Lewis Hamilton in abito bianco, in piedi. Dietro, in leggero chiaro scuro uno stallone nero di nome Aroma impenna come il cavallino rampante. L’aggettivo è «iconico», una volta tanto non abusato. E’ la copertina del prossimo numero di Time. Il titolo è «Horse Power». E lui, il sette volte campione del mondo che sta esordendo in questi giorni sulla Ferrari offuscando tutto il circus con la sua sola presenza (L’Equipe lo spiega meglio di tutti), nella lunghissima intervista a corredo ci tiene a sottolineare il suo brand «unico». Dice che «accoglie con favore la negatività» dei «vecchi uomini bianchi», tipo Bernie Ecclestone ed Eddie Jordan che avevano criticato il suo passaggio alla Rossa. E dice che nessuno avrebbe potuto mettersi nei suoi panni poiché non c’è mai stato nessuno come lui. «Non paragonarmi mai a nessun altro. Sono il primo e unico pilota di colore che abbia mai praticato questo sport. Sono fatto in modo diverso. Ho vissuto tante cose. Ho avuto il mio percorso. Non puoi paragonarmi a un altro pilota di Formula Uno quarantenne, passato o presente, nella storia. Perché non sono per niente come me. Sono affamato, motivato, non ho moglie e figli. Sono concentrato su una cosa sola, vincere. Questa è la mia priorità numero 1″. «Non rispondo mai, mai a nessuno degli uomini bianchi più anziani che hanno commentato la mia carriera e cosa pensano che dovrei fare. Il modo in cui ti presenti, come ti presenti, come ti comporti lentamente dissipa tutto questo». «Il vecchio è uno stato mentale», dice Hamilton. «Certo che il tuo corpo invecchia. Ma io non sarò mai un vecchio».
Mario Piccirillo



