«È un’ora buia»: mai parole più azzeccate per descrivere il momento, quello dell’annuncio dei dazi al 25% all’Unione europea da parte del presidente degli Usa Donald Trump. E a parlare di ora buia è stato, non a caso, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, appena diffusa la notizia arrivata da oltreoceano. Non solo: all’annuncio dei dazi, Trump, nel corso del primo consiglio dei ministri del suo governo, ha rincarato la dose, specificando che «l’Ue è nata per truffare gli Stati Uniti». Trump non ha dato- ancora- termini temporali, né fatto specifiche su Paesi, ma ha annunciato che i prodotti europei saranno «presto» soggetti a dazi del 25%. «Abbiamo preso la decisione, e la annunceremo a breve, che sarà del 25%». Ha giusto aggiunto che i sovrapprezzi contro la Ue «riguarderanno le auto e altre cose». Dal canto suo, da Bruxelles si sono alzate voci di risposta e contrarietà unanimi. L’esecutivo della Commissione europea, tramite il portavoce Olof Gill ha sottolineato la ferma volontà di «proteggere le aziende, i lavoratori e i consumatori europei dai dazi ingiustificati». E ancora: «Le barriere al commercio equo e solidale sono ingiustificate, soprattutto tra partner commerciali. L’Europa reagirà immediatamente e con fermezza», ha scritto Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega all’Industria, in un post su X, a seguito dell’annuncio del presidente americano Donald Trump di dazi al 25% nell’Unione europea. All’attacco di Trump, che ha definito l’Unione europea come «nata per ingannare gli Stati Uniti», il premier polacco Donald Tusk – alla presidenza di turno del Consiglio Ue – ha ribattuto con un post su X: «L’Unione europea non è stata creata per fregare nessuno ma, al contrario, per mantenere la pace, costruire rispetto tra le nostre nazioni, creare un commercio libero ed equo e per rafforzare l’amicizia transatlantica». Anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in visita negli Stati Uniti, ha ribadito l’intenzione di reagire contro le ingiustificate barriere al commercio libero: «Non vogliamo fregare nessuno; l’atteggiamento win-win sarà sempre il nostro approccio preferito, ma siamo pronti a tutto». Intanto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in visita in India, si prepara agli incontri con nuovi possibili alleati commerciali in Asia, dichiarando con un post su X che «in un’epoca di conflitti e di intensa competizione è necessario avere amici fidati». Secondo Von der Leyen, per l’Europa l’India è un amico e un alleato strategico. «È saltato un paradigma: serve coraggio e serve agire subito con una visione di lungo termine. L’Europa deve mettere al centro la competitività del sistema industriale e quindi la crescita sociale»: Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ribadisce così, all’indomani dell’annuncio dei dazi all’Ue da parte dell’amministrazine Trump, la necessità di agire. «La preoccupazione è innegabile. È un cambio di paradigma impensabile e tutti noi imprenditori europei confidavamo che non accadesse. Abbiamo solo una possibilità: cambiare subito con misure straordinarie per un momento straordinario», commenta Orsini, che oggi ha ospitato al Consiglio Generale, il Presidente di BusinessEurope, Fredrik Persson. Il numero uno di Confindustria conclude: «Chiediamo alle forze politiche e alle parti sociali un patto bipartisan per il Paese e per l’Europa. USA, Cina, India, si sono date una visione e la perseguono. Serve che l’Europa faccia lo stesso, subito». «Dal presidente Trump arrivano decisioni che se applicate metterebbero nel giro di 24 ore in ginocchio imprese, lavoratori e a cascata tutta l’economia italiana». Lo dice Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, unendosi al «grido d’allarme lanciato dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini e gli interventi dei colleghi durante il Consiglio generale di oggi», che «rappresentano la voce di tutta l’industria italiana».
Con l’introduzione dei dazi del 25% sulle esportazioni agroalimentari Made in Italy negli Usa, Coldiretti stima una stangata fino a 2 miliardi di euro, con un sicuro calo delle vendite. «L’imposizione di dazi sulle nostre esportazioni aprirebbe ovviamente uno scenario preoccupante, tanto più in considerazione dell’importanza che il mercato statunitense ha per le nostre produzioni agroalimentari e non solo», rileva anche il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Negli Usa l’agroalimentare italiano è cresciuto in valore del 17% contro un calo del 3,6% dell’export generale, confermando ancora una volta che «il cibo italiano è un simbolo dell’economia del Paese», aggiunge. Per questo «crediamo che debbano essere messe in campo tutte le necessarie azioni diplomatiche per scongiurare una guerra commerciale- incalza Prandini- che danneggerebbe cittadini e imprese europee e americane».
Filippo Ravizza



