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Agricoltura, De Carlo (FdI): Cambio di prospettiva europea ora porti anche ad azioni pratiche

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
21 de marzo de 2025
in Agricultura, Economía
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Agricoltura, De Carlo (FdI): Cambio di prospettiva europea ora porti anche ad azioni pratiche
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Si è aperto questa mattina a Piacenza il Festival dell’Agricoltura, organizzato da Gruppo Libertà e Università Cattolica. Ad aprire i lavori, il panel che ha puntato il focus su ricerca e sviluppo in agricoltura e che ha visto protagonista il presidente della IX Commissione Senato – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo: «È innegabile che la visione e la politica del Governo Meloni sull’agricoltura ha influenzato la nuova prospettiva dell’Europa sul comparto, visto non più come grande inquinatore ma come custode del territorio e produttore di beni alimentari indispensabili; è altrettanto innegabile però che a questo cambio di visione europeo devono far seguito anche azioni pratiche. Fiducia e vigile attesa devono essere il mantra in questo momento».

Sulla Commissione Europea insediata da qualche mese, «abbiamo visto i primi cambiamenti rispetto a quando si è insediato il Governo Meloni: ricordiamo tutti le politiche ideologiche di Frans Timmermans, poi sonoramente bocciato dai suoi stessi elettori in Olanda, o la proposta del Nutriscore, il semaforo che voleva stoppare le nostre eccellenze per favorire i cibi studiati e prodotti in laboratorio. Oggi l’Unione Europea ha capito che quella linea avrebbe portato allo schianto, ma se non utilizziamo le risorse per tornare a produrre anziché voler trasformare gli agricoltori in giardinieri, se non investiamo in ricerca per una riduzione dell’uso degli agrofarmaci dopo che già i nostri agricoltori in tre anni ne hanno ridotto l’uso del 12,5%, continuerà a vincere l’ambientalismo da salotto che con i suoi no continui e aprioristici tanto male ha fatto alla Nazione e al continente. Riportiamo la chiesa al centro del villaggio, con una corretta comunicazione dell’agricoltura e degli agricoltori».

Dalla politica europea ai cambiamenti climatici: «Sono evidenti, e il nostro approccio non può essere quello di considerarcene estranei o di colpevolizzare l’agricoltura; quello che contraddistingue l’uomo è la sua capacità di adattamento grazie allo studio, alla ricerca, all’innovazione, ed è su queste che dobbiamo puntare. Serve un grande patto tra agricoltori, scienza e consumatore: senza questo accordo, continueremo a vivere in un mondo di fake news e di tuttologi che si improvvisano scienziati molto spesso senza nemmeno sapere di cosa si sta parlando. Dobbiamo andare oltre l’ideologia, quella che ad esempio continua ad ostacolare la produzione di agroenergia e quindi la chiusura del cerchio produttivo con la neutralità climatica; noi abbiamo contrastato queste ideologie anche con la lotta alla carne sintetica, in nome di principi di precauzione e sicurezza ma anche, ancora una volta, a tutela degli allevamenti bersagliati dalle fake news che li dipingono come grandi inquinatori».

Spazio poi al motto «produrre di più e meglio»: «La qualità dei prodotti italiani è indiscutibile, lo dimostrano i 120 miliardi di euro di valore dell’italian sounding nel mondo. Dobbiamo sfamare una popolazione in crescita e anche l’Europa ora finalmente segue la strada della sovranità alimentare; non dobbiamo accontentarci di sfamare tutti, ma dobbiamo farlo – seguendo le indicazioni della FAO – migliorando la qualità del cibo prodotto e, aggiungo io, coniugando sostenibilità ambientale con quelle – indispensabili – sociale ed economica».

Inevitabile quindi la difesa della tradizione: «Non si possono spezzare i legami tra terra, cibo e consumatori per produrre alimenti in qualche laboratorio chissà dove; non si possono cancellare secoli di saperi e sapori per omologare i gusti. Non possiamo e non vogliamo lavorare sulla standardizzazione; la nostra ricchezza è la filiera, che deve dare il giusto ruolo e riconoscimento al vero protagonista, il produttore».

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