Nel Sud degli Stati Uniti è in corso un’epidemia di morbillo che ha già provocato oltre 500 contagi accertati, decine di ospedalizzazioni e un decesso. La soluzione (e vale anche per il nostro Paese dove lo scorso anno abbiamo avuto un migliaio di casi di morbillo), sarebbe puntare sulle vaccinazioni: investire in comunicazione per riportare le coperture al di sopra del 95percento raccomandato dall’Oms come soglia necessaria per instaurare un’immunità di gregge. Non tutti sono d’accordo, ovviamente. E quando ad essere scettico è il segretario alla salute gli effetti si fanno sentire rapidamente: nelle scorse settimane, infatti, i medici di diversi ospedali texani hanno osservato un inconsueto aumento di ricoveri per intossicazione da vitamina A, rimedio anti-morbillo raccomandato dall’attuale amministrazione americana, per il quale al contrario dei vaccini esistono scarsissime prove di efficacia (almeno come terapia domiciliare), e di cui è invece relativamente facile abusare, con rischi anche gravi per la salute. Le segnalazioni arrivano da diverse contee texane, come quella di Lubbock, nel Nord-Ovest dello stato, dove i medici del Covenant Children’s Hospital hanno rivelato ai media di aver ricoverato nelle scorse settimane diversi bambini con danni epatici causati da un consumo eccessivo di vitamina A. «Se la popolazione ha l’erronea impressione che ci sia una scelta tra vaccino trivalente e vitamina A il risultato saranno moltissimi casi evitabili di morbillo tra i più piccoli. E è un grosso problema, soprattutto durante un’epidemia», ha dichiarato ai microfoni della Cnn Peter Hotez, co-direttore del Center for Vaccine Development del Texas Children’s Hospital. «Inoltre ci si trova ad avere a che fare con un medicinale non regolamentato in termini di dosi di somministrazione e tossicità». Tra i principali promotori della vitamina A come terapia e come forma di prevenzione per il morbillo c’è l’attuale segretario alla salute americano, Robert Kennedy Jr., che nelle scorse settimane ha consigliato pubblicamente in più occasioni l’utilizzo di olio di fegato di merluzzo (un integratore ricco di vitamina A) per contrastare le carenze alimentari che peggiorerebbero l’esito delle infezioni. Sconsigliando, di contro, il ricorso alla vaccinazione, che è invece l’unica forma di prevenzione scientificamente provata nei confronti della malattia: con la seconda dose di vaccino si arriva a ridurre del 97 percento il rischio di infezione. Evidentemente, fin troppi genitori hanno preso per buone le parole del segretario della difesa. Inconsapevoli dei pericoli che può porre l’utilizzo eccessivo di integratori di vitamina A nei più piccoli: questo composto liposolubile può accumularsi nell’organismo, e in caso di assunzione prolungata arriva a provocare disturbi come pelle secca, visione offuscata, problemi ossei e tossicità epatica. La vitamina A può essere effettivamente utilizzata in ambito ospedaliero per il trattamento di alcuni pazienti con forme gravi di morbillo. Ma il suo utilizzo casalingo è ritenuto inutile dagli esperti – sia per la prevenzione che per la terapia del morbillo – e pericoloso, proprio per i problemi di sovradosaggio involontario che hanno causato i ricoveri tra i bambini texani. «Il recupero per i pazienti con tossicità acuta è solitamente molto rapido quando viene sospesa l’assunzione di vitamina A», ha spiegato alla Cnn il pediatra texano Lesley Motheral. «Purtroppo, però, alcuni dei problemi più gravi causati da queste intossicazioni non sono sempre reversibili».
Simone Valesini



