanterna.

Prima di prendere il posto di mio padre a Bari nel 1987, sono stato mandato al faro di San Vito Pugliese a Taranto.

Dal 1987 al 2022 ho prestato servizio presso il faro Punta San Cataldo di Bari.

L’anno di costruzione del faro San Cataldo è il 1869, mi sono sempre chiesto se ci fosse una data esatta del giorno, mese e anno della prima accensione del faro di Bari. Grazie all’aiuto dell’Associazione del Mondo dei fari, e dopo una ricerca storica effettuata presso la Biblioteca Classense di Ravenna, abbiamo scoperto che la data risale al 1°marzo 1871. Questo è stato possibile visionarlo sull’Album dei Fari del 1873.

I fari sono ancora utili oggi? Oggi potremmo dire che chi va per mare con i GPS e GNSS , la funzione dei fari si è un po’ spenta, ma questo non è vero la tecnologia può subire un avaria, un qualsiasi tipo di black-out ed allora  cosa meglio della vista di un faro? Il faro rappresenta un punto di riferimento, una guida capace di parlare un linguaggio silenzioso fatto di luci ed eclissi. Un pescatore mi diceva, il GPS mi dice dove pensa che io mi trovi, il faro mi dice invece dove mi trovo esattamente.

Per me il Faro è stato un luogo di lavoro molto speciale dove ho vissuto da ragazzo, dove ho creato la mia famiglia, dove ho visto crescere i miei due figli. E’ un luogo dove mi ha permesso di conoscermi come persona e anche se sembra strano di conoscere tante persone. Il silenzio è una delle cose che ho apprezzato del vivere in un faro e il suono del vento e il rumore delle onde fanno parte della mia vita.”

Ma oltre a immagini e filmati sul faro vi è una stanza dove si mette in risalto il lavoro di Guglielmo Marconi con la mostra di radio che vanno dal 1910 al 1950 ,

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