Val Kilmer non c’è più. Alto, contorno degli occhi affilato e magnetismo vichingo – retaggio forse delle discendenze svedesi della madre Gladys e nordeuropee del padre Eugene Dorris – negli anni Ottanta è stato una delle icone più rappresentative di Hollywood. Top Gun, The Doors, Batman Forever, certo. Ma anche Heat – La sfida, Cuore di tuono, Tombstone. Oggi però Kilmer non c’è più, scomparso il 1° aprile 2025 a causa di una polmonite, ha dichiarato la figlia Mercedes Kilmer come riferito da The New York Times. Aveva 65 anni e dal 2014 ha combattuto con un cancro alla gola che lo aveva privato della voce ma dal quale era riuscito a riprendersi. Kilmer, anti-star che dopo l’enorme successo ha vissuto lontano dai riflettori cercando rifugio in un immenso ranch in New Mexico (successivamente ridimensionato) ha iniziato il suo percorso sui palchi teatrali. Nacque a Los Angeles il 31 dicembre 1959 e si formò alla rinomata Juilliard School di New York, di cui è stato uno degli studenti più giovani mai ammessi, dopo aver condiviso i banchi delle superiori con Kevin Spacey e con l’attrice e cantautrice Mare Winningham. All’inizio della sua carriera da attore, Kilmer fa un po’ di pubblicità e il primo lavoro vero e proprio fuori dal teatro risale al 1983 in un episodio del programma televisivo ABC Afterschool Special, uno spettacolo educativo, nel quale appare anche una giovane Michelle Pfeiffer. Le prime luci della ribalta arrivano l’anno seguente, quando viene scelto come protagonista della commedia d’azione Top Secret!, dove interpreta un rocker che viaggia nella Germania dell’Est nel tentativo di riunificare il Paese con le sue canzoni, che Kilmer canta davvero nel film. Un’esperienza che gli tornerà di certo utile. Tempo dopo, nel 1991, Oliver Stone lo sceglie infatti per interpretare Jim Morrison in The Doors, film a lungo rimandato e per il quale Kilmer si cimenta in una preparazione maniacale. Si veste e si comporta come il cantante per mesi e mesi, prima di dar anima e corpo a un personaggio capace di ipnotizzare con la sua performance sensuale e la sua voce quasi identica a quella del vero Morrison persino gli ex membri della band. Nel mezzo, però, Kilmer si conquista lo status di astro nascente di Hollywood affiancando nel 1986 Tom Cruise nel Top Gun di Tony Scott, grandissimo successo commerciale ad alto coefficiente di testosterone. Un ruolo che lo proietta anche in Willow (1988) di Ron Howard e poi in opere quale il neo western Cuore di tuono (1992) di Michael Apted, in cui è un giovane agente dell’FBI che investiga in una riserva nativa, e nel western vero e proprio Tombstone (1993) di George P. Cosmatos. Sempre nel 1993 ha una piccola ma indimenticabile parte in stile Elvis in Una vita al massimo, sempre di Tony Scott su sceneggiatura di Quentin Tarantino. Ma il 1995 è l’anno in cui Kilmer sceglie di vestire il mantello di Batman, lasciato in disuso da Michael Keaton dopo che l’attore rifiutò di tornare una terza volta nei panni dell’uomo pipistrello a causa di divergenze creative. Qualche tempo prima Joel Schumacher, futuro regista di Batman Forever, vide Tombstone e rimase impressionato da Kilmer, che venne allora ingaggiato come nuovo Bruce Wayne. Il film è un successo commerciale, anche se riceve opinioni tiepide da parte della critica. Kilmer, ai tempi notoriamente spigoloso e non sempre affabile, scelse di non proseguire nelle vesti di Batman, che passarono allora a George Clooney, probabilmente anche a causa di un rapporto turbolento proprio con Schumacher. Il 1995 è però l’anno in cui Kilmer partecipa anche a uno dei film più grandi e importanti dello scorso secolo, Heat – La sfida di Michael Mann. Un neo noir tesissimo, ambientato in una Los Angeles che è una goduria per gli occhi e una palpitazione per il petto, in cui condivide la scena con due star leggendarie come Robert De Niro e Al Pacino. Il 1996 è poi un altro anno pieno, in cui recita al fianco di Marlon Brando nel poco apprezzato e soprattutto travagliato L’isola perduta di John Frankenheimer, produzione zeppa di tensioni sul set, e di Michael Douglas ne Gli spiriti delle tenebre di Stephen Hopinks. In chiusura dei Novanta figurano allora anche il meno pretenzioso film action Il santo di Philip Noyce, ottimo successo al botteghino, e Il principe d’Egitto, in cui doppia Mosè. Negli anni Duemila il rinomato carattere difficile dentro e fuori dai set inizia ad accorciargli precocemente la carriera e a mettere a dura prova la benevolenza dell’industria cinematografica statunitense. Nel 2002 appare nel thriller Salton Sea – Incubi e menzogne di D.J. Caruso, nel cui protagonista Kilmer confessa di aver trascinato l’elaborazione di una perdita che l’ha accompagnato per gran parte della sua vita, quella del fratello più piccolo Wesley, affogato in piscina nel 1977. Nel 2004 lavora ancora con Oliver Stone nel kolossal Alexander e viene scelto da David Mamet per il suo Spartan. Ma nel frattempo iniziano ad affastellarsi nel suo percorso anche molte produzioni piccole e indipendenti, in un lento discendere nei piani sotterranei di Hollywood con pellicole di scarsa rilevanza e spesso destinate a una distribuzione direttamente in home video. Recita nel 2005 con Robert Downey Jr. – il quale disse che all’iniziò non sopportava Kilmer, salvo poi diventarne amico – in Kiss Kiss Bang Bang di Shane Black, e poi riesce a collaborare con un autore come Werner Herzog nel Cattivo tenente – Ultima chiamata a New Orleans nel 2009. Nel 2011 strappa un’altra soddisfazione lavorando per la prima volta con il suo amico Francis Ford Coppola che dopo il rifiuto di Kilmer di recitare ne I ragazzi della 56esima strada del 1983, lo sceglie come protagonista per il bistrattato Twixt, uno dei film più scomposti del regista, eppure uno dei suoi più intimi, elaborazione cinematografica a distanza di decenni della perdita del figlio Gian Carlo. Sempre negli anni Dieci, Kilmer inizia a portare in scena Citizen Twain per gli Stati Uniti, una rappresentazione teatrale scritta e preparata per molto tempo e incentrata su Mark Twain, fissazione di lungo corso dell’attore. Ancora Twain si ritrova a interpretare in un film del 2014, Tom Sawyer & Huckleberry Finn di Jo Kastner. Nel 2021, a quarant’anni dall’inizio della sua carriera, arriva Val di Leo Scott e Ting Poo, film documentario raccontato attraverso numerosi materiali d’archivio e narrato dal figlio dell’attore Jack Kilmer, presentato al Festival di Cannes e vincitore di diversi premi, tra cui un Critic Choice per il miglior documentario storico o biografico. L’ultima apparizione cinematografica risale invece all’anno successivo, il 2022, con un breve e commovente cameo in Top Gun: Maverick di Joseph Kosinski, in cui Kilmer torna di nuovo al fianco di Tom Cruise nei panni di un affaticato ammiraglio Iceman. Un omaggio che chiude una vita riportandola indietro, lì dove tutto è cominciato.
Alessio Zuccari


