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Home Fabio Porta

PORTA (PD): L’ABOLIZIONE DELL’INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE PER I RIMPATRIATI È UN ATTO POLITICO INGIUSTO E DANNOSO

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
24 de marzo de 2025
in Fabio Porta, Italia, Política
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PORTA (PD) A SANTIAGO PER LA CONVENTION MONDIALE DI «ALLEANZA PROGRESSISTA»
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Cancellare con un colpo di spugna e solo per fare cassa una legge in vigore dal 1975 che ha sempre garantito un breve sostegno economico a favore dei lavoratori italiani rimpatriati dopo aver perso il posto di lavoro all’estero è un atto politico ottuso e ingiusto. 

Lo ha fatto questo Governo con la Legge di Bilancio per il 2025 ed è perciò che ho presentato una interrogazione al Ministro del Lavoro chiedendo motivazioni e chiarimenti.

La legge abrogata (la n.402/1975) prevedeva che in caso di disoccupazione derivante da licenziamento ovvero da mancato rinnovo del contratto di lavoro stagionale da parte del datore di lavoro all’estero, i lavoratori italiani rimpatriati (compresi i frontalieri) sia da Stati non convenzionati che da Stati comunitari o convenzionati in base ad accordi e convenzioni bilaterali avessero diritto al trattamento ordinario di disoccupazione per un periodo di 180 giorni, detratti eventuali periodi indennizzati in base ad accordi internazionali, e che per lo stesso periodo avessero diritto agli assegni familiari ed all’assistenza sanitaria per sé e per i familiari a carico. 

Ho ricordato al Governo che l’indennità di disoccupazione per i lavoratori rimpatriati era una misura essenziale di sostegno del reddito sotto forma di prestazione economica per i cittadini italiani che dopo aver lavorato all’estero rimanevano disoccupati involontariamente e rientravano in Italia. Nell’interrogazione ho evidenziato che si trattava dell’unica misura di sostegno economico prevista dalla legislazione italiana a favore delle migliaia di emigrati italiani che rimpatriano e si trovano in una situazione di disagio economico e di difficoltà occupazionale perchè né l’assegno di inclusione né il supporto per la formazione e il lavoro – i nuovi strumenti post Reddito di cittadinanza – sono accessibili agli italiani che rientrano in quanto i connazionali che rientrano sono sprovvisti del requisito di residenza richiesto dalla legge e cioè dei due anni di residenza continuativa in Italia nel periodo immediatamente precedente la presentazione della domanda avendo in questo periodo vissuto all’estero. 

Ho chiesto quindi al Ministro del Lavoro di spiegare i motivi per cui sia stata abolita una misura fondamentale di tutela e di sostegno economico per decine di migliaia di lavoratori italiani operanti all’estero i quali ogni anno rimpatriano in seguito alla perdita del loro posto di lavoro (e non possono usufruire di misure nazionali di contrasto alla povertà, alla fragilità e all’esclusione sociale delle fasce deboli). Ho inoltre sollecitato il Governo a prevedere, perchè utile e opportuno, strumenti di sostegno alternativi all’abrogata indennità di disoccupazione per i lavoratori italiani rimpatriati che possano garantire loro e alle loro famiglie, ancorché per un breve periodo nella speranza e in attesa di un reinserimento nel mercato del lavoro, un reddito minimo di sopravvivenza. Ho tuttavia forrti dubbi che il Governo risponda perché in questa legislatura ha dimostrato con l’introduzione di numerose misure penalizzanti per i nostri connazionali di ignorare del tutto diritti e interessi del mondo dell’emigrazione italiana. Staremo a vedere.

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