Non è ancora stato celebrato il funerale di Papa Francesco e già si profila, con nauseante chiarezza, la scenografia dell’ipocrisia: una processione di capi di Stato e potenti della Terra che, con volti programmati alla contrizione, si accoderanno davanti alle telecamere per esprimere il proprio «cordoglio», come se bastasse indossare il lutto per redimere anni di sordità morale. L’atto non è ancora compiuto e già ne conosciamo il copione, come si conosce da tempo la natura degli attori: essi verranno con fiori bianchi tra le mani, con discorsi cuciti dagli uffici stampa, con occhi bassi e toni gravi, ma nessuno potrà cancellare la loro persistente indifferenza verso ogni parola che il Papa ha pronunciato in vita. Dove erano, questi signori della politica e del capitale, quando Francesco denunciava l’economia dello scarto, la crudeltà delle guerre, l’indecenza delle frontiere chiuse, la devastazione ambientale, la speculazione sulle vite dei più fragili? Erano lì, sì, ma non per ascoltare: erano lì per calcolare. Ignorarono le sue encicliche come si ignorano le preghiere nelle stanze del potere, scelsero il profitto anziché il Vangelo, e oggi si preparano a piangerlo come se fossero stati i suoi discepoli più fedeli. Questa non è tristezza autentica, è strategia comunicativa; non è dolore, è coreografia. E mentre il popolo vero, quello silenzioso e spesso dimenticato, sentirà il vuoto profondo lasciato da un uomo che lottava per la dignità umana, i potenti si affolleranno a Roma per offrire al mondo un ultimo atto di teatro: la messa in scena della loro finta devozione. Le loro parole saranno parole morte per un uomo vivo nella coscienza dei giusti. E quel che celebreranno non sarà il ricordo di un pontefice, ma il funerale della loro stessa coscienza. L’ipocrisia regna quando chi comanda recita la giustizia ma vive l’ingiustizia, quando indossa il lutto e continua ad alimentare il disordine globale. Sappiamo già tutto: li vedremo in prima fila, commossi per convenienza, e li ascolteremo parlare come se le loro mani non fossero macchiate da ciò che il Papa ha sempre denunciato. Ma la storia non li assolverà. Il loro elogio non sarà memoria, ma menzogna. E il loro pianto sarà il suono vuoto dell’etica tradita.
Federico A. Garcia


