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Così Meloni finanzia le guerre di Putin: è boom di gas dalla Russia

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
28 de marzo de 2025
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Così Meloni finanzia le guerre di Putin: è boom di gas dalla Russia
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Con la guerra in Ucraina non doveva più arrivare gas dalla Russia. In realtà, nell’ultimo anno è aumentato e l’Italia è il Paese che ne ha importato di più. Le quantità non sono paragonabili al passato ma, di fatto, l’Europa ha finanziato la guerra di Vladimir Putin con decine di miliardi di euro in combustibili fossili. Oltre il paradosso, ci sono rischi nel futuro immediato perché si sta passando da una dipendenza, quella russa, a un’altra: quella americana. L’alternativa a Putin è Donald Trump.  Il gas russo non ha mai smesso di raggiungere l’Italia. Per anni la Russia è stato il primo fornitore di gas, ma da quando è iniziata la guerra in Ucraina ne è arrivato sempre meno e le importazioni italiane hanno virato su altro: Algeria e Gnl – il gas naturale liquefatto -, dagli Stati Uniti su tutti. Tuttavia, nell’ultimo anno le quantità di gas russo sono aumentate.  Secondo l’ultimo report del think tank Ember, l’Italia è il paese che nel 2024 e nell’Unione Europea ha importato più gas dalla Russia: oltre 6 miliardi di metri cubi, più di 4 rispetto al 2023. Secondo le elaborazioni, corrispondono a circa il 9 per cento del nostro fabbisogno annuo.  In generale, nel 2024 i Paesi Ue hanno aumentato le importazioni di gas russo del 18 per cento. Eppure, la domanda di gas non era cresciuta, anzi. E i ricercatori di Ember affermano che anche nel 2025 le importazioni continuano a crescere: l’obiettivo dichiarato di eliminare il gas russo entro il 2027 è a rischio. Questi numeri si sono tradotti in fondi preziosi per Putin: secondo le elaborazioni del centro di ricerca Crea, in totale, le importazioni di combustibili fossili russi da parte dell’Ue hanno raggiunto i 21,9 miliardi di euro nel 2024, superando i 18,7 miliardi di aiuti finanziari forniti all’Ucraina. La maggior parte del gas russo arrivato nel continente europeo è gas naturale liquefatto, nonostante le sanzioni. La tendenza si conferma nel 2025. L’uso della flotta «ombra» russa «è sempre più diffusa», si legge nel rapporto Ember, e consente al gas russo di entrare nei mercati europei aggirando le restrizioni. L’esempio lampante è quello tedesco: nonostante il divieto imposto dalla Germania di importare dalla Russia, il Gnl russo è arrivato ugualmente ma transitando per altri porti europei. Anche le importazioni tramite gasdotto continuano, nonostante la fine dei flussi attraverso l’Ucraina: il merito è del Turkstream, gasdotto che porta il gas dalla Russia in Europa tramite la Turchia.

La nuova dipendenza: il gas di Donald Trump

Il gas naturale liquefatto è sempre più centrale nelle forniture italiane ed europee. Per questo l’Italia ha potenziato i rigassificatori esistenti, ne ha costruiti di nuovi e ha programmato di averne altri in futuro. Il principale fornitore sono gli Stati Uniti: in pochi anni, da marginale che era, la presenza statunitense nel mercato è cresciuta a dismisura. Ma tra dazi e potenziali ricatti gli scenari del 2025 restano incerti. Per Ember la nuova realtà energetica dell’Ue è «imprevedibile». Le conseguenze sono tutte per le bollette dei consumatori e l’industria: «spostare» la dipendenza dal gasdotto russo alle navi statunitensi che trasportano Gnl espone a «imprevedibili shock dei prezzi e all’instabilità dei fornitori». In più, vengono compromessi gli obiettivi della transizione energetica verso le fonti rinnovabili. Eppure, l’ondata di Gnl in arrivo dagli Usa e la proliferazione degli impianti per accoglierlo non sembra giustificata: secondo le previsioni degli analisti ce ne sarà sempre meno bisogno. Potremmo così ritrovarci con infrastrutture costose e inutili. Per Ember, l’Ue è ora «completamente esposta alle dinamiche globali di domanda e offerta di Gnl e in competizione con i mercati asiatici». In questa situazione bisognerà trattare con Donald Trump: il cambiamento nelle relazioni è già evidente e, per Ember, «affidarsi agli Stati Uniti come principale fornitore di gas presenta rischi importanti per la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi». A questo si aggiunge l’impatto sull’ambiente: le emissioni del Gnl sono paragonabili a quelle del carbone e proprio quando l’Ue si trova in una fase di transizione verso le rinnovabili rischia di sostituire un combustibile fossile costoso e inquinante con un altro.

Cesare Treccarichi

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