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Il vertice Ue vota il riarmo, ma il piano parte in salita

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
22 de marzo de 2025
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Il vertice Ue vota il riarmo, ma il piano parte in salita
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Il Libro Bianco sulla difesa ha un nome che dice tutto, ‘Prontezza 2030’«. Lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen rispondendo a una domanda se il nome ReArm Europe verrà modificato come chiedono Spagna e Italia. «Il piano prevede di finanziare anche le infrastrutture, la mobilità militare, il cyber, elementi sulla comunicazione, ha un approccio più ampio», ha sottolineato. Il Consiglio europeo ha adottato le conclusioni su competitività, migrazioni e difesa. A quanto si apprende da fonti Ue, a cena i leader stanno discutendo del Quadro finanziario pluriennale, ultimo capitolo della riunione. «Il gioco inizia adesso». La Commissione Europea ha presentato il piano sulla difesa – il Libro Bianco con ‘l’orizzonte 2030’, da una parte, e il ReArm Europe dall’altra – e i 27, per la prima volta, ne possono discutere in modo organico con le carte sul tavolo. Le posizioni d’ingresso però sono diverse, a volte divergenti. Ecco perché il negoziato – al di là delle conclusioni formali del vertice – non può che entrare nel vivo da oggi in poi. L’esecutivo blustellato, come si nota nelle salette del Justus Lipsius, fotografa la «situazione attuale». I leader però devono ora prendere scelte pratiche — e di solito è quando spuntano i problemi veri nell’Ue. Partiamo da ciò che unisce. Nelle bozze di conclusione i 27 – già perché sul tema anche l’Ungheria di Viktor Orban è nella partita – invitano «ad accelerare i lavori su tutti i fronti per aumentare in modo decisivo la prontezza di difesa dell’Europa entro i prossimi cinque anni». Parole definite molto nette rispetto agli standard. I leader chiedono poi «al Consiglio e ai co-legislatori di portare avanti rapidamente i lavori sulle recenti proposte della Commissione» e ad «avviare con urgenza l’attuazione delle azioni individuate» nello scorso vertice del 6 marzo nel campo dei settori militari di principale interesse e a «proseguire sulle relative opzioni di finanziamento». Ed è una formulazione sufficientemente ampia per permettere alle capitali di non inciampare al primo valzer. «Non si prevede una discussione approfondita delle proposte della Commissione», spiega una fonte europea. La roadmap, infatti, prevede di chiudere al Consiglio Europeo di giugno, fissato in calendario subito dopo al summit della Nato in Olanda, dove gli alleati saranno chiamati ad aumentare i target di spesa – si parla di almeno il 3% – sotto l’impulso energico di Donald Trump. Certo, tre mesi sono un orizzonte molto esteso e alcune tappe previste dal ReArm Europe (ad esempio l’attivazione delle deroghe al Patto di stabilità sulle spese in sicurezza) dovrebbero avvenire ben prima. «Siamo consapevoli che ormai ci sono delle aspettative, dopo una sfilza d’incontri, e devono essere gestite, perché non possiamo inventarci ogni volta una formula nuova», confida un diplomatico. La realtà è che non c’è, al momento, una lista chiara di chi attiverà per certo la clausola e chi no, solo indizi (la Germania senz’altro, l’Olanda forse no, i Paesi ad alto debito come Italia e Francia sono sul «chi va là»). L’altro aspetto spinoso è la norma sul ‘buy European’, fortemente voluto dalla Francia per dare impulso all’industria blustellata. Pure qui, le posizioni sono articolate, fra chi vorrebbe una catena del valore più aperta, che magari includa anche gli Usa, dopo aver avuto accesso al fondo da 150 miliardi – battezzato Safe – ideato per incoraggiare gli appalti congiunti, specie sui grandi progetti d’interesse collettivo come la difesa aerea, i missili a lungo raggio, gli aerei cargo, il cyber o lo spazio. A cornice generale, il grande tema dei finanziamenti col derby tra favorevoli agli eurobond e i contrari. Ora non c’è nulla sul debito comune ma, si puntualizza, il piano sulla difesa presentato ai leader da Ursula von der Leyen è da intendersi come «un primo passo». «Paesi che hanno resistito per decenni hanno completamente cambiato posizione, oggi c’è un consenso molto largo al Parlamento Ue e lo testeremo anche sulle spese della difesa: nulla sia fuori dal tavolo», ha detto ad esempio la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, parlando degli Eurobond. «Per l’Europa sono giorni decisivi», le ha fatto eco von der Leyen.

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