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In India scoppiano le proteste dopo l’attentato nel Kashmir: «Basta morti»

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
24 de abril de 2025
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In India scoppiano le proteste dopo l’attentato nel Kashmir: «Basta morti»
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A Srinagar, capoluogo del Kashmir amministrato dall’India, centinaia di persone sono scese in strada per protestare contro l’attentato terroristico che ieri, nella città di Pahalgam, ha provocato 26 vittime. L’attacco, su cui ora le forze di sicurezza indiane stanno indagando, è avvenuto poco fuori città: un commando di quattro uomini armati ha aperto il fuoco contro una comitiva di turisti, radunata in uno spazio aperto per ammirare le alte montagne innevate. La zona è infatti nota come «la piccola Svizzera». Il risultato: il più grave attentato degli ultimi 25 anni nella regione contesa. Tra i morti – tutti uomini – un solo cittadino straniero, di nazionalità nepalese. Esclusa la notizia circolata in un primo momento, secondo cui ci fosse anche un italiano nel gruppo. Circa una ventina invece i feriti. Stamani quindi, a Srinagar i manifestanti si sono dati appuntamento in corteo ed hanno esposto cartelli con su scritto, tra le altre cose, «Questo è un attacco a tutti noi» e «Basta uccisioni», per denunciare la situazione di insicurezza che la popolazione locale vive da decenni. La regione del Kashmir è infatti amministrata in parte dall’India e in parte dal Pakistan, ma entrambi i Paesi ne rivendicano la completa sovranità. Le tensioni per il dominio del Kashmir iniziarono nel 1947, dopo l’indipendenza ottenuta da India e Pakistan dal Regno Unito. Negli anni ’60 del secolo scorso, si inserì nella contesa anche la Cina. Per questa ragione, sono state combattute ben tre guerre, lasciando attive delle milizie locali, che ora sono le principali sospettate. Informato dell’attentato, il governo di Islambad ha inviato un messaggio di «cordoglio e preoccupazione». Il primo ministro Narendra Modi – che ha annullato una missione in Arabia Saudita per seguire gli avvenimenti – ha parlato di «atto atroce», assicurando che i responsabili «ne risponderanno davanti alla giustizia». Omar Abdullah, ministro a capo del territorio del Jammuh e Kashmir, ha evidenziato che quello di ieri è stato «un attacco molto più grande di qualunque azione compiuta negli ultimi anni contro la popolazione civile».L’ultimo attentato risale a giugno 2024, quando nove fedeli induisti morirono dopo che un commando aprì il fuoco contro il pullman in cui stavano viaggiando per andare in pellegrinaggio a Jammuh. L’area è infatti meta per turisti e pellegrini, e tra queste Pahalgam è tra le principali, con migliaia di visitatori ogni anno. Come riferiscono i cronisti locali, l’attacco ha suscitato un esodo di turisti, che hanno preso d’assalto aerei e altri mezzi di trasporto e abbandonato gli alberghi. Ora per i residenti, alla paura per le violenze, si aggiungono i timori per eventuali ripercussioni sull’economia della zona. Nel 2019, il governo del premier Modi è intervenuto per porre fine alla militanza dei ribelli, abrogando lo status autonomo di cui la regione godeva, una mossa confermata anche dalla Corte suprema nel 2023. Da allora, il premier ha sostenuto di aver pacificato la regione, tuttavia secondo Praveen Donthi, analista indiano dell’International Crisis Group, l’ultimo attentato «confuta» questa narrativa. Ad Aljazeera l’esperto ha spiegato che il governo ha, da lun lato, riformato la regione, governandola con «pugno di ferro», e dall’altro, citato l’aumento del turismo per avvalorarne la pacificazione. Tuttavia, «quando i turisti diventano un bersaglio», questo indica «una escalation nel conflitto, dal momento che i gruppi ribelli attaccano solitamente le forze di sicurezza».

Alessandra Fabbretti

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